Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17097 del 12/08/2016


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Cassazione civile sez. lav., 12/08/2016, (ud. 17/05/2016, dep. 12/08/2016), n.17097

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11333/2013 proposto da:

C.L., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’Avvocato NICOLA MANCINI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

ANAS S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 367/2012 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 05/02/2013 R.G.N. 320/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/05/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;

udito l’Avvocato NAPPI MASSIMO per delega Avvocato MANCINI NICOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per inammissibilità del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 367/2012, depositata il 5/2/2013, la Corte di appello di Campobasso, pronunciando sui gravami di entrambe le parti avverso la pronuncia di primo grado, accoglieva l’appello di ANAS S.p.A. e pertanto, in riforma della sentenza del Tribunale di Campobasso, respingeva il ricorso, con il quale C.L., dipendente di ANAS con inquadramento nel profilo B1 di Capo Cantoniere, aveva chiesto che venisse accertato il suo diritto al superiore inquadramento nel profilo B di Assistente di Nucleo e ai pagamento delle conseguenti differenze retributive.

La Corte, esaminate le declaratorie dei due profili professionali e le risultanze delle prove testimoniali, osservava come l’elemento di speciale qualificazione dell’Assistente di Nucleo rispetto al Capo Cantoniere fosse da rinvenirsi nel coordinamento delle squadre nell’espletamento del servizio di manutenzione e sorveglianza sulla scorta di “procedure e direttive fornitegli dal Capo Nucleo” e come tale attività di coordinamento non risultasse essere stata svolta dal C.; osservava inoltre come il ricorrente non risultasse aver mai neppure stabilmente relazionato con gli uffici tecnici degli enti territoriali e con le forze di polizia giudiziaria, elemento specializzante anch’esso previsto dalla declaratoria di Assistente di Nucleo.

Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza il C. con due motivi, illustrati da memoria; ANAS S.p.A. è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5) per non avere la sentenza impugnata tenuto in alcun conto i documenti prodotti in giudizio, i quali avrebbe potuto fornire dimostrazione che fin dal 29/10/1998 egli aveva espletato compiti ascrivibili al superiore inquadramento oggetto di domanda.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360, n. 5) per non avere la sentenza valutato nella loro interezza le prove per testi ammesse e assunte nel primo grado di giudizio, le quali, seppure limitate ad una sola circostanza, avrebbero potuto confermare anch’esse lo svolgimento di mansioni superiori.

I motivi di ricorso così proposti risultano inammissibili.

Essi, infatti, si sostanziano nella denuncia di un vizio di motivazione secondo lo schema normativo di cui all’art. 360, n. 5, nella versione anteriore alla modifica introdotta con il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, pur in presenza di sentenza di appello depositata in data 5/2/2013 e, pertanto, in data posteriore all’entrata in vigore della modifica (11 settembre 2012).

Come precisato da questa Corte a Sezioni Unite con le sentenze 7 aprile 2014 n. 8053 e n. 8054, l’art. 360 c.p.c., n. 5, così come riformulato a seguito della novella legislativa, configura un vizio specifico denunciabile per cassazione, costituito dall’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (e cioè che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); con la conseguenza che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente è tenuto ad indicare il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua decisività, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

Nella specie, il ricorrente non ha individuato uno o più fatti storici, il cui esame la Corte territoriale avrebbe omesso, nè conseguentemente ottemperato agli oneri di deduzione richiesti dalla nuova formulazione dell’art. 360, n. 5, come precisati dalla giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, sostanzialmente riproponendo nel presente giudizio di legittimità la riconsiderazione (ciò che avrebbe comunque reso il ricorso inammissibile anche nell’anteriore contesto normativo) dell’intero materiale di prova acquisito al giudizio, tanto documentale come testimoniale.

Nella inammissibilità dell’impugnazione è da ritenersi assorbita, avuto riguardo al principio di ragionevole durata del processo, la questione, pur fondata in astratto, della rinnovazione della notifica del ricorso presso l’Avvocatura Generale dello Stato e la relativa istanza di concessione di un termine per effettuare tale adempimento.

PQM

la Corte dichiara il ricorso inammissibile. Nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2016

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