Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17140 del 09/08/2011

Cassazione civile sez. II, 09/08/2011, (ud. 10/05/2011, dep. 09/08/2011), n.17140

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 25013/2006 proposto da:

AGEN TERRITORIALE CASA PROV TORINO IN PERSONA DEL SUO PRESIDENTE E

LEGALE RAPPRESENTANTE PRO TEMPORE SIG. A.G. P.I.

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PRINCIPESSA

CLOTILDE 2, presso lo studio dell’avvocato CLARIZIA Angelo, che la

9O1, rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE DI CHIO;

– ricorrente –

contro

T.R. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato

CONTALDI Mario, che lo rappresenta e difende unitamente allo avvocato

SCIOLLA ALESSANDRO;

– controricorrente –

e contro

COND (OMISSIS);

– intimato –

sul ricorso 28302/2006 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS) in persona del

Curatore speciale Avv. R.A., elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA G. P. DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato

CONTALDI GIANLUCA, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

ATC AGEN TERRITORIALE CASA PROV TORINO, T.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 131/2006 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 30/01/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2011 dal Consigliere Dott. LUCIO MAZZIOTTI DI CELSO;

udito l’Avvocato Zanino Roberta per delega deepositata in udienza

dell’Avv. Di Chio difensore della ricorrente che si riporta agli atti

depositati;

udito l’Avv. Contaldi Mario difensore del resistente che ha chiesto

di riportarsi agli atti;

udito l’Avv. Contaldi Gianluca che richiama le conclusioni in atti

depositati;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso principale e l’assorbimento del ricorso incidentale

condizionato del Condominio (OMISSIS).

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ai sensi dell’art. 1137 c.c., T.R. conveniva in giudizio l’Agenzia per la Casa della Provincia di Torino (ATC) proponendo impugnazione della Delib. 18 ottobre 1994 del condominio di (OMISSIS) del quale era condomino.

Sosteneva il ricorrente: che l’ATC, condomino ed amministratore dello stabile, aveva convocato assemblea straordinaria per la delibera in merito ad interventi di manutenzione straordinaria attinenti ad ordinanza del Comune di Torino in materia di smantellamento di materiali contenenti amianto; che l’assemblea aveva deliberato all’unanimità di provvedere ai lavori necessari assumendosi i relativi costi e conferendo all’ATC l’incarico di provvedere ai lavori; che i costi per i lavori in questione incombevano solo all’ATC esclusiva proprietaria dello stabile all’epoca dell’entrata in vigore della L. n. 257 del 1992 che aveva imposto al proprietario degli immobili di provvedere a proprie spese alla bonifica di materiali contenenti amianto; che l’ordinanza sindacale n. 3269/93 aveva individuato nell’ATC il soggetto tenuto a sopportare i detti costi; che l’ATC si trovava in situazione di conflitto di interesse nel partecipare all’assemblea e nell’esprimervi il proprio voto; che la delibera impugnata violava anche il regolamento condominiale.

La ATC, costituitasi, chiedeva il rigetto della domanda sostenendone l’infondatezza.

Con sentenza emessa il 7/11/2002 l’adito tribunale di Torino annullava la delibera impugnata.

Avverso la detta sentenza l’ATC proponeva appello al quale resisteva il T..

La corte di appello, rilevato che il condominio si doveva ritenere parte del giudizio di primo grado, disponeva l’integrazione del contraddittorio nei confronti di detto condominio.

A seguito di nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c., il condominio si costituiva e, tra l’altro, eccepiva il giudicato nei suoi confronti e l’inammissibilità dell’appello proposto dalla ATC quale condomina in considerazione della mancanza di lesioni dei diritti dei singoli condomini.

