Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17148 del 17/08/2016


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Cassazione civile sez. I, 17/08/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 17/08/2016), n.17148

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6607-2012 proposto da:

V.G., (c.f. (OMISSIS)), B.M.S.A.

(c.f. (OMISSIS)), B.G. (c.f. (OMISSIS)),

B.V.A. (c.f. (OMISSIS)), B.M. (c.f.

(OMISSIS)), nella qualità di eredi di B.P.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI 19, presso

l’avvocato PAOLO GRIMALDI, rappresentati e difesi dall’avvocato

GIANCARLO GRECO, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

ISTITUTO CASE POPOLARI DELLA PROVINCIA DI PALERMO, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FULCERI PAULUCCI DE’ CALBOLI 20E, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELL’A.T.E.R. del COMUNE DI ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONELLO ALBERTO ODDO, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 78/2011 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 24/01/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2016 dal Consigliere Dott. MARIA GIOVANNA C. SAMBITO;

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato GIANCARLO GRECO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’inammissibilità o comunque il

rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 12 aprile 1980, B.P. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Palermo l’Istituto Autonomo per le Case Popolari per sentirlo condannare al risarcimento dei danni per la irreversibile trasformazione di un terreno di sua proprietà dovuta alla costruzione di alloggi popolari, realizzati senza che al decreto di occupazione d’urgenza seguisse il provvedimento espropriativo. Il Tribunale adito condannò il convenuto al pagamento della somma di Lire 562.315.000 con gli interessi dal 25 settembre 1978, pari al valore venale, ridotto per la presenza di vincoli di zona ed opere accessorie. Su gravame di entrambe le parti, la Corte d’Appello di Palermo determinò il risarcimento nella minor somma di Lire 546.867.000, ma la decisione fu cassata con rinvio da questa Corte, con sentenza n. 8034 del 1992, per avere il giudice del merito erroneamente tenuto conto di un vincolo direttamente finalizzato all’espropriazione. Con sentenza depositata il 25 febbraio 2002, emessa in sede di rinvio, la Corte d’Appello di Palermo determinò il danno risarcibile ai sensi della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, comma 7bis.

Anche tale decisione fu cassata da questa Corte, con sentenza n. 3391 del 2008, per la declaratoria d’incostituzionalità del criterio riduttivo applicato. Nuovamente adita in sede di rinvio, la Corte d’Appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, determinò il dovuto nella misura di Euro 2.924.968,55, non contestata tra le parti e, per quanto d’interesse, compensò le spese dei giudizi d’appello, di cassazione e di rinvio, in considerazione dei mutamenti normativi intervenuti nelle more del giudizio, della dichiarazione sopravvenuta d’incostituzionalità della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis e del comportamento acquiescente dell’Istituto.

Per la cassazione di tale sentenza, ricorrono V.G., nonchè M.S.A., G., V.A. e B.M., eredi dell’originario attore, con quattro motivi, coi quali hanno dedotto la violazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2, e art. 91 c.p.c., oltre che vizio di motivazione. L’Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Palermo ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile. Consta, infatti, che la sentenza impugnata, depositata il 24.1.2011, munita della formula esecutiva, è stata notificata sia al legale rappresentante della parte intimata, sia al suo procuratore costituito Avv. Antonello Alberto Oddo, con consegna avvenuta il 4.3.2011, nel domicilio eletto sito in Palermo Via Libertà n. 135 – a mani dell’addetto ( D.S.). Il ricorso risulta invece consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica in data 1.3.2012 (notifica avvenuta lo stesso giorno), dopo lo spirare del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c..

2. A norma dell’art. 326 c.p.c. il dies a quo di detto termine breve decorre dalla notifica della sentenza, che, ai sensi dell’art. 285 c.p.c., va effettuata, a norma dell’art. 170 c.p.c., commi 1 e 3, e cioè nei confronti del procuratore costituito della parte, (o di quella costituita personalmente), allo scopo di assicurare che la sentenza sia portata a conoscenza della parte per il tramite del suo difensore tecnico, come tale professionalmente qualificato a valutare l’opportunità dell’impugnazione. Tanto è accaduto nella specie, senza che rilevi la circostanza che la notificazione della sentenza sia stata eseguita direttamente nei confronti della parte, anche, a fini esecutivi, dovendo ribadirsi il principio secondo cui la notifica della sentenza in forma esecutiva al procuratore della parte è idonea a far decorrere il termine breve d’impugnazione sia per il notificato che per il notificante, stante la comunanza del termine e a prescindere dalla posizione (di parte vincitrice o soccombente), rivestita con riferimento all’esito del precedente giudizio (cfr. Cass. N. 8071 del 2009; n. 4260 del 2015); principio ribadito dalle SU di questa Corte con la sentenza n. 12084 del 2016, che, nel riaffermare che la notifica dell’appello dimostra la conoscenza legale della sentenza da parte dell’appellante, sicchè la notifica da parte sua di un nuovo appello anteriore alla declaratoria di inammissibilità o improcedibilità del primo deve risultare tempestiva in relazione al termine breve decorrente dalla data del primo appello, ha preso le mosse, proprio dalla c.d. efficacia bilaterale della notifica della sentenza ex art. 285 c.p.c., in forza del quale il termine per impugnare decorre tanto per il notificato che per il notificante, il quale deve assoggettarsi all’effetto acceleratorio che ha voluto imporre alla controparte.

3. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 2.400,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2016

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