Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17034 del 11/08/2016


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Cassazione civile sez. II, 11/08/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 11/08/2016), n.17034

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

C.F., M.S.C., M.C.,

rappresentate e difese, in forza di procura speciale in calce al

ricorso, dall’Avv. Francesco Altamore;

– ricorrenti –

contro

D.S.E. e D.S.M.L., rappresentate e difese,

in forza di procura speciale a margine del controricorso, dall’Avv.

Guglielmo Rustico, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv.

Andrea Palazzolo in Roma, via Fucino, n. 6;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Catania in data 4 giugno

2011.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 19

luglio 2016 dal Consigliere relatore Dott. Giusti Alberto;

udito l’Avv. Francesco Altamore;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Russo Rosario Giovanni, che ha concluso per

l’inammissibilità o la manifesta infondatezza del ricorso, con

condanna aggravata alle spese.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – I coniugi M.F. e C.F. adivano il Tribunale di Catania, sezione distaccata di Acireale, e, premesso di essere comproprietari di un appartamento sito all’interno di un complesso condominiale in (OMISSIS), frazione di (OMISSIS), denominato “(OMISSIS)”, con accesso da via (OMISSIS), citavano le sorelle D.S.E. e D.M.L., proprietarie dell’unità immobiliare sottostante, chiedendone la condanna ad arretrare due tettoie da esse realizzate a distanza illegale dalle vedute esercitate dai balconi di essi attori.

Si costituivano le convenute, resistendo e proponendo domanda riconvenzionale intesa ad ottenere l’eliminazione delle tubazioni di gas GPL a servizio dell’immobile di proprietà degli attori, collocate nel giardino di esse convenute.

Con successiva memoria gli attori proponevano reconventio reconventionis, intesa ad ottenere la costituzione coattiva della servitù di attraversamento della proprietà D. con tubi del gas, dichiarandosi disposti a pagare la relativa indennità. Sostenevano che i tubi erano stati collocati a servizio dell’impianto di riscaldamento unifamiliare realizzato una volta che il condominio aveva deliberato la soppressione del servizio di riscaldamento centralizzato.

Con sentenza depositata il 26 gennaio 2005, il Tribunale di Catania, sezione distaccata di Acireale, dichiarava illegittime le costruzioni realizzate dalle convenute e le condannava al ripristino dello stato dei luoghi e quindi ad arretrare i due manufatti a tre metri dalle vedute; in accoglimento della reconventio reconventionis degli attori, costituiva in favore del M. e della C. il diritto di esercizio della servitù di attraversamento della proprietà D. con condutture di adduzione del gas.

2. – La decisione è stata impugnata dalle D.. Gli appellati hanno resistito.

Con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 4 giugno 2011, la Corte d’appello di Catania, in riforma della pronuncia di primo grado, ha condannato il M. e la C. all’eliminazione delle tubazioni di gas dal fondo D. e ha rigettato la domanda riconvenzionale del M. e della C. intesa ad ottenere la costituzione coattiva della servitù di attraversamento della proprietà D. con condutture di adduzione di gas.

Per quanto qui ancora rileva, la Corte di Catania – premesso che le servitù prediali coattive costituiscono un numerus clausus – ha giudicato inammissibile la costituzione coattiva di una servitù di passaggio di tubi per la fornitura di gas metano, escludendo la possibilità di applicare estensivamente l’art. 1033 c.c., in tema di servitù di acquedotto coattivo.

3. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello C.F., M.S.C. e M.C., la prima anche in proprio e tutte quali eredi di M.F., nel frattempo deceduto, hanno proposto ricorso, con atto notificato il 19 luglio 2012, sulla base di due motivi.

Le intimate hanno resistito con controricorso.

In prossimità dell’udienza entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione dell’art. 1068 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione) le ricorrenti deducono che il Tribunale aveva accolto la reconventio reconventionis relativa alla servitù di attraversamento dei tubi del gas a norma dell’art. 1068 c.c., comma 3, dopo avere valutato che il nuovo percorso delle tubazioni, rispetto a quello precedente, non arrecava alcun danno al fondo servente. Statuendo la trasformazione della servitù volontaria preesistente, il Tribunale non aveva inteso costituire una nuova servitù coattiva. La mancata impugnazione sul punto – si osserva – avrebbe determinato la formazione di un giudicato interno al riguardo.

1.1. – Il motivo è infondato.

Il Tribunale, in accoglimento della domanda riconvenzionale degli attori, ha dichiarato costituito in favore degli stessi il diritto di esercizio della servitù di attraversamento della proprietà delle convenute a mezzo di condutture di adduzione del gas nel luogo in cui attualmente si trovano, secondo il progetto fatto commissionare dal Condominio di cui fanno parte le unità abitative di cui sono proprietarie le odierne parti, in luogo di quello dove detta servitù era precedentemente esercitata.

Il Tribunale ha accolto la reconventio reconventionis a norma dell’art. 1068 c.c., comma 3, in tema di trasferimento della servitù in luogo diverso.

