Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17102 del 08/08/2011

Cassazione civile sez. II, 08/08/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 08/08/2011), n.17102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MORANDO s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa, in virtù di procura speciale a margine del

ricorso, dall’Avv. GOBBI Vittorio, per legge domiciliata presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione, piazza Cavour, Roma;

– ricorrente –

contro

PREFETTO DI ASTI, rappresentato e difeso, per legge, dall’Avvocatura

Generale dello Stato, domiciliato presso gli Uffici di quest’ultima

in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Torino n. 6797 del 15 ottobre

2008.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 9

giugno 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che con sentenza in data 12 giugno 2006, il Giudice di pace di Asti ha rigettato il ricorso proposto dalla s.p.a. Morando avverso l’ordinanza con cui il Prefetto di Asti le aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 692,30 per violazione dell’art. 180 C.d.S., comma 8, ed ha confermato il provvedimento al minino edittale, compensando tra le parti le spese del giudizio;

che il Tribunale di Torino, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 15 ottobre 2008, ha respinto l’appello principale della s.p.a. Morando e, in accoglimento dell’appello incidentale della Prefettura, ha dichiarato tenuta e condannato la società al rimborso in favore della Prefettura delle spese del giudizio di primo grado, confermando nel resto l’impugnata pronuncia;

ha poi condannato la società al rimborso in favore della controparte delle spese anche del giudizio di gravame;

che per la cassazione della sentenza del Tribunale la s.p.a. Morando ha proposto ricorso, con atto notificato il 22 novembre 2009, sulla base di tre motivi;

che l’intimata Prefettura ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata;

che il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 196 C.d.S. e della L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 3 e 6, nonchè insufficiente e/o illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato da una delle parti, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5;

che il secondo mezzo è rubricato “violazione e falsa applicazione dell’art. 92 cod. proc. civ., nonchè insufficiente e/o illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato da una delle parti (art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5)”;

che i motivi che prospettano violazione o falsa applicazione di norme di legge sono privi del quesito di diritto, prescritto, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 bis cod. proc. civ., ratione temporis applicabile;

che questa Corte ha in più occasioni chiarito che i quesiti di diritto imposti dall’art. 366 bis cod. proc. civ. – introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, secondo una prospettiva volta a riaffermare la cultura del processo di legittimità – rispondono all’esigenza di soddisfare non solo l’interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui è pervenuta la sentenza impugnata ma, al tempo stesso e con più ampia valenza, anche di enucleare il principio di diritto applicabile alla fattispecie, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione; i quesiti costituiscono, pertanto, il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, risultando, altrimenti, inadeguata e, quindi, non ammissibile l’investitura stessa del giudice di legittimità (tra le tante, Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2009, n. 2363; Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2008, n. 3519; Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2007, n, 22640);

che il quesito di diritto non può essere desunto per implicito dalle argomentazioni a sostegno della censura, ma deve essere esplicitamente formulato, diversamente pervenendosi ad una sostanziale abrogazione della norma (Cass., Sez. Un., 17 aprile 2009, n. 9153);

che anche con riguardo alle censure che articolano il vizio di motivazione non è stato osservato l’onere, imposto dal citato art. 366 bis cod. proc. civ., del quesito di sintesi;

che, invero, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, allorchè nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto e le ragioni per le quali la motivazione è omessa, insufficiente o contraddittoria, imposto dall’art. 366 bis cod. proc. civ., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, all’inizio o al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid plurimis rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Cass., Sez. 3^, 7 aprile 2008, n. 8897; Cass., Sez. 1^, 8 gennaio 2009, n. 189;

Cass., Sez. 1^, 23 gennaio 2009, n. 1741);

che non rileva che il ricorso sia stato notificato quando la legge 18 giugno 2009, n. 69, era già stata pubblicata ed entrata in vigore;

che, invero, alla stregua del principio generale di cui all’art. 11 preleggi, comma 1, secondo cui, in mancanza di un’espressa disposizione normativa contraria, la legge non dispone che per l’avvenire e non ha effetto retroattivo, nonchè del correlato specifico disposto della L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 5, in base al quale le norme previste da detta legge si applicano ai ricorsi per cassazione proposti avverso i provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore della medesima legge (4 luglio 2009), l’abrogazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ. (intervenuta ai sensi della citata L. n. 69 del 2009, art. 47) è diventata efficace per i ricorsi avanzati con riferimento ai provvedimenti pubblicati successivamente alla suddetta data, con la conseguenza che per quelli proposti – come nella specie – contro provvedimenti pubblicati antecedentemente (e dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40) tale norma è da ritenere ancora applicabile (Cass., Sez. 1^, 26 ottobre 2009, n. 22578; Cass., Sez. Ili, 24 marzo 2010, n. 7119);

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara, il ricorso inammissibile e condanna, la ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dalla Prefettura controricorrente, liquidate in Euro 400,00 per onorari, oltre alle spese eventualmente prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 8 agosto 2011

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