Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17140 del 14/08/2020

Cassazione civile sez. I, 14/08/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 14/08/2020), n.17140

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2633/2019 proposto da:

D.M., elettivamente domiciliato in Fermo, via Ognissanti n.

13, presso lo studio dell’avv. Antonella Natale, che lo rappresenta

e difende, come da delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 699/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 30/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/02/2020 dal cons. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- D.M., proveniente dalla Nigeria (Edo State), ha presentato ricorso avanti al Tribunale di Ancona avverso il provvedimento della Commissione territoriale di questa città, di diniego del riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria) e pure di diniego del riconoscimento della protezione umanitaria. Con ordinanza depositata in data 18 ottobre 2016, il Tribunale ha rigettato il ricorso.

2.- Il richiedente ha presentato ricorso avanti alla Corte di Appello di Ancona. Che lo ha respinto con sentenza depositata in data 30 maggio 2018.

Ha in particolare ritenuto la Corte territoriale che il “racconto” effettuato dal richiedente era “poco plausibile e connotato da un “elevato, nonchè ingiustificato grado di genericità”; che, comunque, l’allontanamento dal Paese di origine era stato motivato sulla base di “contrasti tra famigliari”, come tali “non tutelabili a livello internazionale”; e che, pertanto, mancavano i presupposti per il riconoscimento del diritto di rifugio.

In relazione al tema della protezione sussidiaria, la sentenza ha, poi, rilevato che “in considerazione della genericità e delle incongruenze che caratterizzano il racconto del richiedente non possono integrarsi i presupposti” relativi; e che, inoltre, “lo Stato di provenienza non è in preda all’anarchia”, nè è “retto da una dittatura sanguinaria”.

In punto di protezione umanitaria, inoltre, la sentenza ha osservato che “non sono state specificamente allegate, nè possono ritenersi dimostrate, nè possono ritenersi dimostrate, in considerazione di quanto sopra evidenziato in merito alla mancanza di attendibilità del racconto, specifiche situazioni soggettive tali da giustificare tale concessione”.

3.- Avverso questo provvedimento ha presentato ricorso D.M., proponendo due motivi di cassazione.

Il Ministero non ha svolto difese nel presente grado del giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.- Il ricorrente censura la decisione della Corte territoriale: (i) col primo motivo, per “motivazione apparente in ordine alla non credibilità della vicenda”, per essersi il giudice limitato ad adottare semplici formule di stile in assenza di effettive precisazioni degli elementi posti a base di tale decisione”, (ii) col secondo motivo, per “violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 5 e 7, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis”, in quanto il giudice non ha considerato che “le reiterate minacce di morte subite dallo zio integrano gli estremi del danno grave ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b)”, nè “si è attivato nell’acquisizione di informazioni attendibili in ordine alla situazione del Paese di provenienza”, così venendo a formare il proprio convincimento solo “sulla base della credibilità del ricorrente”.

5.- Il primo motivo di ricorso è inammissibile. Lo stesso, infatti, non si confronta con una delle rationes decidendi svolte dalla Corte territoriale. Che, al di là della valutazione espressa in punto di (non) credibilità del racconto fornito dal richiedente, ha pure riscontrato – con rilievo senza dubbio in sè stesso assorbente – che gli elementi evidenziati nel racconto non integravano comunque i presupposti occorrenti per il riconoscimento del diritto di rifugio.

6.- Il secondo motivo di ricorso è fondato.

In proposito, va prima di ogni altra cosa osservato che, secondo i risultati raggiunti dalla giurisprudenza di questa Corte, “anche in presenza di una narrazione dei fatti attinenti alla vicenda personale inattendibile e comunque non credibile, in relazione alla fattispecie contemplata dal D.Lgs. n. 251 del 2009, art. 14, lett. 4”, permane comunque il dovere di cooperazione istruttoria del giudice (cfr., Cass., 2 maggio 2020, n. 8819; Cass., 7 febbraio 2020, n. 2954; Cass., 31 gennaio 2019, n. 3016; Cass., 24 maggio 2019, n. 14283).

In effetti, tale fattispecie non fa riferimento a una situazione specificamente inerente alla persona del richiedente, secondo quanto accade invece nelle ipotesi considerate nelle lett. a. e b. dell’art. 14. Concerne per contro una situazione diffusa, che viene a connotare una data situazione spazio-temporale, così come per l’appunto avviene nei casi di conflitto armato e di violenza generalizzata. La sussistenza di una simile situazione prescinde completamente, dunque, dalla credibilità o non credibilità del racconto del richiedente.

Come ha perspicuamente rilevato la citata pronuncia di Cass., n. 8819/2020 già sul piano logico l’accertamento della eventuale sussistenza, in fattispecie concreta, dei presupposti prescritti dall’art. 14, lett. c), “deve precedere e non seguire qualsiasi valutazione sulla credibilità del ricorrente”.

7.- Ha dunque errato la Corte territoriale a porre a base della propria valutazione in punto di protezione sussidiaria per conflitto armato o violenza generalizzata la rilevazione di non credibilità del racconto svolto dal richiedente. Nè, d’altro canto, potrebbe mai ritenersi sufficiente – per il corrente compimento della valutazione in discorso – la nuda, assiomatica affermazione che nel Paese di provenienza del richiedente non governa l'”anarchia” e non si impone una “dittatura sanguinaria”: e non solo perchè una situazione di conflitto armato, ovvero di violenza generalizzata, può riscontrarsi pure fuori dalle fattispecie immaginate dalla Corte territoriale.

8.- Alla rilevazione della positiva sussistenza del dovere di approfondimento istruttorio segue, infatti, che non può ritenersi corretta e adeguata la decisione del giudice del merito che, nel respingere la richiesta di protezione, si limiti a fornire indicazioni generiche e approssimative sulla situazione del Paese interessato dalla domanda del richiedente.

Chè ciò equivale, come appare evidente, a negare la stessa sussistenza di un dovere di questo tipo (cfr. Cass., 28 giugno 2018, n. 17075).

9.- L’assolvimento del quale comporta, invece, l’assunzione – e quindi pure la relativa indicazione nell’ambito del tessuto motivazionale – di informazioni specifiche, attendibili e aggiornate, non risalenti rispetto al tempo della decisione (tra le altre, cfr. in particolare Cass., 12 dicembre 2108, n. 28990; Cass., 19 aprile 2019, n. 11096).

Dal che deriva pure, inter alla, la necessità di riportare, nel contesto della motivazione svolta, le fonti di informazione utilizzate, come quelle che per l’appunto stanno a fondamento e giustificazione del convincimento che nel concreto viene espresso dal giudice.

Non potendosi ritenere fatti di comune e corrente conoscenza quelli che vengono via via ad accadere nei Paesi estranei a quelli della Comunità Europea, la mancata indicazione delle fonti specificamente utilizzate dal giudice per fondare la decisione assunta implica, in buona sostanza, che quest’ultima esprima una valutazione meramente soggettiva; e comporta, in via correlata, che la stessa risulta connotata da difetto di motivazione o, comunque, da una motivazione meramente apparente (Cass., n. 11096/2019, Cass., 26 aprile 2019, n. 11312).

10.- Il ricorso va dunque accolto con riferimento al secondo motivo, dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso.

Di conseguenza, va cassata per quanto di ragione la pronuncia impugnata e la controversia correlativamente rinviata alla Corte di Appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative al giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso. Cassa per quanto di ragione la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla Corte di Appello di Ancona che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative al giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 agosto 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA