Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17002 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/06/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 16/06/2021), n.17002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7210/2017 R.G. proposto da:

GENERAL SALES s.r.l., (c.f. (OMISSIS)) con sede legale in Roma, in

persona del legale rappresentante elettivamente domiciliata in Roma

via Tacito 10 presso lo studio dell’avv. Roberto Santucci che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma presso gli uffici dell’Avvocatura Capitolina via

de Tempio di Giove 2 rappresentato e difeso dall’avv. Umberto

Garofoli;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5462/16 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE, del LAZIO depositata il 26 settembre 2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16.03.2021 dal Consigliere Relatore Dott. RITA

RUSSO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – La società General Sales in data (OMISSIS) ha proposto, tramite procedura DOCFA una rendita castale per due immobili di sua proprietà. In data (OMISSIS) 2012 Roma Capitale le ha notificato avviso di accertamento per insufficiente versamento ICI nell’anno 2009 e in data (OMISSIS) le ha notificato provvedimenti di determinazione della nuova rendita castale in rettifica della rendita proposta con la DOCFA del 2007.

La società ha opposto l’avviso relativo all’ICI 2009, deducendo che lo stesso è stato notificato quando ancora non era stato portato a sua conoscenza il provvedimento di variazione della rendita.

Il ricorso della contribuente è stato accolto in primo grado. Roma Capitale ha proposto appello che è stato accolto dalla CTR ritenendo che, poichè l’attribuzione di nuova rendita è l’effetto di una procedura DOCFA il contribuente “non può recriminare sulla mancata notifica della rendita perchè anche se rettificata era un atto conoscibile” e che efficacia della rendita rende quindi superflua una eventuale notifica da parte della Agenzia.

2. – Avverso al predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società affidandosi ad un motivo. Ha resistito con controricorso Roma Capitale. La società ha depositato memoria. La causa è stata trattata alla adunanza camerale del 16 marzo 2021.

Diritto

RITENUTO

che:

3. Con il primo motivo del ricorso, la società lamenta a violazione e falsa applicazione della L. n. 342 del 2000, art. 74, comma 1, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

Premette che dopo avere presentato la dichiarazione di variazione della rendita catastale ha provveduto al pagamento delle imposte sulla base della rendita proposta e che trattandosi di una modificazione della rendita catastale attribuita in rettifica dell’ufficio, essa poteva avere efficacia soltanto dalla sua notificazione, così come dispone l’art. 74; Roma Capitale ha invece notificato l’avviso di accertamento per insufficiente versamento ICI prima ancora di notificare la rettifica della rendita. Deduce che la CTR ha male interpretato la norma in esame, applicando un principio valevole per il caso in cui la rendita applicata dall’amministrazione si conforme a quella proposta dal contribuente.

Il motivo è fondato nei termini di cui appresso.

L’interpretazione della L. n. 342 del 2002, art. 74, laddove dispone che “gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione” si è negli anni consolidata muovendo dalla sentenza a sezioni unite n. 3160/2011.

In detta sentenza la Corte di Cassazione ha affermato che “In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), la L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 74, comma 1, nel prevedere che, a decorrere dal l gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificatili delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, va interpretato nel senso dell’impossibilità giuridica di utilizzare una rendita prima della sua notifica al fine di individuare la base imponibile dell’ICI, ma non esclude affatto l’utilizzabilità della rendita medesima, una volta notificata, a fini impositivi anche per annualità d’imposta “sospese”, ovverosia suscettibili di accertamento e/o di liquidazione e/o di rimborso (v. anche Cass. Cass. n. 4613 del 2018; Cass. n. 14402 del 2017; Cass. n. 18056 del 2016).

Il principio è stato ulteriormente precisato affermandosi che il provvedimento di modifica della rendita catastale, emesso dopo il l’1 gennaio 2000 a seguito della denuncia di variazione dell’immobile presentata dal contribuente, è utilizzabile, a norma della L. n. 342 del 2000, art. 74, anche con riferimento ai periodi di imposta anteriori a quello in cui ha avuto luogo la notificazione del provvedimento, purchè successivi alla denuncia di variazione.

Il legislatore, infatti, stabilendo con il cit. art. 74 che, dal l’1 gennaio 2000, gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali siano efficaci soltanto a decorrere dalla loro notificazione, non ha voluto restringere il potere di accertamento tributario al periodo successivo alla notificazione del classamento, ma piuttosto segnare il momento a partire dal quale l’amministrazione comunale può richiedere l’applicazione della nuova rendita e il contribuente può tutelare le sue ragioni contro di essa, non potendosi confondere l’efficacia della modifica della rendita catastale – coincidente con la notificazione dell’atto – con la sua applicabilità, che va riferita invece all’epoca della variazione materiale che ha portato alla modifica (Cass. n. 22653 del 2019; Cass. n. 20775 del 2005).

Pertanto, pur se la nuova rendita rettificata poteva legittimamente applicarsi dall’epoca della variazione materiale, non poteva l’amministrazione richiedere la (maggiore) imposta sulla base della nuova rendita prima di averla notificata al contribuente.

Ne consegue raccoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e non essendo necessari altri accertamenti in fatto, può decidersi nel merito accogliendo l’originario ricorso della società contribuente.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, compensando le spese del doppio grado di merito.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l’originario ricorso della società contribuente.

Compensa le spese del doppio grado di merito e condanna Roma Capitale alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi oltre Euro 200,00 per esborsi e rimborso spese forfettarie ed accessori di legge, se dovuti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio da remoto, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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