Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17039 del 11/08/2016


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Cassazione civile sez. I, 11/08/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 11/08/2016), n.17039

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21527/2013 proposto da:

LUXOR COSTRUZIONI S.P.A. (p.i. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA EUCLIDE 47, presso l’avvocato ANTONIO JEZZI, che la

rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BRESSANONE 3, presso l’avvocato MARIA LUISA CASOTTI CANTATORE, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANO SARZI

SARTORI, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3328/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/05/2016 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato ENRICO VALENTINI, con delega,

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato MARIA LUISA CASOTTI

CANTATORE che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 21 giugno 2012, la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione di primo grado, che, accogliendo l’opposizione all’esecuzione proposta dalla Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. contro la Luxor Costruzioni s.p.a., aveva dichiarato la nullità della procedura esecutiva e del pignoramento del 7 novembre 2003.

La corte territoriale ha ritenuto che, sulla base delle prove raccolte, fosse dimostrata l’integrazione dell’elemento soggettivo della fattispecie, che l’art. 1993 c.c., comma 2, prevede al fine di rendere opponibili al creditore le eccezioni personali del debitore fondate sui rapporti personali con i precedenti possessori.

In particolare, ha ritenuto che F.R., amministratore della creditrice procedente Luxor Costruzioni s.p.a., ed il cui stato soggettivo rileva per la società ai sensi dell’art. 1391 c.c., fosse pienamente consapevole della truffa perpetrata da tale A.S. condannato in sede penale per tale vicenda – allorchè questi, versati sul proprio conto corrente aperto presso la Banca Agricola Mantovana (poi incorporata nella Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.) sei assegni circolari per complessivi Euro 526.000,00 ed in seguito risultati falsi, aveva ottenuto l’emissione di trentatre assegni circolari dell’importo di Euro 10.000,00 ciascuno, di cui ventidue il giorno stesso consegnati con girata in bianco al F., quale procuratore di tale Floris Investments LLC, e dal medesimo girati alla Luxor Costruzioni s.p.a., da lui stesso amministrata e che ne aveva richiesto, infine, il pagamento alla banca emittente.

Propone ricorso per cassazione la soccombente, fondato su tre motivi.

Resiste la banca con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 1993, comma 2, per avere la corte del merito ritenuto sussistere un quadro indiziario inequivoco circa la consapevolezza in capo alla Luxor Costruzioni s.p.a. del pregiudizio recato alla banca, situazione soggettiva, tuttavia, dalla sentenza impugnata, desunta alla stregua del mero interrogatorio di un imputato ( A.S.) assunto in sede penale, il quale aveva ivi dichiarato di aver ricevuto proprio da Roberto F. gli originari sei assegni circolari: ma questi non è mai stato imputato e, quindi, doveva senz’altro ritenersi in buona fede, allorchè ebbe a ricevere i ventidue assegni circolari poi posti in esecuzione in giudizio.

Con il secondo motivo, deduce l’errata applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la sentenza impugnata posto a fondamento della sua decisione il “carteggio penale” acquisito, ricalcando le motivazioni della sentenza di primo grado, senza considerare che le indagini penali non avevano condotto all’imputazione del F..

Con il terzo motivo, lamenta la motivazione insufficiente ed omessa con riguardo alla situazione di buona fede del F., che non è stata ben considerata dalla corte del merito, atteso che egli non avrebbe potuto avvedersi della condizione di pluriprotestato di A.S. e che la Luxor Costruzioni s.p.a. non aveva comunque operato prelievi, dopo il versamento degli assegni de quo.

2. – I tre motivi, tutti incentrati sull’elemento soggettivo della accertata mala fede della società girante e che possono essere trattati congiuntamente per la loro intima connessione, sono complessivamente infondati.

L’art. 1993 c.c., prevede che il debitore possa opporre al possessore del titolo soltanto le eccezioni a questo personali ed altre previste dal primo comma; aggiunge il secondo comma che possano opporti anche le eccezioni fondate sui rapporti personali con i precedenti possessori, ove, nell’acquistare il titolo, il possessore abbia “agito intenzionalmente a danno del debitore medesimo”.

Questa Corte ha da tempo chiarito specificamente come l’accertamento che il giratario abbia acquistato il titolo con l’intenzione di danneggiare il debitore, e con la conoscenza del conseguente danno che il debitore medesimo avrebbe subito, è ricavabile dal giudice del merito, attraverso elementi presuntivi e con indagine di fatto incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivata (Cass. 14 luglio 1997, n. 6350; 5 novembre 1981, n. 5818; 20 settembre 1984, n. 4811).

Nella specie, la corte del merito ha, nel suo insindacabile potere di accertamento dei fatti, ampliamente motivato circa il convincimento raggiunto.

I motivi proposti – i primi due sotto l’egida del vizio di violazione di legge ed il terzo già in sè articolato alla stregua del vecchio vizio di motivazione, onde già per tale profilo è inammissibile – mirano, invece, a censurare gli accertamenti in fatto contenuti nella sentenza impugnata, vertendo sulla asserita divergenza tra la decisione e le circostanze fattuali dedotte.

E’ principio pacifico (fra le altre, Cass. 26 marzo 2010, n. 7394) che il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito.

Nè il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dal precedente testo, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, – inapplicabile nella specie – equivaleva, comunque, alla revisione del ragionamento decisorio, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità.

Al quale, in definitiva, sia prima, sia dopo la riformulazione del n. 5, della disposizione menzionata, risulta del tutto estranea l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa.

3. – Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come nel dispositivo, ai sensi del D.M. 12 luglio 2012, n. 140.

Deve provvedersi altresì all’accertamento di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, applicabile ai procedimenti iniziati dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge, avvenuta il 30 gennaio 2013.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese di lite, nella misura di Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori, come per legge.

Dà atto che sussistono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2016

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