Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17056 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2021, (ud. 04/12/2020, dep. 16/06/2021), n.17056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossanna – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17242-2019 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. BAIAMONTI 10,

presso lo studio dell’avvocato SANTORO ROSA PATRIZIA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato DE CONO MARIA;

– ricorrente –

contro

B.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato ZOPPELLARI MARIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1021/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 25/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. FALASCHI

MILENA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Rimini, con sentenza n. 1624 del 10 dicembre 2013, ha accolto la domanda di risoluzione del contratto di compravendita immobiliare per inadempimento proposta da B.G. nei confronti della nipote, B.M., acquirente, riconoscendo la non veridicità della quietanza di pagamento rilasciata dal procuratore di parte alienante al procuratore di parte acquirente, i quali avevano dichiaravano che l’intero prezzo di vendita era stato pagato prima del 4 luglio 2006, per non essere nelle rispettive procure neanche indicato il prezzo di vendita, la cui quantificazione era rimessa proprio ai procuratori, con la conseguenza che rispetto a detta determinazione il rappresentato che agiva per ottenere la declaratoria di simulazione del negozio compiuto dal rappresentate dove essere considerato terzo e dunque poteva fornire la prova della simulazione senza limiti ex art. 1417 c.c..

In virtù di gravame interposto da B.M., la Corte di appello di Bologna, nella resistenza dell’appellato, accoglieva l’impugnazione e, per l’effetto, in riforma della decisione impugnata, ritenendo che il B. non potesse essere equiparato ad un terzo ai fini della dedotta simulazione stante peraltro la partecipazione e la consapevolezza dello stesso in ordine all’asserito accordo simulatorio.

Avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna il B. propone ricorso per Cassazione, fondato su un unico motivo, cui resiste con controricorso B.M..

Ritenuto che il ricorso potesse essere accolto, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5),su proposta del relatore, regolarmente notificato ai difensori delle parti, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

In prossimità dell’adunanza camerale entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

Atteso che:

con l’unico motivo il ricorrente denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè degli artt. 2697 e 2729 c.c., oltre a errata e illogica valorizzazione di meri indizi privi di efficacia probatoria, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella parte in cui i Giudici di appello hanno attribuito a B.G. piena consapevolezza, compiacenza e approvazione affinchè il procuratore rilasciasse quietanza.

La censura appare fondata.

Le doglianze sollevate con il ricorso censurano il procedimento seguito in ordine alla prova e al valore di presunzioni degli elementi posti a base della decisione con riferimento all’accertamento compiuto dalla sentenza in ordine alla mancata corresponsione del prezzo della compravendita, dal quale i giudici hanno tratto la conseguenza del carattere non simulato della quietanza di pagamento rilasciata dal procuratore, posta la non qualificabilità dell’alienate quale “terzo” (v. pag. 7 della sentenza impugnata).

Occorre premettere che nella giurisprudenza di questa Corte la nozione di terzo, ai fini dell’art. 1417 c.c., ha una caratterizzazione eminentemente funzionale, basandosi sulla estraneità all’intesa simulatoria e sulla contrapposizione, tipica dell’agire contro, sussistente fra gli interessi perseguiti con l’atto simulato e quelli di cui sia portatore colui che intenda dimostrare la simulazione (v. Cass. n. 10592 del 2012).

In altri termini, il limite alla prova della simulazione vale tra le parti del contratto ma non per i terzi in buona fede, che ai sensi dell’art. 1417 c.c. possono provare la simulazione con ogni mezzo e ai quali la simulazione non può essere opposta, ai sensi dell’art. 1415 c.c., comma 1.

Nella specie l’attore aveva conferito mandato con rappresentanza ad un legale per essere stato allo stesso conferito il compito di stabilire l’ammontare del prezzo di vendita dell’immobile.

Da ciò discende che – diversamente da quanto affermato nella sentenza impugnata – il mandante, non partecipe ed ignaro dell’accordo simulatorio, il quale agisca per la dichiarazione di simulazione della quietanza, relativa all’avvenuto pagamento del prezzo, in relazione ad una vendita, posta in essere dal suo mandatario con rappresentanza, è da considerarsi “terzo”: pertanto egli può fornire la prova della simulazione “senza limiti”, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1417 c.c., e, quindi, sia a mezzo di testimoni, sia a mezzo di presunzioni, dovendosi inoltre escludere che, in dipendenza della natura di confessione stragiudiziale della quietanza, possano valere, riguardo alla sua posizione, i limiti di impugnativa della confessione stabiliti dall’art. 2732 c.c., che trovano applicazione esclusivamente nei rapporti fra il mandatario e il preteso simulato acquirente (v. in termini, Cass. n. 10743 del 2008).

Ciò premesso il Collegio intende dare continuità al principio di diritto secondo cui il mandante, non partecipe ed ignaro dell’accordo simulatorio, il quale agisca per la dichiarazione di simulazione della quietanza, relativa all’avvenuto pagamento del prezzo, in relazione ad una vendita, posta in essere dal suo mandatario con rappresentanza, è da considerarsi “terzo”, con ciò che ne consegue quanto agli effetti sull’onere della prova, dovendosi inoltre escludere che, in dipendenza della natura di confessione stragiudiziale della quietanza, possano valere, riguardo alla sua posizione, i limiti di impugnativa della confessione stabiliti dall’art. 2732 c.c., che trovano applicazione esclusivamente nei rapporti fra il mandatario e il preteso simulato acquirente (Cass. n. 10743/2008 cit.; nello stesso senso v. anche Cass. n. 20107 del 2009).

In detto quadro interpretativo diviene rilevante l’intervallo temporale intercorso tra il conferimento della procura (2 luglio 2008) e la determinazione contrattuale del prezzo dell’immobile (11 luglio 2008), anche quanto al potere di rilasciare quietanza con riferimento a somme la cui dazione sarebbe risalente ai due anni antecedenti alla vendita (4 luglio 2006).

La Corte d’Appello non ha fatto applicazione del suddetto principio e pertanto la decisione è affetta dai vizi di cui alle censure sollevate dal ricorrente sul punto.

Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione per il riesame della fattispecie alla luce del principio sopra illustrato.

Al giudice del rinvio è rimessa anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Stante l’accoglimento del ricorso, va dato atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-2 Sezione Civile, il 4 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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