Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17180 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. I, 16/06/2021, (ud. 08/10/2020, dep. 16/06/2021), n.17180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SANGIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16324/2019 R.G. proposto da:

R.M., rappresentato e difeso giusta delega in atti

dall’avv. Rosella Pitrone (PEC pitrone.rosella.pec.it);

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimato –

Avverso la sentenza della Corte d’ Appello di Milano n. 4824/2018

depositata il 08/11/2018 e non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

08/10/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra la Corte d’appello ha respinto l’appello del ricorrente confermando la pronuncia di prime cure;

– avverso la sentenza di seconde cure si propone ricorso per Cassazione R.M. con atto affidato a tre motivi; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– il primo motivo di ricorso censura la sentenza impugnata per violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 111 Cost., del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35,D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19; dell’art. 115 c.p.c., del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 comma 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 per non avere la Corte di merito nè acquisito idonee ed aggiornate informazioni sulle condizioni socio-economiche e di sicurezza del paese di origine del richiedente nè adeguatamente valutato, ai fini del riconoscimento della protezione “umanitaria” l’alto grado di integrazione del richiedente;

– il secondo motivo di ricorso si incentra sulla violazione o falsa applicazione di norme di diritto, e sulla violazione dell’art. 111 Cost., dell’art. 6CEDU e dell’art. 101 c.p.c. per avere fondato la propria decisione su C.O.I. (country of origin information), vale a dire informazioni sul paese di origine del richiedente, non specificate quanto alla fonte e alla collocazione temporale nè note alle parti;

– i due motivi possono trattarsi congiuntamente, e sono fondati nei termini che seguono;

– è costante la giurisprudenza di questa Corte, alla quale il Collegio intende dare continuità, secondo la quale (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 13897 del 22/05/2019; conf. Sez. 3, Ordinanza n. 8819 del 12/05/2020; Sez. 2, Ordinanza n. 9230 del 20/05/2020) nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni sociopolitiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente;

– specificamente, si è precisato (Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 11312 del 26/04/2019) che ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato determinativa di minaccia grave alla vita o alla persona), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente. Al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto;

– la sentenza gravata, sotto questo profilo, ha quindi reso motivazione apparente; essa si limita a osservare che “come emerge dalle fonti maggiormente accreditate, infatti, il Pakistan pur mostrando criticità comuni all’area sub-indiana, non può dirsi interamente caratterizzato da una situazione configurabile come conflitto armato…” senza minimamente indicare, nè riportate nè riassumere quanto al loro contenuto le fonti normative di cui all’esordio dalle quali si è tratta tale indicazione;

conseguentemente, vanno accolti il primo e il secondo motivo di ricorso; il terzo motivo, attinente (Ndr: testo originale non comprensibile) alla luce della decisione sui motivi che precedono è assorbito;

– la sentenza è quindi cassata con rinvio al giudice dell’appello, per nuovo esame.

P.Q.M.

accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che statuirà anche quanto alle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 8 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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