Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17165 del 10/08/2011

Cassazione civile sez. lav., 10/08/2011, (ud. 23/06/2011, dep. 10/08/2011), n.17165

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato ANGELOZZI GIOVANNI, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, PULLI CLEMENTINA, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5066/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 24/10/2006 R.G.N. 8687/02;

udita la relazione della causa scolta nella pubblica udienza del

23/06/2011 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato ANGELOZZI GIOVANNI;

udito l’Avvocato CALIULO LUIGI per delega PULLI CLEMENTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio che ha concluso per improcedibilità, in subordine

rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza del 24 ottobre 2006, la Corte d’Appello di Roma respingeva il gravame svolto da F.P. contro la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda volta ad ottenere l’attribuzione dell’assegno di invalidità L. n. 222 del 1984, ex art. 1 in relazione alla domanda amministrativa del 18 dicembre 1997.

2. La Corte territoriale ha recepito le conclusioni del consulente tecnico nominato nel giudizio d’appello, secondo cui le patologie riscontrate nella F. – ipertensione arteriosa con retinopatia di 2; diabete mellito ben compensato; tiroidite cronica; lieve insufficienza mitralica; spondilo artrosi diffusa; in soggetto con diminuzione del tono dell’umore svolgente attività lavorativa di bracciante agricola – determinavano soltanto una modesta alterazione disfunzionale.

3. Il giudice del gravame ha ritenuto tali valutazioni tecniche immuni da vizi logici, condivisibili e non infirmate dai rilievi dell’appellante, essenzialmente riferiti al carattere usurante del lavoro di bracciante agricola in relazione alla patologia artrosica.

4. Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale, F. P. ha proposto ricorso per cassazione fondato su due motivi.

L’intimato ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 222 del 1984, art. 1 anche con riferimento alla L. n. 488 del 1968, art. 18. Si censura la sentenza impugnata per aver preso in considerazione solo la patologia artrosica, trascurando il quadro morboso complessivo e il danno alla salute che comporterebbe il bracciantato ed ogni altra attività confacente alle attitudini dell’assicurata. Si censura, inoltre, la sentenza impugnata per non avere preso in considerazione anche le patologie insorte nel corso del processo avendo il consulente tecnico fatto riferimento ad esami clinici e strumentali risalenti ad anni prima. Il motivo si conclude con la formulazione dei quesiti di diritto.

6. La ricorrente tenta di porre in discussione l’esito a lei sfavorevole delle precedenti decisioni di merito che, all’esito delle perizie d’ufficio disposte in entrambi i gradi di merito, avevano accertato il permanere di una residua capacità lavorativa dell’assistita confacente alle sue attitudini lavorative in misura non inferiore ad un terzo, col richiamo alla considerazione che in effetti tale giudizio non sarebbe stato espresso con riferimento al quadro morboso complessivo e alle patologie insorte nel corso del processo, sibbene con riferimento alla sola patologia artrosica e a documentazione medica risalente nel tempo.

7. Ebbene la corte territoriale ha recepito gli esiti degli esami peritali nel senso di una modesta alterazione disfunzionale, espressi, dal consulente nominato in sede di gravame, tenuto conto dell’anamnesi familiare e fisiologica, dell’esame obiettivo, della documentazione sanitaria acquisita e dell’attività lavorativa di bracciante agricola, con riferimento al quadro morboso complessivo di “ipertensione arteriosa con retinopatia di 2; diabete mellito ben compensato; tiroidite cronica; lieve insufficienza mitralica;

spondiloartrosi diffusa; in soggetto con diminuzione del tono dell’umore svolgente attività lavorativa di bracciante agricola”.

Inoltre, il consulente della corte di merito, nella valutazione complessiva, ha ritenuto la “spondilo-unco-artrosi della colonna vertebrale e la degenerazione artrosica dei capi articolari soprattutto della mano destri tale da determinare “una diminuzione della rima articolare non così rilevante se riferita alla funzione e dunque tale da comportare soltanto una modesta alterazione disfunzionale”.