Con sentenza 30/1/2006 la corte di appello di Torino dichiarava la nullità del giudizio di primo grado e della sentenza impugnata ed annullava la deliberazione assunta dall’assemblea condominiale del 18/10/1994. Osservava la corte di merito: che la notifica nei confronti della ATC del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado andava intesa come effettuata al condominio malgrado la mancata indicazione nella relata di notifica della qualità di amministratore del condominio; che a tale conclusione si doveva pervenire per la valutazione sia dell’oggetto del ricorso (annullamento di una delibera condominiale), sia dello strumento utilizzato e costituito dal ricorso ex art. 1137 c.c.; che tale assunto era avvalorato dalla menzione nel contesto dell’atto della qualifica della ATC come amministratore del condominio; che in primo grado la ATC si era costituita in proprio ponendo in essere un intervento volontario in qualità di condomina; che il convenuto condominio era rimasto contumace per cui era stato necessario disporre l’integrazione del contraddittorio; che era stata accolta la richiesta della ATC di nomina di un curatore speciale per il permanente conflitto di interessi tra la ATC, quale rappresentante, ed il condominio, soggetto rappresentato; che sussisteva la legittimazione della ATC in proprio ad impugnare la sentenza di primo grado, quanto meno nella parte relativa alla regolamentazione delle spese di causa poste a suo carico dal tribunale; che peraltro la ATC aveva partecipato al giudizio di primo grado come condomina ed in tale veste era legittimata a proporre impugnazione avverso la sentenza emessa nei confronti della collettività condominiale; che non erano fondate le argomentazioni incentrate sulla distinzione tra la posizione rivestita dalla ATC, quale condomina interessata alla eliminazione della ripartizione dei costi in oggetto, e la posizione dalla stessa rivestita quale soggetto terzo onerato dai detti costi; che si trattava infatti di distinzione solo teorica sostanzialmente impraticabile posto che ciò che contava era la qualifica di condomina a nulla rilevando i motivi sottesi alla specifica condotta processuale volta al mantenimento della delibera condominiale o alla sua invalidazione; che era infondata l’eccezione di giudicato sollevata dal condominio fondata sul rilievo della acquiescenza dallo stesso prestata alla sentenza di primo grado; che la ritualità dell’appello proposto dalla ATC aveva impedito la formazione del giudicato; che l’omessa nomina di un curatore speciale aveva comportato un vizio di costituzione del rapporto processuale con conseguente nullità del giudizio di primo grado; che, intervenuta in secondo grado la nomina del curatore speciale per la tutela degli interessi del condominio e dichiarata la nullità del giudizio di primo grado, la corte era tenuta a giudicare in qualità di giudice di primo grado ai sensi dell’art. 354 c.p.c.; che l’annullamento della impugnata delibera condominiale disposto dal tribunale andava confermato potendosi ravvisare l’ipotesi del conflitto sostanziale di interessi tra la ATC e il condominio; che l’ordinanza sindacale in questione era stata notificata alla ATC in quanto all’epoca proprietaria degli immobili oggetto di detta ordinanza ed in quanto soggetto tenuto a sopportare i costi di smantellamento; che peraltro nei confronti della ATC era stata instaurata una procedura amministrativa volta ad ottenere, anche in via coercitiva, lo smantellamento dei materiali in oggetto; che il conflitto di interessi era ricollegabile anche alla posizione della ATC quale dante causa ed alla espressa menzione contenuta negli atti di acquisto delle singole unità immobiliari dell’esclusione della garanzia per i vizi occulti; che andava confermata l’applicabilità in via analogica dell’art. 2373 c.c.; che, con riferimento alla c.d.

prova di resistenza connessa alla previsione nell’art. 2373 c.c., di un “voto determinante” dei soggetti in conflitto di interessi, occorreva evidenziare che: come risultava dal verbale dell’assemblea condominiale tenutasi in seconda convocazione, erano presenti 19 condomini per 900,62 millesimi; 12 condomini avevano espresso voto favorevole per 688,34 millesimi; senza il voto della ATC, titolare di 468,84 millesimi, la delibera non sarebbe stata approvata con la necessaria maggioranza di cui al secondo ed al quarto comma dell’art. 1136 c.c., occorrendo infatti un numero di voti favorevoli pari alla maggioranza degli intervenuti e almeno alla metà del valore dell’edificio; che si doveva quindi annullare la delibera impugnata per il ravvisato conflitto di interessi.

La cassazione della sentenza della corte di appello di Torino è stata chiesta dalla Azienda Territoriale per la Casa della Provincia di Torino con ricorso affidato a cinque motivi. Hanno resistito con separati controricorsi T.R. ed il condominio di via delle Querce in Torino il quale ha proposto ricorso incidentale condizionato sorretto da un solo motivo. L’ATC ed il T. hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso principale e quello incidentale proposto dal condominio vanno riuniti a norma dell’art. 335 c.p.c..

Con il primo motivo del ricorso principale la ATC denuncia violazione degli artt. 101, 102, 353 e 354 c.p.c. deducendo che la corte di appello ha errato nell’affermare che la notifica dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado doveva intendersi come effettuata al condominio pur avendo accertato che nella relata di notifica dell’atto non era stata indicata la qualità di amministratore del condominio rivestita da essa ATC. La relata di notifica, per essere tale, deve infatti indicare ed individuare il soggetto destinatario della medesima. Nella specie, invece, nella relata di notifica manca un richiamo alla funzione di essa ATC quale amministratore del condominio il che ha impedito il perfezionamento della notifica e, conseguentemente, l’instaurazione del contraddittorio nei confronti del condominio. Si tratta di un vizio, non emendabile in appello, che ha comportato la nullità del giudizio di primo grado e della sentenza del tribunale.

