Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17005 del 10/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 10/07/2017, (ud. 22/03/2017, dep.10/07/2017),  n. 17005

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4556/2014 proposto da:

A.S., C.F. (OMISSIS), L.P.F. C.F. (OMISSIS),

L.P.S. C.F. (OMISSIS), L.P.L. C.F. (OMISSIS), n.q.

di eredi di L.P.G., tutti domiciliati in ROMA PIAZZA

CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato BENEDETTO GIORDANO, giusta

delega in atti;

– ricorrenti –

contro

LEGNO MARKET FRATELLI S. DITTA S.R.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 412/2013 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 21/02/2013 R.G.N. 1587/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/03/2017 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato BENEDETTO GIORDANO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza del 21 febbraio 2013, la Corte d’Appello di Palermo, confermava la decisione resa dal Tribunale di Palermo e rigettava la domanda proposta da A.S., L.P.S., F. e L., quali eredi di L.P.G. nei confronti della Legno Market F.lli S. S.r.l., poi dichiarata fallita con il subentro della Curatela fallimentare, rimasta tuttavia contumace avente ad oggetto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti dal 1.3.1993 al 16.10.2003 e la condanna alla corresponsione delle maturate differenze retributive.

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, al pari del primo giudice, non provata la ricorrenza nella specie degli indici sintomatici della subordinazione.

Per la cassazione di tale decisione ricorrono tutti gli originari ricorrenti, affidando l’impugnazione a due motivi. La Curatela intimata non ha svolto alcuna attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, i ricorrenti, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 232 c.p.c., lamentano a carico della Corte territoriale l’aver ritenuto irrilevante l’assenza del rappresentante legale della Società al disposto interrogatorio formale anzichè desumere da tale comportamento elementi di prova a conferma dell’assunto dei ricorrenti, del resto non smentito dalle ulteriori risultanze istruttorie, anche tenuto conto della limitata incidenza e visibilità, a fronte della determinatezza e ripetitività dei compiti richiesti all’interessato, la vigilanza dell’intero stabilimento sede dell’impresa, dell’esercizio del potere direttivo, riguardato, viceversa, dalla Corte territoriale come elemento essenziale ai fini del decidere.

Nel secondo motivo le medesime censure sono prospettate sotto il profilo del vizio di motivazione.

I due motivi, che, in quanto strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, si appalesano infondati.

In effetti, premessa l’inconfigurabilità della dedotta violazione dell’art. 232 c.p.c., alla luce dell’orientamento costantemente accolto da questa Corte (cfr., ex pluris, Cass., n. 3528/2007 e Cass., n. 5240/2006) e puntualmente richiamato nell’impugnata sentenza, secondo cui quella disposizione non ricollega automaticamente alla mancata risposta all’interrogatorio, per quanto ingiustificata, l’effetto della confessione, ma dà solo la facoltà al giudice di ritenere come ammessi i fatti dedotti con tale mezzo istruttorio, imponendogli, però, nel contempo, di valutare ogni altro elemento di prova, è a dirsi come il giudizio circa la non ravvisabilità nella specie della subordinazione è correttamente fondato sulla riscontrata assenza di circostanze indiziarie che supportino la valutazione in termini di ficta confessio della mancata risposta all’interrogatorio, assenza congruamente motivata in relazione alla ritenuta e qui neppure contestata irrilevanza dell’assunta prova orale ai fini della dimostrazione della ricorrenza degli elementi sintomatici della subordinazione nonchè all’inidoneità certificativa, e dunque ancora all’irrilevanza probatoria, parimenti qui non smentita e comunque, inammissibilmente contestata, per non – essere la contestazione supportata dalla trascrizione o dall’allegazione del relativo documento, della qualificazione del rapporto operata in sede amministrativa.

Il ricorso va dunque rigettato senza attribuzione delle spese per non aver l’intimata Curatela svolto alcuna attività difensiva.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 luglio 2017

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