Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17099 del 12/08/2016


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Cassazione civile sez. lav., 12/08/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 12/08/2016), n.17099

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VENUTI Pietro – Presidente –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8676/2013 proposto da:

RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA LUIGI GIUSEPPE FARAVELLI 22, presso lo studio

dell’avvocato ENZO MORRICO, che la rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

P.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA GIUSEPPE AVEZZANA 2/B, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO

CAMMAROTA, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO TRAPANESE,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 496/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/04/2012, R.G. N. 5199/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/05/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito l’Avvocato ROBERTO ROMEI per delega verbale Avv. ENZO MORRICO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso per decreto ingiuntivo, il sig. P. adiva il Tribunale di Roma al fine di sentire condannare la società Rete Ferroviaria Italiana (d’ora in poi, RFI) al pagamento della somma di Euro 110.430,62, asseritamente dovuta ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 18, commi 4 e 5 (nella formulazione anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 92 del 2012, applicabile ratione temporis) a titolo di indennità/risarcimento commisurato a tutte le retribuzioni globali di fatto maturate e non percepite nell’intervallo di tempo intercorso fra la data di esercizio del diritto di opzione ex art. 18, comma 5 L. cit. ed il momento in cui la relativa indennità era stata effettivamente pagata.

A sostegno della domanda deduceva: – di essere stato a suo tempo destinatario di un provvedimento di licenziamento da parte della datrice di lavoro RFI; – che, a seguito di impugnativa giudiziale, il licenziamento era stato dichiarato illegittimo con sentenza del Tribunale di Napoli n. 5721/2000, passata in giudicato, che ordinava alla datrice di lavoro la reintegra nel posto di lavoro ex art. 18 Stat. Lav., condannandola altresì, a titolo di risarcimento del danno, al pagamento di un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegra; – di avere esercitato l’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra ex art. 18, comma 5, in data 8.5.2000; – che la società aveva corrisposto la suddetta indennità solo in data 8.7.2003.

Il P. assumeva di aver dunque diritto – ai sensi di cui all’art. 18, commi 4 e 5, S.L. – a tutte le retribuzioni maturate e non percepite nell’intervallo di tempo intercorso fra la data di esercizio del diritto di opzione ed il momento in cui la relativa indennità era stata effettivamente pagata.

In accoglimento della domanda monitoria, il Tribunale di Roma emetteva il Decreto Ingiuntivo n. 862 del 2007.

Con ricorso in opposizione la RFI chiedeva la revoca del suddetto decreto, non essendo configurabile alcun onere retributivo o risarcitorio in capo alla società, chiedendo in via riconvenzionale subordinata la condanna del lavoratore alla restituzione delle somme percepite a titolo di interessi e rivalutazione monetaria inerenti il ritardato pagamento dell’indennità sostitutiva.

Il Tribunale accoglieva l’opposizione, revocando il decreto ingiuntivo opposto. Proponeva appello il P.; resisteva la società RFI.

Con sentenza depositata il 6 aprile 2012, la Corte d’appello di Roma, in riforma della pronuncia gravata, rigettava l’opposizione a decreto ingiuntivo che dunque confermava.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la società RFI, affidato a due motivi, poi illustrati con memoria.

Resiste il P. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, commi 4 e 5 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne erroneamente che l’obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro si estingue soltanto con il pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegra, sicchè il risarcimento del danno, L. n. 300 del 1970, ex art. 18, va commisurato alle retribuzioni che sarebbero maturate sino al giorno del pagamento dell’indennità sostitutiva e non sino alla data in cui il lavoratore ha operato tale scelta.

Il motivo è fondato.

Il consolidato orientamento di questa Corte, nonostante talune difformi pronunce (cfr. Cass. n. 20420/12), è nel senso che le obbligazioni scaturenti dalla domanda del lavoratore illegittimamente licenziato volta al riconoscimento della indennità sostitutiva della reintegra nel posto di lavoro con la consequenziale richiesta anche del risarcimento dei danni connessa all’esercizio del diritto potestativo di opzione – sono compiutamente disciplinate dalla disposizione della L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, comma 5, che, in ragione della specificità del rapporto lavorativo e delle esigenze che con tale disposizione si sono intese soddisfare, si configura come una norma speciale che osta, oltre che alla qualificazione delle suddette obbligazioni in termini di obbligazioni alternative o facoltative, anche all’applicazione dei generali principi codicistici correlati alla suddetta qualificazione (come ritenuto dalla sentenza impugnata). Ne consegue che l’interpretazione letterale della disposizione statutaria comporta un proprio ambito applicativo che si articola per quanto attiene alla liquidazione dei danni rivendicati dal lavoratore nei seguenti termini: per il periodo antecedente all’esercizio del diritto di opzione, il risarcimento dei danni va liquidato alla stregua delle regole dettate dal precedente comma quarto dell’art. 18 e l’esercizio del diritto di opzione determina la risoluzione del rapporto lavorativo; per il periodo successivo a tale momento, il mancato pagamento della indennità sostitutiva non è risarcibile alla stregua delle regole di cui dell’art. 18, comma 4, dovendo in seguito alla risoluzione definitiva dei rapporto lavorativo trovare applicazione i principi codicistici dettati in tema di inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, con la assoluta indifferenza – ai fini parametrici del risarcimento del danno – della retribuzione globale in precedenza riconosciuta al lavoratore (e plurimis, Cass. n. 1810/2013; Cass. n. 16228/12; Cass. n. 15869/12).

L’orientamento è stato ribadito da Cass. sez. un. n. 18353/2014 che ha affermato il seguente principio: in caso di licenziamento illegittimo, ove il lavoratore, nel regime della cosiddetta tutela reale (nella specie, quello, applicabile “ratione temporis”, previsto dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la L. 28 giugno 2012, n. 92), opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 18, comma 5, cit., il rapporto di lavoro, con la comunicazione al datore di lavoro di tale scelta, si estingue senza che debba intervenire il pagamento dell’indennità stessa e senza che permanga – per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore nè può essere pretesa dal datore di lavoro – alcun obbligo retributivo. Ne consegue che l’obbligo avente ad oggetto il pagamento della suddetta indennità è soggetto alla disciplina della “mora debendi” in caso di inadempimento, o ritardo nell’adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell’art. 429 c.p.c., comma 3, salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore.

La successiva giurisprudenza di legittimità risulta conforme (Cass. ord. n. 9765 del 13/05/2015; Cass. n. 20317 del 09/10/2015).

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata e la decisione nel merito da parte di questa Corte, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, come da dispositivo.

2.- Il secondo motivo, con cui la ricorrente denuncia una omessa motivazione in ordine alla domanda riconvenzionale subordinata inerente la condanna del lavoratore alla restituzione delle somme percepite a titolo di interessi e rivalutazione monetaria relativi al ritardato pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegra, resta assorbito.

3.- Le alterne fasi del giudizio giustificano la compensazione delle spese dell’intero processo.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e, decidendo nel merito, revoca il Decreto Ingiuntivo n. 862 del 2007, emesso dal Tribunale di Roma. Compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2016

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