Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17144 del 14/08/2020

Cassazione civile sez. I, 14/08/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 14/08/2020), n.17144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9203/2019 proposto da:

I.M., elettivamente domiciliato in Macerata, piazza della

Vittoria n. 1, presso lo studio dell’avv. Paolo Paciaroni, che lo

rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1948/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 19/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/02/2020 dal cons. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- I.M., proveniente dal Pakistan, ha presentato ricorso avanti al Tribunale di Ancona avverso il provvedimento della Commissione territoriale di questa città, di diniego del riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria) e pure di diniego del riconoscimento della protezione umanitaria.

Con ordinanza depositata in data 19 settembre 2017, il Tribunale ha rigettato il ricorso.

2.- Il richiedente ha presentato ricorso quanto ai punti della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria – avanti alla Corte di Appello di Ancona. Che lo ha respinto con sentenza depositata in data 19 settembre 2018.

3.- Per la protezione sussidiaria, la Corte territoriale ha rilevato, in particolare, che “nel Kashmire, e ciò collima con il racconto dell’appellante, è assai rilevante la presenza dell’esercito e dunque dell’autorità regolare pakistana”; peraltro i più recenti report non riferiscono di “alcun attacco terroristico recente” di matrice talebana in questa regione. Quanto poi al “conflitto politico tra nazionalisti e separatisti in Kashmire” – ha riscontrato il giudice del merito – “tale conflitto politico, talora sfociato in azioni violente (non tali tuttavia per quantità e qualità da costituire un “conflitto armato”) rimane però confinato tra gli esponenti e militanti delle due fazioni politiche in lizza, alle quali l’odierno appellante non ha minimamente fatto cenno di aver preso parte”.

4.- Con riferimento alla protezione umanitaria, la Corte territoriale ha poi rilevato che “non sono state specificamente allegate, nè possono ritenersi dimostrate specifiche situazioni soggettive tali da giustificare tale concessione”; “non assume rilievo neppure il fatto che l’appellante sta compiendo ogni sforzo per la propria integrazione nella società italiana”: “il fatto è che in ogni caso anche tali aspetti non si presentano dirimenti e giuridicamente rilevanti ai fini della concessione della richiesta protezione umanitaria, misura che non appare fondata su tali presupposti”.

5.- Avverso questo provvedimento I.M. ha presentato ricorso, adducendo due motivi di cassazione.

Il Ministero non ha svolto attività difensiva nel presente grado del giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

6.- Il ricorrente censura la decisione della Corte territoriale: (i) col primo motivo, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per “violazione di legge e omesso esame circa un fatto decisivo – D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3; D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, art. 6, comma 2 e art. 14, lett. c) – vizio di motivazione”; (ii) col secondo motivo, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per “violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3; dell’art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1; e del D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1 c ter”.

7.- Con il primo motivo, il ricorrente assume che la Corte anconetana ha mancato di accertare la “sussistenza di una situazione di instabilità socio-politica e di violenza indiscriminata”. Non può negarsi la misura di protezione sussidiaria “unicamente per la ragione che il richiedente ha lasciato il Paese di origine”: in tal modo si scambia, nei fatti, l’effetto con la causa.

La Corte territoriale – si aggiunge – “ha citato fonti internazionali… unicamente per affermare che “non si riferisce di alcun attacco terroristico recente nella regione del Kashmire”, mentre gli sporadici conflitti politici tra separatisti e nazionalisti, cui il ricorrente non ha riferito di avere preso parte, non possono costituire “conflitto armato interno””. Tuttavia – prosegue il motivo – più fonti riferiscono che, in relazione ai rapporti tra forze nazionaliste (nel senso del sostegno al Governo pakistano) e forze separatiste (nel senso del rafforzamento dei legami del Kashmire coll’India), nella parte finale del 2018 si sono intensificati bombardamenti e attacchi che hanno direttamente interessato la zona transfrontaliera.

8.- Il Collegio giudica non fondato il primo motivo di ricorso.

Occorre rilevare, in proposito, che la motivazione della Corte anconetana distingue tra la situazione creatasi nella terra del Kashmire a seguito del terrorismo talebano e quella invece inerente allo storico conflitto tra Pakistan e India (che pure va, per altro versante, a coinvolgere la Cina) circa la sovranità di tale terra, che nell’immediato si ferma sulla “zona transfrontaliera” di questa regione.

Rispetto al primo conflitto, la sentenza ha rilevato come lo stesso sia oggi cessato, ovvero risulti comunque in uno stato di quiescenza. Rispetto al secondo conflitto ha osservato, invece, che da un lato lo stesso non raggiunge, nell’attuale, la “dimensione” pretesa dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; dall’altro, che in ogni caso il richiedente “non ha minimamente fatto cenno di aver preso parte”.

9.- Il ricorrente aggredisce la prima ragione formulata dalla sentenza, facendo (non solo, ma) soprattutto leva su circostanze sopravvenute. Non si confronta, tuttavia, con l’altra ratio decidendi evocata dalla pronuncia: ovvero l’estraneità del richiedente alla sussistenza e allo svolgimento di tale conflitto.

Ne segue, appunto, che il motivo non può essere accolto. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, l'”attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata” (Cass., 31 gennaio 2019, n. 3016).

10.- Il secondo motivo fa riferimento al tema della protezione umanitaria, lamentando violazione di legge.

Assume in proposito il ricorrente che la pronuncia impugnata non ha preso in considerazione le “condizioni di vita” presenti oggi nella terra del Kashmire, che vengono a comportare vari e diffusi livelli di precarietà.

Aggiunge che la pronuncia non ha nemmeno valorizzato in modo corretto e adeguato il percorso di integrazione che è stato effettuato dal richiedente e l’elevato grado di inclusione che ha così raggiunto. Come, tra l’altro, mostra la circostanza che il ricorrente è occupato presso un’azienda, con apposito “contratto di operaio a tempo indeterminato”.

11.- Il motivo è fondato e merita quindi di essere accolto. Come ha di recente chiarito la giurisprudenza di questa Corte (cfr., in particolar modo, la sentenza delle Sezioni Unite del 13 novembre 2019, n. 29459), in materia di protezione umanitaria va assegnato “rilievo centrale alla valutazione comparativa tra il grado di integrazione effettiva nel nostro paese e la situazione soggettiva e oggettiva del richiedente nel paese di origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità dell’esercizio dei diritti umani”.

Ne consegue che la valutazione, che il giudice è chiamato a effettuare in punto di riconoscimento della protezione umanitaria, deve di necessità porsi come frutto di una valutazione che non manchi di compiere la detta comparazione. Nella specie, per contro, il Tribunale di Ancona ha trascurato in modo compiuto di provvedere alla detta comparazione.

12.- Il ricorso va dunque accolto con riferimento al secondo motivo, dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso.

Di conseguenza, va cassata per quanto di ragione la pronuncia impugnata e la controversia correlativamente rinviata alla Corte di Appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative al giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso. Cassa per quanto di ragione la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla Corte di Appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative al giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione civile, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 agosto 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA