Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17136 del 11/07/2017

Cassazione civile, sez. VI, 11/07/2017, (ud. 20/06/2017, dep.11/07/2017),  n. 17136

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria G. C. – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17493-2016 proposto da:

L.G.I., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato PAOLO FORNO;

– ricorrente –

contro

PUBBLICO MINISTERO PRESSO IL TRIBUNALE DI TORINO,

F.M., G.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 354/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 02/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/06/2017 dal Consigliere Dott. SAMBITO MARIA

GIOVANNA C..

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza in data 2.3.2016, la Corte d’Appello di Torino, in accoglimento dell’appello proposto dal Pubblico Ministero, ha dichiarato l’interdizione di F.M., già sottoposta ad amministrazione di sostegno. Per la cassazione, ha proposto ricorso L.G.I., con un mezzo. Gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

2. Col proposto ricorso, la L.G., allegando di essere affine in secondo grado della F., per averne sposato il fratello, deduce la nullità dell’intero giudizio, per non esser stata menzionata in seno al ricorso per l’interdizione della cognata e per non aver ricevuto la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza.

3. Il ricorso è inammissibile, in applicazione del condivisibile principio affermato da Cass. n. 15346 del 2000, secondo cui: nel giudizio di interdizione, parenti ed affini dell’interdicendo non hanno qualità e veste di parti in senso proprio, avendo essi un compito “consultivo” e cioè di fonti di utili informazioni al giudice. Ditalchè, escluso che detti parenti ed affini siano qualificabili come parti necessarie del procedimento, ne discende che, non intervenuti nè chiamati in primo grado, gli stessi possono bensì impugnare la prima sentenza, ma, solo, per dedurre fatti ed informazioni indebitamente pretermesse per effetto della loro esclusione; certamente non sono ammessi a dedurre in sede di legittimità – e per la prima volta- pretesi vizi correlati alla detta esclusione.

4. Non va provveduto sulle spese in assenza di attività difensiva della parte intimata. Trattandosi di processo esente, non si applica il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

Rigetta il ricorso. Dispone che, ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, il 20 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 luglio 2017

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