Il primo giudice ha dato atto che preesisteva un impianto originario di riscaldamento centralizzato a gasolio con centrale termica le cui diramazioni raggiungevano prima le unità abitative del piano terra di ciascuna palazzina e poi verticalmente i piani superiori, e ha riconosciuto che per la parte in cui le condutture attraversavano le proprietà esclusive del piano terra prima di giungere ai piani superiori si è costituita per destinazione del padre di famiglia una servitù di conduttura a carico di dette unità a piano terra e a favore di quelle ai piani superiori, per il passaggio del liquido necessario ad assicurare il riscaldamento degli appartamenti.

Il Tribunale ha quindi osservato che la reconventio reconventionis può accogliersi ai sensi dell’art. 1068 c.c., comma 3: ricordando che contro la volontà del proprietario del fondo servente può costituirsi il cambiamento del luogo di esercizio della servitù là dove risultino rispettati i presupposti del notevole vantaggio e della mancanza di danno a carico del fondo servente; rilevando che l’attuale percorso delle tubature è stato previsto in un progetto redatto da un tecnico appositamente incaricato di elaborare – nel rispetto delle prescrizioni di legge esistenti, a fronte della installazione di un serbatoio di GPL destinato a servire tutti i condomini che avessero inteso usufruire di tale servizio – la complessiva rete di condutture necessarie, allo scopo predisponendo il tracciato.

La Corte d’appello, nel riformare la pronuncia di primo grado, ha evidentemente ritenuto inapplicabile l’art. 1068 c.c., accogliendo la censura delle appellanti (il che esclude la formazione di qualsiasi giudicato interno) secondo cui non può parlarsi di cambiamento del luogo di una servitù che è “totalmente altra” rispetto a quella che si asserisce di voler spostare. Infatti, in precedenza non esisteva alcuna servitù di metanodotto, bensì una servitù di acquedotto dalla caldaia ai termosifoni del vecchio impianto centralizzato. Escludendo la possibilità di ricondurre l’intervento effettuato nel cambiamento del luogo per l’esercizio della medesima servitù, la Corte territoriale ha richiamato il principio – già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Sez. 2^, 25 gennaio 1992, n. 820) – secondo cui è inammissibile la costituzione coattiva di una servitù di passaggio di tubi per la fornitura di gas metano, dovendosi escludere un’applicazione estensiva dell’art. 1033 c.c., in tema di servitù di acquedotto coattivo, principio anche di recente ribadito da questa Corte (Sez. 2^, 6 giugno 2016, n. 11563).

2. – Il secondo mezzo lamenta violazione e omessa applicazione dell’art. 1117 c.c., circa le parti comuni dell’edificio condominiale e omessa pronuncia (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5). Ad avviso delle ricorrenti, l’odierna fattispecie va collocata – come puntualmente rilevato dal Tribunale – nell’ambito delle regole dettate dall’art. 1117 c.c.: nella sostanza il condominio, al quale appartengono entrambe le parti in causa, ha deliberato, con il consenso anche delle D., la trasformazione del precedente impianto centralizzato di riscaldamento, con collocazione dei tubi di gas, come previsto dal progetto condominiale. Sicchè la condanna alla rimozione, ammesso che fosse ammissibile, andava rivolta nei confronti del condominio, che non è stato convenuto in giudizio, e non dei singoli condomini. La Corte d’appello non avrebbe tenuto in considerazione la circostanza che il tracciato dei tubi di adduzione del gas era stato approvato dalle D.. Di qui il quesito se la rete di distribuzione del gas, realizzata per l’adeguamento di un impianto condominiale di riscaldamento a nuove norme di legge ed a nuove tecnologie, sia oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piano di edifici ai sensi dell’art. 1117 c.c., o se invece la loro collocazione equivalga a costituzione di servitù coattiva non prevista dall’ordinamento.

2. – Il motivo è infondato.

La denuncia di violazione e omessa applicazione dell’art. 1117 c.c., è prospettata in mancanza del necessario sostrato fattuale, non avendo la Corte d’appello accertato che i tubi conduttori del gas appartengano al condominio.

D’altra parte, quanto al soggetto nei cui confronti andava proposta la negatoria servitutis proposta dalle D., già il Tribunale aveva affermato che “la legittimazione passiva alla luce della domanda non può che essere dei coniugi M. – C. convenuti in riconvenzionale”, sia escludendo che la “vicenda petitoria” sia suscettibile di essere influenzata dal fatto che l’intero nuovo impianto sia stato realizzato “in base ad un progetto commissionato dal Condominio di cui fanno parte le unità abitative di cui sono proprietarie le odierne parti”, sia escludendo, nei rapporti tra i proprietari dei fondi dominante e servente, che le D.S. abbiano dato un consenso negoziale per il “trasferimento” della servitù. E dal testo del ricorso non risulta che questa questione sia stata riproposta dagli appellati dinanzi alla Corte di Catania: va pertanto escluso il vizio di omessa pronuncia.

3. – Il ricorso è rigettato.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Non vi è luogo all’applicazione della condanna a titolo di responsabilità aggravata richiesta dal pubblico ministero, non constando che il ricorso sia stato proposto con mala fede o colpa grave o con abuso dello strumento impugnatorio.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna le ricorrenti, in solido tra loro, al rimborso delle spese processuali sostenute dalle controricorrenti, che liquida in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 2.000 per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione civile, il 19 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2016

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