Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17163 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. I, 16/06/2021, (ud. 24/07/2020, dep. 16/06/2021), n.17163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SANGIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7222/2019 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in Forlì, via

Matteotti n. 115, presso lo studio dell’avv. Rosaria Tassinari, che

lo rappresenta e difende, in virtù di mandato in calve al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), Pubblico Ministero Tribunale

Bologna;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2546/2018 del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato

il 12/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/07/2020 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Bologna ha respinto il gravame proposto da A.A. cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza del tribunale di Bologna che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il richiedente ha riferito di essere stato rapito, insieme al coinquilino, da (OMISSIS) e di essersi arruolato pur di salvarsi la vita; di essere stato costretto a un periodo di addestramento prima di partecipare a un vero e proprio attacco; in occasione di uno di questi, approfittando di un diverbio tra gli altri ribelli, egli e il coinquilino sarebbero riusciti a fuggire direttamente all’estero.

A supporto della decisione di rigetto, la Corte d’appello ha ritenuto il ricorrente non credibile, così da non potersi ritenere sussistente il concreto pericolo di persecuzione o di danno grave, in caso di rientro nel paese d’origine. La Corte ha ritenuto, pertanto, non sussistere i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ma neppure quelli relativi al riconoscimento della protezione sussidiaria. In particolare, la Corte d’appello ha accertato, dalla consultazione delle fonti, che non sussiste in (OMISSIS) una situazione di conflitto armato generalizzato, nè sussistono situazioni di vulnerabilità – che giustificherebbero il riconoscimento della protezione umanitaria – in caso di rientro del ricorrente nel suo paese d’origine.

Contro la sentenza della medesima Corte d’appello è ora proposto ricorso per Cassazione sulla base di quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, e 5″, perchè la Corte d’appello di Bologna non aveva applicato nella specie, il principio dell’onere della prova attenuato e per non aver valutato la credibilità del richiedente alla luce dei parametri stabiliti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per mancato riconoscimento della protezione sussidiaria, per non avere la Corte d’appello di Bologna riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave alla vita del cittadino straniero derivante da una situazione di violenza indiscriminata; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per mancato riconoscimento della protezione umanitaria secondo gli obblighi costituzionali ed internazionali; (iv) sotto un quarto profilo, per violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè erroneamente, la Corte d’appello aveva revocato l’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.

Il primo motivo è inammissibile, in quanto, la Corte d’appello, con motivazione non illogica, ha accertato, con giudizio di fatto, la scarsa credibilità del ricorrente, che non ha comprovato le circostanze riferite, nè le ha circostanziate; in ciò, irmedesimo Corte d’appello appare aver rispettato i parametri di “genuinità soggettiva” di cui alle norme invocate con motivazione sufficiente, al di sopra del “minimo costituzionale”, relativamente ai profili di non credibilità dedotti.

Il secondo motivo è inammissibile, perchè propone censure di merito in termini di mero dissenso, attraverso la contrapposizione del contenuto delle fonti informative esposte dal ricorrente in ricorso (sito (OMISSIS) della Farnesina v. pp. 10 e ss. del ricorso), a quelle sulla cui base la Corte d’appello ha ritenuto di rigettare la richiesta di protezione internazionale anche nella forma sussidiaria.

Il terzo motivo è infondato, in quanto la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine, per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455/18), è stata effettuata dalla Corte d’appello che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

Il quarto motivo è inammissibile, perchè la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato adottata con il provvedimento che definisce il giudizio, anzichè con separato decreto, come previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136 non comporta mutamenti nel regime impugnatorio che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione ex art. 170 stesso D.P.R. n., dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quante adottata con sentenza o comunque con il provvedimento che definisce il giudizio, sia, per ciò solo, impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dall’art. 113 D.P.R. citato (Cass. 29228/2017, 3028/2018, in fattispecie relative a revoca disposta con la sentenza di appello).

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale, esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 24 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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