Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17103 del 11/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 11/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.11/07/2017),  n. 17103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2717/2012 proposto da:

A.S., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA CASSIODORO 6, presso lo studio dell’avvocato GIANNA BALDONI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato SALVATORE NICOLA,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DEL DEMANIO;

– intimata –

avverso il provvedimento n. 896/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 01/08/2011 R.G.N. 1498/2010.

Fatto

RILEVATO

che la Corte di Appello di Torino, in riforma della sentenza di prime cure, ha rigettato il ricorso proposto da A.S. nei confronti dell’Agenzia del Demanio, ritenendo inapplicabile alle pubbliche amministrazioni il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, invocato dalla ricorrente, la quale aveva chiesto la condanna dell’Agenzia, in via solidale con la Cooperativa Centro Servizi, al pagamento delle differenze retributive maturate in relazione alle prestazioni rese nell’ambito dell’appalto dei servizi di pulizia degli uffici della filiale di (OMISSIS);

che avverso tale sentenza ha proposto ricorso la A. sulla base di un unico motivo, articolato in più punti, al quale l’Agenzia del Demanio non ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

1. che è consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui il rispetto del diritto fondamentale a una ragionevole durata del processo, derivante dall’art. 111 Cost., comma 2 e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, impone al giudice di non adottare provvedimenti che siano di ostacolo a una sollecita definizione della controversia e che si traducano in un inutile dispendio di attività processuali (Cass. Sez. U. 3.4.2008 n. 26373; 22.3.2010 n. 6826; 23.9.2013 n. 21670).

1.1. che, pertanto, non occorre disporre la rinnovazione della notifica, erroneamente effettuata presso gli uffici dell’Avvocatura Distrettuale anzichè presso quelli dell’Avvocatura Generale, a fronte dell’infondatezza del ricorso, derivante dalle ragioni illustrate nei punti che seguono;

2. che l’unico motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1, comma 2 e art. 29, perchè la Corte territoriale, nel ritenere inapplicabile alle pubbliche amministrazioni la responsabilità solidale dell’appaltatore prevista dalla norma sopra richiamata, avrebbe: interpretato la disposizione senza considerare i principi espressi dalla legge delega e, quindi, aderito ad una esegesi tale da rendere la norma incostituzionale, per violazione dell’art. 76 Cost.; creato un’ingiustificata disparità di trattamento fra i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che operano quali appaltatori nel settore privato e quelli assunti da imprese aggiudicatarie di appalti pubblici; valorizzato il mancato richiamo del cosiddetto “codice degli appalti” senza considerare che la norma oggetto di interpretazione è stata emanata quando ancora il D.Lgs. n. 163 del 2006, non era stato approvato; posto l’accento sul principio del necessario concorso pubblico per l’accesso all’impiego, principio che giustifica solo la inapplicabilità dell’art. 29, comma 3 bis e non dell’intera disciplina dettata dallo stesso articolo;

2. che la sentenza impugnata è conforme all’orientamento consolidato di questa Corte secondo cui ” ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1, comma 2, non è applicabile alle pubbliche amministrazioni la responsabilità solidale prevista dall’art. 29, comma 2, del richiamato decreto. Il D.L. n. 76 del 2013, art. 9, nella parte in cui prevede la inapplicabilità dell’art. 29 ai contratti di appalto stipulati dalle pubbliche amministrazioni di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, non ha carattere di norma di interpretazione autentica, dotata di efficacia retroattiva, ma lo stesso non ha innovato il quadro normativo previgente, avendo solo esplicitato un precetto già desumibile dal testo originario del richiamato art. 29 e dalle successive integrazioni” (Cass. 10.10.2016 n. 20327; Cass. 22.11.2016 n. 23746; Cass. 21.11.2016 n. 23651; Cass. 11.10.2016 n. 20434; e quanto all’inapplicabilità dell’art. 29 agli appalti pubblici Cass. 23.5.2016 n. 10664; Cass. 24.5.2016 n. 10731; Cass. 7.7.2014 n. 15432);

3. che a detto orientamento il Collegio intende dare continuità, perchè la motivazione delle sentenze sopra richiamate, da intendersi qui trascritta ex art. 118 disp. att. c.p.c., affronta tutte le questioni prospettate nel ricorso, escludendo i denunciati profili di illegittimità costituzionale e ponendo in risalto le differenze fra appalto pubblico e privato, che giustificano la diversità della disciplina;

3.1. che per gli appalti pubblici l’ordinamento prevede un complesso articolato di tutele, volte tutte ad assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori, tutele che difettano nell’appalto privato e che compensano la mancata previsione della responsabilità solidale prevista dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, non applicabile alla pubblica amministrazione in quanto in contrasto con il principio generale (oggi rafforzato dal nuovo testo dell’art. 81 Cost., che affida alla legge ordinaria il compito di fissare “i criteri volti ad assicurare l’equilibrio fra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni”) in forza del quale gli enti pubblici sono tenuti a predeterminare la spesa e, quindi, non possono sottoscrivere contratti che li espongano ad esborsi non previamente preventivati e deliberati;

3.2. che la responsabilità prevista dall’art. 1676 c.c., applicabile anche alle pubbliche amministrazioni, al pari dell’intervento sostitutivo di cui al D.Lgs. n. 163 del 2006, opera nei limiti di quanto è dovuto dal committente all’appaltatore, mentre l’art. 29, comporta la responsabilità dell’appaltante anche nell’ipotesi in cui lo stesso abbia già adempiuto per intero la sua obbligazione nei confronti dell’appaltatore;

3.3. che detta responsabilità non può essere estesa alle pubbliche amministrazioni in relazione alle quali vengono in rilievo interessi di carattere generale che sarebbero frustrati ove si consentisse la lievitazione del costo dell’opera pubblica, quale conseguenza dell’inadempimento dell’appaltatore;

3.4. che la diversità delle situazioni a confronto e degli interessi che in ciascuna vengono in rilievo giustifica, quindi, la diversa disciplina e rende manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, prospettata in relazione all’art. 3 Cost.;

4. che non occorre provvedere sulle spese del giudizio di legittimità perchè l’Agenzia del Demanio è rimasta intimata;

4.1. che non sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 luglio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA