Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17039 del 20/07/2010

Cassazione civile sez. III, 20/07/2010, (ud. 10/06/2010, dep. 20/07/2010), n.17039

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul regolamento di competenza d’ufficio proposto dal Tribunale di

TRANI – Sezione Distaccata di RUVO DI PUGLIA, con ordinanza R.G.

19058/08 del 5.3.09, depositata il 6.3.09, nel procedimento pendente

fra:

L.G.;

EDIL EURO DI BERARDI GIOVANNI & VITO SNC, M.A.,

SOCIETA’

CATTOLICA DI ASSICURAZIONI;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/06/2010 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RENATO

FINOCCHI GHERSI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Quanto segue:

p. 1. Il Tribunale di Trani, Sezione Distaccata di Ruvo di Puglia, con ordinanza del 6 marzo 2009, ha sollevato conflitto di competenza d’ufficio ai sensi dell’art. 45 c.p.c., avverso la sentenza del 5 novembre 2007, con la quale il Giudice di Pace di Corato, investito da L.G. contro M.A. – nel limite della sua competenza per valore generale – della domanda di risarcimento dei danni sofferti all’unità immobiliare di proprietà di esso attore a seguito di lavori di ristrutturazione eseguiti dal convenuto nell’appartamento sottostante, da lui condotto in locazione, aveva dichiarato la sua incompetenza per ragioni di materia, reputando che la controversia concerneva beni immobili.

Nel giudizio riassunto davanti al Tribunale dall’attore, il M. ha chiesto ed ottenuto differimento dell’udienza di comparizione per chiamare in causa in manleva garanzia la Edil Euro di Berardi Giovanni & Vito s.n.c., la quale, a sua volta, costituendosi ha chiesto ed ottenuto differimento per chiamare in garanzia la Società Cattolica di Assicurazioni, che a sua volta si è costituita.

Nessuna delle parti ha svolto attività difensiva in questa sede.

p. 2. Essendo il ricorso soggetto alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e prestandosi ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., nel testo anteriore alla L. n. 69 del 2009, è stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che è stata comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Quanto segue:

Nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., si sono svolte le seguenti considerazioni:

“(….) 3. – L’istanza di regolamento di competenza d’ufficio appare ammissibile, perchè tempestivamente proposta, siccome osserva lo stesso Tribunale. L’ordinanza è stata, infatti, pronunciata effettivamente nel limite dell’udienza di cui all’art. 38 c.p.c., che segna la preclusione del potere di cui all’art. 45 c.p.c.. Inoltre, il conflitto concerne una valutazione in ordine alla competenza per materia e, quindi, relativa ad un criterio di competenza soggetto al potere di cui all’art. 45 c.p.c..

4. – L’istanza appare fondata, perchè esattamente il Tribunale ha argomentato che, avendo la domanda ad oggetto una pretesa di risarcimento danni per equivalente monetario e, quindi, una domanda relativa al pagamento di una somma di danaro, si configura la competenza generale mobiliare per ragioni di valore del giudice di pace, di cui all’art. 7 c.p.c., comma 1. Ciò, avuto riguardo al valore della somma domandata, compresa entro quel limite.

Invero, allorquando si eserciti una pretesa di risarcimento danni per equivalente assumendo che il danno si è verificato ad un immobile (quale che ne sia il titolo di godimento), il diritto fatto valere, avendo ad oggetto una somma di danaro e, quindi, un petitum mediato inerente il conseguimento di un bene della vita rappresentato da un bene mobile, è per definizione un diritto concernente una cosa mobile, qual è il danaro e, pertanto, agli effetti dell’art. 7 c.p.c., comma 1, la relativa domanda è senz’altro riconducibile all’ambito della competenza generale mobiliare colà prevista a favore del giudice di pace (per qualche riferimento si veda Cass. n. 2889 del 2003). Il criterio di competenza previsto da detta norma resta del tutto indifferente, salvo che l’ordinamento preveda un’incidenza sulla competenza riferita al rapporto da cui origina la pretesa risarcitoria e che concerne il godimento dell’immobile, alla circostanza che la somma chiesta a titolo risarcitorio costituisca l’equivalente di un danno-evento rappresentato dalla lesione verificatasi sulla situazione giuridica che l’attore vanta riguardo ad un bene immobile. Soltanto se il rapporto inerente il godimento dell’immobile è assunto come criterio per individuare una specifica competenza ratione materiae, la pretesa risarcitoria per equivalente diretta a ristorare la situazione giuridica inerente il godimento dell’immobile può sottrarsi alla regola di cui all’art. 7 c.c., comma 1, come accade ad esempio allorquando venga in rilievo una pretesa risarcitoria concernente un rapporto di locazione o di comodato immobiliare, oppure un affitto di azienda (art. 441 bis c.p.c.) e naturalmente la pretesa riguardi le parti di tale rapporto (così, se ad esempio, un conduttore riceva molestie nel godimento dell’immobile locato da un terzo ed agisca per ottenere il risarcimento per equivalente, si è al di fuori dell’ambito dell’art. 441 bis c.p.c.).

Nella specie, essendosi fatta valere una pretesa risarcitoria per equivalente per la lesione sofferta dalla proprietà dell’attore, quest’ultima e, quindi, la sua inerenza ad un immobile, non viene in alcun modo in considerazione, per individuare il diritto fatto valere che, pertanto, concerne il danaro e, quindi una cosa mobile. La proprietà non assume incidenza sull’individuazione del petitum, bensì sulla causa petendi, cioè ai fini del requisito della cd.

ingiustizia del danno ai sensi dell’art. 2043 c.c.. Nè la conclusione si sposta se la pretesa risarcitoria si riconduca all’art. 949 c.c., comma 2.

L’istanza di regolamento di competenza d’ufficio dovrebbe, pertanto, essere accolta e dovrebbe essere dichiarata la competenza del Giudice di Pace di Corato”.

p. 2. Il Collegio, lette le argomentazioni e le conclusioni della relazione, le condivide integralmente.

L’istanza di regolamento di competenza è, dunque, accolta ed è, pertanto, dichiarata la competenza sulla controversia del Giudice di Pace di Corato, davanti al quale le parti dovranno riassumere il giudizio entro sei mesi dalla pubblicazione della presente ordinanza (in termini, Cass. n. 6823 del 2010).

P.Q.M.

La Corte dichiara la competenza del Giudice di Pace di Corato. Fissa per la riassunzione termine di mesi sei dalla pubblicazione della presente ordinanza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 10 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2010

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