Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17023 del 05/08/2011

Cassazione civile sez. I, 05/08/2011, (ud. 10/01/2011, dep. 05/08/2011), n.17023

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Maria Rosa – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

DA MATTEO DI DEMARTINI MARINA & ROSSELLI MIRELLA S.N.C.

(C.F.

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, D.

M.M., R.M., D.M.G., in

proprio, domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la 2011

CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato NATIVI VITTORIO, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

EREDI COLACCHIO S.N.C. DI RATTO MARIA & C. (C.F. (OMISSIS)), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE DEI MELLINI 10, presso l’avvocato

CASTELLANI FILIPPO, rappresentata e difesa dall’avvocato GHELARDI

ETTORE, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 680/2005 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 01/07/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/01/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE SALME’;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato GHELARDI che ha chiesto il

rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LETTIERI Nicola che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La corte d’appello di Genova, con sentenza del 1 luglio 2005, ha dichiarato inammissibile, perchè non validamente notificato, l’appello proposto dalla Da Matteo s.n.c. di De Martini Rosa, nonchè da D.M.M. in proprio, D.M.G. e M. R. avverso la sentenza del tribunale di Savona del 24 giugno 2002, con la quale gli appellanti erano stati condannati alla restituzione di Euro 40.209,14 e al risarcimento dei danni nella misura di Euro 15.566,19, in favore della Eredi Colacchio s.n.c. di Ratto Maria & c. La corte territoriale ha accertato che l’agente postale, recatosi presso lo studio dell’avv. Ghelardi Ettore, domiciliatario della società appellata, il 5 novembre 2002, non aveva potuto consegnare il plico contente l’atto di notificare per il rifiuto di E.P., dichiaratasi non abilitata a ricevere l’atto, e aveva restituito il plico stesso al notificante apponendo sull’avviso di ricevimento un’etichetta adesiva recante la dicitura “rifiutato”. Ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 2 quale risulta a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 346 del 1998, l’ufficiale postale invece avrebbe dovuto depositare il piego raccomandato presso l’ufficio postale, affiggendo alla porta d’ingresso o mettendo nella cassetta della corrispondenza del destinatario avviso, dando atto delle formalità compiute nell’avviso di ricevimento e dando notizia di tali formalità e del deposito presso l’ufficio postale al destinatario mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Trascorso un periodo superiore ai dieci giorni dalla data del deposito il plico e l’avviso di ricevimento, datati e sottoscritti dall’agente postale, avrebbero dovuto essere restituiti al mittente.

Il mancato rispetto del procedimento notificatorio descritto comportava l’inesistenza della notificazione non essendo idonea a superare tale vizio la costituzione della società appellata avvenuta successivamente alla scadenza del termine per appellare, quando la sentenza impugnata era già passata in giudicato.

La s.n.c. Da Matteo nonchè D.M.M., D.M. G. e M.R. hanno proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi. Resiste con controricorso la s.n.c. Eredi Colacchio con controricorso, illustrato con memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, deducendo la violazione degli artt. 142, 143, 149 e 164 c.p.c. e con il secondo denunciando la violazione della L. n. 890 del 1982, art. 8 i ricorrenti sostengono che, per i notificanti, la notifica si è perfezionata con la consegna del plico all’ufficiale postale e che, comunque, la copia dell’atto da notificare sarebbe stata consegnata all’avv. Ghelardi, destinatario della stessa, che si è costituito regolarmente in giudizio depositandola. Peraltro la corte d’appello avrebbe dovuto ordinare il rinnovo della notifica e non dichiarare l’inammissibilità dell’appello.

Con il terzo e il quarto motivo i ricorrenti denunciano il vizio di motivazione in cui sarebbe incorsa la corte territoriale che, dopo aver accertato la tempestiva consegna dell’atto da notificare all’agente postale non avrebbe dovuto ritenere che il mancato perfezionamento delle ulteriori formalità da parte dell’agente stesso avesse dato luogo a inesistenza della notifica, potendosi al massimo parlare di nullità e, conseguentemente, avrebbe dovuto dare atto dell’avvenuta sanatoria della nullità stessa a seguito della costituzione in giudizio dell’appellata.

2. Il ricorso non merita accoglimento.

Nel caso in cui, come nella specie, per la notifica dell’atto il notificante scelga di avvalersi del servizio postale e le persone rinvenute presso il destinatario della notifica e in sua assenza rifiutino di ricevere il plico, per la validità della notifica stessa è necessario che siano compiute, a garanzia del destinatario, le formalità previste dalla L. n. 890 del 1982, art. 8, commi 2 e 3 nel testo risultante dalla sentenza della corte costituzionale n. 346 del 1998.

E’ corretta l’osservazione dei ricorrenti secondo i quali il mancato compimento delle predette formalità non da luogo a inesistenza della notifica, che si verifica quando il tentativo sia avvenuto in luogo e con modalità tali che non sussista alcun collegamento con il destinatario, ma a nullità sanabile con la rinnovazione o con la costituzione in giudizio del destinatario stesso. Ma la sanatoria è ammissibile soltanto a condizione che non si sia verificata medio tempore alcuna decadenza, il che, nel caso di nullità della notificazione dell’atto d’appello, si verifica se prima della rinnovazione o della costituzione in giudizio dell’appellato si sia determinato il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

Ad evitare tale decadenza non vale invocare il noto principio della scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, perchè l’applicazione di tale principio presuppone che il procedimento notificatorio si sia validamente compiuto, sia pure in un momento successivo alla scadenza del termine previsto per il compimento dell’atto da parte del notificante. Il suddetto principio, infatti, è stato affermato (Corte cost. n. 477/2002), anche con riferimento alle notificazioni a mezzo posta, perchè è palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un’attività riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi, come l’ufficiale giudiziario o l’agente postale, e che, perciò, resta del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo. Nella specie non si tratta, invece, di neutralizzare il ritardo nel perfezionamento della notifica imputabile all’agente postale ma di mancato compimento di attività doverose imposte dalla legge.

Il ricorso deve essere, quindi respinto. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori, come per legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile, il 10 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2011

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