Il motivo è infondato posto che la corte di appello ha correttamente applicato il principio più volte affermato da questa Corte secondo cui ai fini della validità della notificazione di un atto ex art. 160 cod. proc. civ., per stabilire se vi sia o meno incertezza assoluta sulla persona del destinatario, non è sufficiente limitarsi a prendere visione della relazione di notifica, occorrendo, invece, che sia esaminato l’intero contesto dell’atto, a partire dalla sua intestazione, in quanto in qualsiasi parte dello stesso può trovarsi la indicazione idonea a colmare le eventuali lacune riscontrate. In particolare, la omessa indicazione, nella relazione, del nominativo e del luogo di effettuata notifica non determinano nullità della stessa, a meno che non risulti la inesistenza di tali dati in qualsiasi parte dell’atto. In particolare l’errore materiale nell’indicazione del nome delle parti destinatane della notifica ed il tenore dell’atto notificato (cui la relazione di notifica accede) manifestino in modo chiaro ed evidente a chi quell’atto è davvero destinato, e quando a tali persone il consegnatario sia legato da idoneo rapporto, quel mero errore materiale non incide sulla validità della notifica e tanto meno è tale da renderla giuridicamente inesistente. Pertanto l’irregolarità formale o l’incompletezza nella notificazione del nome di una delle parti non è motivo di nullità se dal contesto dell’atto notificato risulti con sufficiente chiarezza l’identificazione di tutte le parti e la consegna dell’atto alle giuste parti; in tal caso, infatti, la notificazione è idonea a raggiungere, nei confronti di tutte le parti, i fini ai quali tende e l’apparente vizio va considerato come un mero errore materiale che può essere agevolmente percepito dall’effettivo destinatario, la cui mancata costituzione in giudizio non è l’effetto di tale errore ma di una scelta cosciente e volontaria (nei sensi suddetti, tra le tante, sentenze 27/3/2007 n. 7514; 22/1/2004 n. 1079; 18/5/2001 n. 6805; 10/2/1999 n. 1126).

Nella specie dalla consentita lettura degli atti processuali (ossia del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e della relata di notifica dell’atto) risulta evidente la correttezza della decisione impugnata di ritenere valida la notifica del ricorso ex art. 1137 c.c., effettuata al condominio convenuto, pur in mancanza nella relata della qualità della ATC di amministratore del condominio, tenuto conto del complessivo contenuto dell’atto notificato avente ad oggetto l’impugnativa di una delibera condominiale e del fine del ricorso ex art. 1137 c.c.. Va aggiunto che al momento della notifica la ATC era l’amministratore del condominio e, quindi, il suo legale rappresentante al quale l’atto doveva essere indirizzato e notificato.

Si deve pertanto escludere la sussistenza dei vizi denunciati, in quanto la mancata specificazione, nella relata di notificazione della qualità di amministratore del condominio non può incidere sulla validità della notificazione.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 112, 161 e 342 c.p.c. e conseguente nullità della sentenza di appello, nonchè vizi di motivazione, deducendo che la corte di appello, nel rilevare la sussistenza del conflitto di interesse di essa ATC per essere dante causa degli alloggi acquistati dai condomini, ha violato il principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato a seguito del travisamento della “causa petendi” dedotta in giudizio dalle parti e rappresentata dalla richiesta di annullamento della delibera assembleare impugnata per la presunta sussistenza del conflitto di interessi tra essa ricorrente (quale rappresentante) ed il condominio (quale soggetto rappresentato) in relazione alla ordinanza comunale n. 3269 del 1993 e alla L. n. 257 del 1992, art. 12. Ad avviso della ATC non è configurabile una fattispecie di conflitto di interesse di essa ATC, quale dante causa dell’alloggio acquistato dal condomino T., in quanto risulta documentalmente provato che il detto alloggio è stato venduto senza nessuna garanzia per i vizi occulti prima della emissione della citata ordinanza comunale che peraltro non indica il soggetto tenuto ad effettuare i lavori in questione e a sostenere il relativo costo il che esclude la configurabilità di un conflitto di interesse invocato dal T. a sostegno della domanda di annullamento della delibera impugnata. Inoltre la L. n. 257 del 1992, art. 12 pone i costi dei lavori a carico dei proprietari degli immobili ed essa ATC all’epoca dell’emanazione dell’ordinanza non era proprietaria di tutti gli alloggi. La corte di appello ha ritenuto sussistente il conflitto di interesse di essa ATC in quanto dante causa degli immobili, ossia per un motivo non dedotto dal T.. Peraltro l’alloggio è stato venduto al T. senza alcuna garanzia per i vizi occulti.

