Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17059 del 21/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 21/07/2010, (ud. 27/05/2010, dep. 21/07/2010), n.17059

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. SOTGIU Simonetta – Consigliere –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro in

carica, ed Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato

presso i cui uffici sono domiciliati ope legis in Roma, Via dei

Portoghesi 12;

– ricorrenti –

contro

EDIL BI TRE s.r.l., in persona del legale rapp.te pro tempore,

elettivamente domiciliata in Desio alla Via Monsignor Cattaneo 27

presso lo studio dell’avv. Giulio Denis;

– intimato –

avverso la sentenza n. 164.32.05. depositata in data 19.10.05 e

notificata il 21.12.05, della Commissione tributaria regionale della

Lombardia;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

27.5.10 dal Consigliere Dott. Giovanni Carleo;

Udito il P.G. in persona del dr. Ennio Attilio Sepe che ha concluso

per l’accoglimento del ricorso con le pronunce consequenziali.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La EDIL BI TRE s.r.l., società di costruzioni, il 30.11.2000 stipulava un preliminare di compravendita con V.L., V. e C., in forza del quale si impegnava ad acquistare un terreno edificabile sito nel Comune di (OMISSIS) per il corrispettivo di L. 840 milioni, da corrispondere, per una quota pari a L. 106.270.000, in denaro e, per la restante parte, mediante la cessione di tre unità immobiliari del realizzando complesso. Nel successivo contratto definitivo, i sig.ri V. vendevano il terreno alla società per il complessivo importo di L. 500 milioni, senza alcun accenno alla cessione dei tre immobili.

A seguito di una verifica generale eseguita dalla G. di F. ed a successive indagini, in cui venivano raccolte le dichiarazioni dei V. che concordemente confermavano che il corrispettivo per l’acquisto era stato invece di L. 840 milioni, l’Agenzia delle Entrate, Ufficio del Registro di Como, con avviso di accertamento notificato il 26 febbraio 2002, contestava alla EDIL BI TRE s.r.l.

l’occultamento di una parte del corrispettivo, quindi la maggiore imposta dovuta oltre sanzioni. Avverso il detto accertamento, la contribuente presentava ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Como, la quale lo respingeva. Proponeva appello la società e la Commissione tributaria regionale della Lombardia ne accoglieva il gravame. Avverso la detta sentenza hanno quindi proposto ricorso per cassazione articolato in un unico motivo il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, posto che lo stesso deve essere ritenuto privo della necessaria legittimazione ad impugnare la sentenza di secondo grado in quanto il giudizio è stato introdotto il 20.12.02 dopo il primo gennaio del 2001 nei confronti della sola Agenzia delle Entrate. A riguardo, è appena il caso di osservare che la data indicata coincide con quella in cui è divenuta operativa l’istituzione dell’Agenzia delle entrate, con conseguente successione a titolo particolare della stessa nei poteri e nei rapporti giuridici strumentali all’adempimento dell’obbligazione tributaria, per effetto della quale deve ritenersi che la legittimazione “ad causam” e “ad processum” nei procedimenti introdotti successivamente alla predetta data spetti esclusivamente all’Agenzia (Sez. Un. n. 3118/06). Deve essere quindi dichiarata l’inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero, senza che occorra provvedere sulle spese in quanto la parte vittoriosa, non essendosi costituita, non ne ha in realtà sopportate.

Passando all’esame dell’unica doglianza, svolta dall’Agenzia, articolata sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione di legge (D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 48, 51, 52 e 72) nonchè della motivazione insufficiente e contraddittoria, deve rilevarsi che la stessa si fonda sulla premessa che l’effettivo prezzo convenuto tra le parti per la cessione del terreno sia stato di L. 840 milioni sia perchè tale somma corrisponde a quello indicato dalle parti nel preliminare sia perchè il suo pagamento risulta confermato successivamente dai fratelli V.. Pertanto – così continua la ricorrente – la sentenza impugnata sarebbe erronea per aver violato il disposto del art. 51 del D.P.R. citato, secondo cui, ai fini dell’imposta di registro, il valore dei beni è quello effettivamente pattuito. Inoltre, la sentenza impugnata sarebbe intrinsecamente contraddittoria posto che la Commissione d’appello, pur avendo accertato che il corrispettivo del trasferimento è maggiore di quello dichiarato nel contratto definitivo, ha ritenuto corretta la tassazione sul minor prezzo dichiarato, corrispondente solo ad una parte del prezzo effettivamente pattuito, sulla base dell’erronea considerazione che la differenza avrebbe potuto essere tassata quando sarebbero stati costruiti gli immobili.

La censura coglie nel segno. A riguardo, giova premettere che la Commissione di appello, dopo aver fondato il suo percorso argomentativo su un dato di fatto che assume essere oggettivo e pacifico, vale a dire la circostanza che il prezzo indicato nella scrittura privata, stipulata tra le parti per formalizzare il trasferimento definitivo del bene era inferiore a quello effettivamente pattuito, pur partendo quindi dalla dissimulazione del vero prezzo della cessione, ha ritenuto corretto il comportamento della contribuente sulla base della considerazione che, non essendovi stata alcuna rinuncia dei promittenti venditori agli appartamenti da costruire, la differenza avrebbe potuto essere tassata in esito alla cessione degli immobili. L’argomento è però privo di pregio in quanto, in tema di imposta di registro e con riguardo alla determinazione della base imponibile nel caso di contratti a titolo oneroso aventi per oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari (nonchè aziende o diritti reali su di esse), come nel caso di specie, l’accertamento del valore dei beni cui fa riferimento il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, comma 1, non può prescindere dal prezzo effettivamente pattuito dalle parti (se superiore a quello dichiarato nell’atto). Ed è appena il caso di osservare che esso rappresenta nella sostanza delle cose, almeno in via ordinaria, quel valore venale del bene cui accenna il legislatore nel successivo comma 2, che a sua volta coincide con quanto può ricavarsi dalla vendita in condizioni di normalità. Ne deriva pertanto che, una volta ritenuta la denunciata dissimulazione dell’effettivo prezzo della cessione, la tassazione ai fini dell’imposta in esame avrebbe dovuto essere effettuata, ai sensi della norma richiamata, sul maggior prezzo effettivo che era stato pattuito dalle parti, come risultava dalle dichiarazioni dei venditori. Considerato che la sentenza impugnata non si è uniformata ai suddetti principi, applicabili nella fattispecie, il ricorso per cassazione in esame deve essere accolto e la sentenza impugnata, che ha fatto riferimento, in modo non corretto, ad una regula iuris diversa, deve essere cassata.

Con l’ulteriore conseguenza che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della lite proposto dalla contribuente. Le spese, nel rapporto processuale tra l’Agenzia e la contribuente, seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso del Ministero. Nulla spese nel rapporto tra Ministero e l’intimata. Accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, rigetta il ricorso introduttivo della lite proposto da EDIL BI TRE s.r.l.. Condanna quest’ultima alla rifusione delle spese, in favore dell’Agenzia, che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge per ciascuno dei giudizi di merito ed in Euro 2.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge per il giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2010

 

 

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