Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17129 del 17/08/2016


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Cassazione civile sez. lav., 17/08/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 17/08/2016), n.17129

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28618/2010 proposto da:

G.V., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR,

presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO MARINO, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS) in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. –

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli

avvocati LUIGI CALIULO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, giusta

delega in atti;

– controricorrenti –

e contro

MONTEPASCHI SERIT S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1955/2009 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/11/2009 R.G.N. 1228/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

udito l’Avvocato MARITATO LELIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Trapani di rigetto dell’opposizione alla cartella di pagamento notificata su istanza dell’Inps a G.V. per il pagamento di contributi relativi alla lavoratrice R.E..

La Corte ha rilevato che la R. aveva denunciato all’ispettorato di aver lavorato come ceramista dal 1/3/2001 al 2003 e per il periodo marzo/dicembre di ogni anno; che la denuncia era puntuale e circostanziata; che risultava confermata dalle dichiarazioni dei due testi B.A. e F.M.; che lo stesso G. aveva ammesso il rapporto denunziandolo per il periodo indicato dalla stessa R..

Ha osservato inoltre che le dichiarazioni del G., secondo cui la R. aveva frequentato il laboratorio di ceramica come praticante o al più con un rapporto dl collaborazione autonomo, apparivano confuse; che i dubbi avanzati dall’appellante, secondo cui la stessa R. aveva richiesto in un primo momento il pagamento di quanto a lei spettante a G.P., figlia di G., erano infondati atteso che anche G.P. impartiva disposizioni alla R. circa il lavoro da svolgere.

Avverso la sentenza ricorre il G. con un motivo. Resiste l’INPS. Montepaschi Serit spa è rimasto intimato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con un unico motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione. Censura le affermazioni della Corte secondo cui le dichiarazioni della R. erano precise e circostanziate nonchè confermate dai testi B. e F.; il G. aveva denunciato il rapporto di lavoro con la R. nei medesimi termini di questa e infine le dichiarazioni della R. contenute nella lettera del 23/2/2007 indirizzata a G.P. erano prive di valore.

Deduce che le dichiarazioni della R. erano interessate e non risultavano confermate; che egli aveva denunciato un rapporto di lavoro per un periodo inferiore ed un orario minore; che la R., nella lettera del 23/2/2007 aveva affermato l’esistenza di un rapporto di lavoro con G.P. di cui non vi era menzione nella denuncia agli ispettori e che infine, la Corte non aveva motivato in maniera sufficiente e congrua sull’esistenza della subordinazione.

Il motivo è infondato.

Come più volte affermato da questa Corte, il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione denunciabile con ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, si configura soltanto quando nel ragionamento del giudice di merito sia riscontrabile il mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione, vizio che non è certamente riscontrabile allorchè il giudice di merito abbia semplicemente attribuito agli elementi considerati un valore e un significato diversi dalle aspettative e dalle deduzioni di parte (ex multis, Cass. 9 settembre 2011 n. 18523, Cass. 18 marzo 2011 n. 6288).

E’ principio consolidato, inoltre, che spetta in via esclusiva al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, assegnando prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, nonchè la facoltà di escludere anche attraverso un giudizio implicito la rilevanza di una prova.

Nella fattispecie in esame, la motivazione della sentenza d’appello consente l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione, ai fini del vaglio di congruenza in sede di giudizio di legittimità ed appare del tutto esaustiva sottraendosi alle censure formulate dal ricorrente.

Il giudice ha dato completa e congrua motivazione circa l’ammissione e la valutazione delle prove acquisite agli atti, prendendo compiutamente in esame le obiezioni avanzate dalla parte appellante.

La Corte ha valutato,oltre alle dichiarazioni rese dalla stessa R. che aveva denunciato un rapporto di lavoro, le dichiarazioni rese dai testi B. e F.; la circostanza che lo stesso G. aveva riconosciuto l’esistenza di un rapporto di lavoro sia pure in termini temporali diversi e infine l’assoluta infondatezza della tesi prospettata dall’appellante secondo cui la R. svolgeva una sorta di praticantato senza alcun vincolo di subordinazione.

Deve, pertanto, concludersi che, ferma restando la validità e la precisione di tale percorso argomentativo, le deduzioni poste a fondamento dei motivi in esame costituiscono solo una inammissibile rivisitazione del merito, non possibile nel giudizio di legittimità.

Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato con condanna del ricorrente a pagare all’Inps le spese del presente giudizio. Nulla per spese a Montepaschi Serit che èifl rimasta intimata.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a pagare all’Inps le spese processuali liquidate in Euro 2000,00 per compensi professionali ed Euro 100,00 per esborsi oltre 15% per spese generali ed accessori di legge. Nulla per spese a Montepaschi Serit.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2016

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