Con il terzo motivo la ATC denuncia vizi di motivazione sostenendo che la corte di appello ha prima ravvisato un conflitto di interesse tra essa ATC (quale rappresentante) e il condominio (soggetto rappresentato) ed ha poi ricondotto il conflitto di interesse alla posizione di essa ricorrente quale dante causa ed al contenuto degli atti di acquisto. Le ragioni poste dalla corte di appello a fondamento della dichiarazione di annullamento della delibera impugnata sono pertanto in contrasto tra loro e contraddittorie, oltre che estranee a quelle invocate dalle parti.

La Corte rileva l’infondatezza e, in parte l’inammissibilità, delle dette censure che possono essere esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione ed interdipendenza riguardando tutte la stessa questione – sia pur prospettata sotto aspetti e profili diversi – e risolvendosi essenzialmente, per lo più, in una non attenta lettura ed in una non corretta interpretazione della sentenza impugnata e delle tesi difensive del T. e del condominio, oltre che in una critica dell’attività istituzionalmente affidata al giudice del merito.

Occorre premettere che – come sopra riportato nella parte narrative che precede – la corte di appello:

ha accolto l’istanza presentata dalla stessa ATC volta alla nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c. essendo ravvisatale un conflitto di interesse tra la ATC (rappresentante) e condominio (soggetto rappresentato);

ha affermato che, secondo la giurisprudenza, era “sufficiente anche una situazione di conflitto di interessi potenziale” (pagina 13 sentenza impugnata);

ha posto in evidenza che secondo il T. gli oneri in questione andavano ricondotti in capo alla ATC “precedente proprietario di tutte le unità immobiliari in quanto succeduto alla Gescal” per cui era “evidente l’interesse di ATC a ripartire i suddetti oneri tra tutti i condomini” (pagina 13 sentenza impugnata);

ha ravvisato il conflitto di interesse perchè: a) l’ordinanza sindacale in questione era stata comunicata alla ATC quale proprietaria degli immobili richiamati nell’atto amministrativo; b) nei confronti della ATC era stata instaurata una procedura amministrativa per lo smantellamento dei materiali in oggetto “anche in via coercitiva”; c) la L. n. 257 del 1992, art. 12, era riferibile ai proprietari attuali (ossia al momento dell’entrata in vigore della legge) degli immobili; d) la ATC si trovava nella posizione di dante causa come riferito dal T. nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e poi ribadito nel corso del giudizio dallo stesso T. ed anche dal condominio.

La corte di appello è pervenuta alla dette conclusioni (dalla ricorrente principale criticate) attraverso argomentazioni complete ed appaganti, improntate a retti criteri logici e giuridici, nonchè frutto di un’indagine accurata e puntuale del contenuto del ricorso ex art. 1137 proposto dal T. e delle difese del condominio, delle vicende processuali, delle richieste della stessa ATC, della documentazione acquisita e delle risultanze di causa riportate nella decisione impugnata. Il giudice di appello ha dato conto delle proprie valutazioni, circa il risultato della detta indagine. Dalla motivazione della sentenza impugnata risulta chiaro che la Corte di merito, nel porre in evidenza gli elementi probatori favorevoli alle tesi del T. e del condominio, ha implicitamente espresso una valutazione negativa delle contrapposte tesi della ATC. Da quanto precede discende con immediatezza l’infondatezza e l’inammissibilità delle censure in esame atteso che la corte di appello ha posto a base del ravvisato conflitto di interesse (peraltro rilevato dalla stessa ATC con la richiesta di nomina di un procuratore speciale ex art. 78 c.p.c.) numerose ragioni – ciascuna delle quali, autonoma ed indipendente, sufficiente da sola a giustificare la decisione impugnata – tutte contenute nel ricorso ex art. 1137 c.c. introduttivo del giudizio di primo grado nonchè nelle difese articolate dal condominio costituito nel giudizio davanti alla corte territoriale quale giudice di primo grado ex art. 354 c.p.c. (pagina 16 sentenza). Una delle dette ragioni non è stata censurata dalla ATC con conseguente inammissibilità delle critiche rivolte alla altre ragioni e che anche se eventualmente fondate non varrebbero a scalfire la pronuncia di cui si chiede l’annullamento.

