Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17159 del 10/08/2011

Cassazione civile sez. lav., 10/08/2011, (ud. 23/06/2011, dep. 10/08/2011), n.17159

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. BANDINI Ginfranco – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.F., già elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

GONZAGA 37, presso lo studio dell’avvocato BATTAGLIA SALVATORE,

rappresentato e difeso dall’avvocato DI FRANCESCO OLINDO, giusta

delega in atti e da ultimo domiciliato presso LA CANCELLERIA DELLA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, GIANNICO GIUSEPPINA, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1298/2006 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 14/11/2006 R.G.N. 1861/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/06/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato CALIULO LUIGI per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Palermo confermava il rigetto della domanda proposta da S.F., titolare di assegno di invalidità, per ottenere la pensione di inabilità L. n. 222 del 1984, ex art. 2 a carico dell’Inps. La Corte rilevava che, come accertato dal CTU, il S. era affetto da insufficienza renale cronica in soggetto sottoposto a trattamento emodialitico trisettimanale, esiti intervento per asportazione di cisti da echinococco epatica, episodio di insufficienza cardiaca e ipertensione; La Corte rilevava che il CTU aveva affermato che dette patologie non determinavano l’impossibilità assoluta e permanente a svolgere “qualsiasi attività lavorativa”, consentendogli invece di svolgere attività a tempo parziale non usurante. Che la legge 222/84 aveva sostituito il criterio della capacità di guadagno di cui alla pensione ordinaria di invalidità ex L. del 1939, la nozione di capacità di lavoro, ricollegando la pensione di inabilità alla assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, passando così dalla potenzialità reddituale a potenzialità energetica, di talchè non trovavano posto nella nuova legge i ed fattori socio economici.

Avverso detta sentenza il S. ricorre con tre motivi. Resiste l’Inps con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i tre motivi, il primo per violazione della L. n. 222 del 1984, n. 2 il secondo per violazione dell’art. 38 Cost. ed il terzo per difetto di motivazione, il ricorrente si duole che la Corte abbia ritenuto compatibile con le sue infermità attività a tempo parziale e di scarso impegno fisico, le quali però erano del tutto estranee all’attività di pescatore svolte, e contesta la esclusione della valutazione dei fattori socio economici. Una tale interpretazione violerebbe l’art. 38 Cost. e sarebbe comunque illogico escluder il diritto alla pensione di inabilità ritenendo possibile lo svolgimento di attività mai in concreto conseguibile. Il ricorso non merita accoglimento.

E’ stato infatti affermato (tra le tante Cass. n. 12261 del 03/12/1998) che “Con la L. n. 222 del 1984 – sostituendosi il criterio della capacità di lavoro a quello della capacità di guadagno e fissandosi due diverse percentuali per poter rispettivamente beneficiare dell’assegno di invalidità (capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle attitudini del soggetto, ridotta a meno di un terzo) e della pensione di inabilità (assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa)- sì è da un lato passati dalla considerazione della potenzialità reddituale (capacità di lavoro come idoneità a produrre ricchezza) alla considerazione della “potenzialità energetica” (capacità lavorativa determinante essa stessa particolari effetti) e, dall’altro, si è prevista una categoria di soggetti dalla validità apprezzabilmente ridotta (a meno di un terzo) che per questo beneficiano di una prestazione compatibile entro certi limiti con il reddito da lavoro e destinata ad integrarlo (quale è l’assegno di invalidità), ma che non possono fruire della pensione di inabilità perchè non si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità, “a causa di infermità o difetto fisico o mentale”, di svolgere qualsiasi attività lavorativa confacente alle proprie attitudini e che consenta di conseguire un certo reddito sufficiente, da valutare in rapporto alla residua capacità lavorativa. Nell’ottica di tali principi non trovano posto, pertanto, quei fattori socio – economici legati alla difficoltà o impossibilità per un soggetto dalla capacità lavorativa ridotta di inserirsi nel mercato del lavoro che tanto spazio avevano ricevuto nella precedente legislazione.”.

Pertanto la esclusione della valutazione dei fattori socio economici ad opera della L. n. 222 del 1984 non può che condurre al rigetto del ricorso. Detta legge, a differenza di quella precedente del 1939, peraltro offre sostegno anche a coloro che hanno una riduzione parziale della capacità lavorativa, conferendo il diritto all’assegno di invalidità, di cui il ricorrente, come risulta dal ricorso, gode ininterrottamente dal 1995, onde ogni violazione dell’art. 38 Cost. va esclusa. Il ricorso va quindi rigettato. Nulla per le spese ex art. 152 disp. att. cod. proc. civ. nel testo anteriore alle modifiche del 2003, non applicabili ratione temporis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2011

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