Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17074 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 16/06/2021), n.17074

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22324-2019 proposto da:

L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO n.

94, presso lo studio MORBINATI & LONGO, rappresentato e difeso

dall’avvocato BARBARA MORBINATI;

– ricorrente –

contro

UNICREDIT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO CESI n. 72, presso

lo studio dell’avvocato ACHILLE BUONAFEDE, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1962/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

28/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/04/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione ritualmente notificato L.M. evocava in giudizio Unicredit S.p.a. innanzi il Giudice di Pace di Roma per sentirla condannare al pagamento in suo favore della somma di Euro 176,75 oltre accessori, dovuta a titolo di restituzione dell’imposta di registrazione versata dall’attore in relazione all’ordinanza di assegnazione n. (OMISSIS) emessa dal Tribunale di Roma. La domanda veniva accolta dal Giudice di Pace, che con sentenza n. 27368/2017 liquidava in favore dell’attore le spese del grado, nella misura di Euro 100.

Interponeva appello avverso detta decisione il L. e, nella resistenza di Unicredit S.p.a., il Tribunale di Roma, con la sentenza oggi impugnata, n. 1962/2019, rigettava il gravame condannando l’appellante alla refusione delle spese del grado di impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione L.M., affidandosi a tre motivi.

Resiste con controricorso Unicredit S.p.a..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la violazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 2, e l’erroneità della sentenza impugnata, nella parte in cui essa non farebbe riferimento a detto decreto, che invece sarebbe stato applicabile, ratione temporis, alla fattispecie.

La censura è inammissibile per difetto di specificità, posto che il ricorrente non indica quale sarebbe stato, in concreto, il pregiudizio economico che sarebbe conseguenza del vizio denunciato. In proposito, il collegio ritiene di dare continuità all’orientamento secondo cui, qualora il ricorrente lamenti la scorretta applicazione di una determinata tariffa, o di uno scaglione della stessa, in luogo di quelli cui il giudice di merito avrebbe dovuto fare riferimento, ha l’onere di specificare, nel motivo di censura dedotto in Cassazione, le voci e gli importi considerati in ordine ai quali il giudice di merito sarebbe incorso in errore (Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 30716 del 21/12/2017, Rv. 647175; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 18086 del 07/08/2009, Rv. 609456; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 27020 del 15/11/2017, Rv. 64617), di indicare il valore della controversia (Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 2532 del 10/02/2015, Rv. 634324) e di dimostrare che l’attività sia stata effettivamente resa e quali siano state, in concreto, le violazioni dei limiti tariffari (Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 7654 del 27/03/2013, Rv. 625598), perchè solo in questo modo il collegio viene posto in grado di apprezzare quale sarebbe stato, in concreto, il pregiudizio economico che la parte avrebbe subito per effetto del vizio denunciato.

Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., e del D.M. n. 55 del 2014, perchè il Tribunale avrebbe dovuto ravvisare l’erroneità della sentenza di prime cure, nella parte in cui essa non esponeva i criteri adottati dal Giudice di Pace per la liquidazione delle spese del grado.

Anche questa censura è inammissibile, per gli stessi motivi già esposti a confutazione del primo motivo. Il ricorrente, infatti, non indica quali sarebbero stati, in concreto, i valori minimi che il giudice di primo grado avrebbe violato; la doglianza, dunque, è carente del richiesto grado di specificità.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta, infine, la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., e del D.M. n. 55 del 2014, perchè il Tribunale avrebbe omesso di ravvisare la violazione dei minimi tariffari commessa dal giudice di prima istanza, nonostante l’espressa inderogabilità di detti minimi, derivante dall’entrata in vigore delle modifiche al D.M. n. 55 del 2014, introdotte con il D.M. n. 37 del 2018.

La censura è inammissibile. La decisione del Giudice di Pace è stata depositata in data anteriore all’entrata in vigore del D.M. n. 37 del 2018; di conseguenza, ad essa si applicava la disciplina originaria di cui al D.M. n. 55 del 2014, secondo la quale tanto gli aumentì, che le diminuzioni massime previste dall’art. 4, potevano essere operati dal giudice di merito “di norma”. Dal che deriva che lo stesso giudice ben poteva liquidare le spese in misura anche inferiore al valore derivante dall’applicazione della massima riduzione “ordinaria” prevista dal D.M. n. 55 del 2014, richiamato art. 4, fornendo ovviamente adeguata motivazione a sostegno di tale sua scelta. La doglianza con la quale il ricorrente intenda censurare la violazione del valore minimo di tariffa, nel sistema anteriore all’entrata in vigore del D.M. n. 37 del 2018, dunque, oltre a dover contenere i requisiti di specificità già esposti in occasione della confutazione dei primi due motivi di ricorso, deve anche confrontarsi con la motivazione resa dal giudice di merito, ovvero dedurne l’assenza. Poichè nel caso di specie il L. non ha ottemperato all’articolato onere a suo carico, sussiste un ulteriore profilo di carenza di specificità del motivo.

Da quanto precede discende l’inammissibilità del ricorso.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 800 di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali nella misura del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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