La ATC non ha infatti censurato l’affermazione della corte di appello circa la sufficienza di un conflitto di interessi anche solo potenziale: nella specie non è di certo contestabile la sussistenza di detto conflitto potenziale tenuto conto dell’obiettivo contrasto tra le parti sull’individuazione del soggetto tenuto a sostenere i costi per l’eliminazione dei materiali indicati nella ordinanza sindacale.

Al riguardo va anche segnalato che, come la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di precisare, l’accertamento dell’esistenza del conflitto di interessi tra rappresentato e rappresentante costituisce apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se (come nella specie) correttamente motivato (tra le ultime sentenza 26/9/2005 n. 18792).

Sono pertanto insussistenti le dedotte violazioni di legge e gli asseriti vizi di motivazione denunciati con i motivi di ricorso in esame.

Con il quarto motivo la ricorrente principale denuncia violazione degli artt. 2373 e 1136 c.c. deducendo che l’annullabilità di una delibera assembleare assunta con il voto favorevole di uno o più soci in posizione di conflitto di interesse con la società è subordinata alla esistenza effettiva del conflitto di interessi, alla decisi vita del voto del socio in conflitto di interessi e la dannosità della deliberazione per la società. Nella specie non sussistono i detti elementi richiesti dall’art. 2973 c.c. applicato dalla corte di appello.

L’infondatezza della censura in esame emerge con evidenza: a) da quanto in precedenza rilevato in merito alla sussistenza del conflitto di interesse accertato dalla corte di merito; b) dalla palese dannosità per il condominio (ossia della collettività di tutti i singoli condomini ad esclusione della ATC in conflitto di interesse) derivante dalla deliberata distribuzione del costo dei lavori necessari per l’eliminazione dell’amianto a carico di tutti i condomini e non della sola ATC; c) dalla invalidità della delibera impugnata in quanto approvata con un numero di voti inferiore a quello (pari ad almeno la metà del valore dell’edificio) previsto dall’art. 1136 c.c., comma 4, nell’ipotesi (ricorrente appunto nella specie) di spese per riparazioni straordinarie di notevole entità.

Con riferimento al punto sub c) è appena il caso di richiamare il principio più volte affermato da questa Corte secondo cui nel caso in cui un socio versi in situazione di conflitto d’interessi con la società e non possa perciò esercitare il diritto di voto nelle deliberazioni dell’assemblea, a norma dell’art. 2373 c.c., comma 1 (applicato nel caso in esame dalla corte di appello in via analogica), il “quorum” deliberativo deve essere computato non già in rapporto all’intero capitale sociale, bensì in relazione alla sola parte di capitale facente capo ai soci aventi diritto al voto, con esclusione dunque della quota del socio che versi in conflitto d’interessi, della quale, invece, deve tenersi conto ai fini del “quorum” costitutivo, ai sensi dell’u.c. del citato art. 2372 (tra le ultime, sentenza 12/7/2007 n. 15613).

La delibera in questione – come posto in evidenza nella sentenza impugnata e non contestato dalla ATC – è stata approvata con voto favorevole di condomini titolari (esclusa la ATC) di millesimi 219,50 inferiore alla metà del valore dell’edificio (pari a 531,16 dovendosi sottrarre i millesimi 468,84 dei quali era titolare la ATC).

Con il quinto motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., deducendo che la corte di appello, pur avendo accolto il motivo di gravame formulato da essa ATC relativo alla nullità del giudizio di primo grado, non ha applicato il principio della soccombenza reciproca e non ha compensato tra le parti, parzialmente o per intero, le spese del giudizio.

Anche questo motivo, al pari degli altri, non è meritevole di accoglimento in quanto, come è noto, la discrezione del giudice del merito in caso di soccombenza reciproca può esprimersi in ogni profilo che non violi il principio afferente alla condanna alle spese della parte totalmente vittoriosa, ipotesi che non ricorre nella specie, sicchè il sindacato di questa Corte non può essere invocato sul punto.

In definitiva il ricorso principale deve essere rigettato con il conseguente assorbimento del ricorso incidentale espressamente proposto dal condominio in via condizionata all’accoglimento di quello principale.

La soccombente ATC, ricorrente principale, va condannata al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate per ciascuna parte resistente nella rispettiva misura indicata in dispositivo.

PQM

la Corte, riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale, condanna la ATC al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida: a) in favore di T. R. in complessivi Euro 200,00, oltre Euro 3.300,00 a titolo di onorari ed oltre accessori come per legge; b) in favore del condominio in complessivi Euro 200,00, oltre Euro 3.000,00 a titolo di onorari ed oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2011

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