8. In tale complessiva valutazione delle patologie dell’assicurata, anche con specifico riferimento alla loro incidenza sull’idoneità a svolgere il lavoro di fatto esplicato (capacità lavorativa specifica) non si rinviene la dedotta violazione della L. n. 222 del 1984, art. 1. La corte territoriale si è, pertanto, informata al principio più volte ribadito da questa Corte secondo cui in sede di valutazione della capacità di lavoro ai fini dell’accertamento della sussistenza del diritto all’assegno ordinario di invalidità di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 1 si deve tenere conto del quadro morboso complessivo presentato dall’assicurato, dovendosi valutare le singole affezioni riscontrate in una considerazione globale della loro incidenza sull’attività di lavoro svolta in precedenza dall’assicurato e su ogni altra che gli sia confacente (ex multis, Cass. 17111/2002).

9. Quanto all’ulteriore profilo di censura, con riferimento al mancato esame di patologie insorte nel corso del giudizio, non risulta assolto l’onere di dimostrare di aver dedotto e comprovato, con adeguata documentazione, l’esistenza delle infermità asseritamente sopravvenute in corso di causa, come pure pretesi aggravamenti delle malattie già valutate dal consulente, nonchè l’onere di fornire elementi adeguati a dimostrare la determinante rilevanza delle nuove patologie o dei denunciali aggravamenti, in modo da rendere palese che la positiva valutazione dei fatti dedotti avrebbe comportato, con certezza, la declaratoria del diritto alla prestazione richiesta in giudizio (vedi, ex multis, Cass. 21151/2010).

10. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5). Si censura la sentenza impugnata per non aver esaminato analiticamente i rilievi all’indagine tecnica e per aver posto a fondamento della decisione una consulenza tecnica non ritenuta soddisfacente dallo stesso giudice del gravame che, prima di recepirne le conclusioni, aveva invitato, senza esito, il consulente a rendere chiarimenti, ritenuti quindi superflui.

11. Il motivo è infondato. Con potere ampiamente discrezionale, esercitabile con ordinanza revocabile anche d’ufficio, il giudice può disporre l’eventuale rinnovazione delle indagini, la sostituzione del consulente o richiedere al consulente chiarimenti sulla relazione già depositata, disporre un supplemento ovvero un’integrazione delle indagini; rinnovare in toto o in parte le attività peritali (v., ex multis, Cass. 6479/2002).

12. Per tale ampia discrezionalità che connota, in particolare, per quanto qui rileva, l’esercizio del potere del giudice di chiedere chiarimenti al consulente tecnico d’ufficio, non è al riguardo esercitabile alcun sindacato in sede di legittimità (v., ex multis, Cass. 2151/2004). E la revoca dell’ordinanza con la quale il giudice abbia disposto la comparizione del consulente tecnico d’ufficio per chiarimenti – revoca che, al pari di quella relativa all’ordinanza ammissiva della consulenza, rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, il cui esercizio è insindacabile in sede di legittimità – è implicita nella circostanza che non viene dato ad essa corso.

13. La revoca dell’ordinanza non infirma, pertanto, per ciò solo, come ritenuto dalla ricorrente, le valutazioni tecniche del consulente, condivise dalla Corte territoriale ritenendole “immuni da vizi logici, quindi convincenti”.

14. Va, infine, ribadito che non incorre nel vizio di carenza di motivazione la sentenza che recepisca, per relationem, le conclusioni e i passi salienti della relazione di consulenza tecnica d’ufficio di cui dichiari di condividere il merito. Per infirmare, sotto il profilo dell’insufficienza argomentativa, tale motivazione è necessario che la parte alleghi le critiche mosse alla consulenza tecnica d’ufficio già dinanzi al giudice a quo, la loro rilevanza ai fini della decisione e l’omesso esame in sede di decisione; al contrario, una mera disamina, come nella specie, corredata da notazioni critiche, dei vari passaggi dell’elaborato peritale richiamato in sentenza, si risolve nella mera prospettazione di un sindacato di merito, inammissibile in sede di legittimità (ex multis, Cass. 10222/2009).

15. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato. Nulla deve disporsi per le spese del presente giudizio, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo anteriore all’entrata in vigore del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326, nella specie inapplicabile ratione temporis, infatti, le limitazioni di reddito per la gratuità del giudizio introdotte da tale ultima norma non sono applicabili ai processi il cui ricorso introduttivo del giudizio sia stato depositato, come nella specie, anteriormente al 2 ottobre 2003 (ex multis, Cass. S.U. 3814/2005).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla spese.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2011

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