Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16998 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/06/2021, (ud. 12/03/2021, dep. 16/06/2021), n.16998

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15488-2014 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 9, presso

lo studio dell’avvocato PAOLA MARIA QUARANTA, rappresentato e difeso

dall’avvocato CLAUDIO FIORI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 92/2013 della COMM. TRIB. REG. TOSCANA,

depositata il 06/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/03/2021 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la Fonderia C.G. & F. s.r.l. ha impugnato l’atto di recupero del credito d’imposta per incentivi alla ricerca scientifica di cui alla L. n. 449 del 1997, art. 5, per l’anno 2004 illegittimamente utilizzato in compensazione ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17, per l’importo complessivo di Euro 223.307,89 di cui Euro 155.000,00 relativi al credito contestato, Euro 21.807,89 per interessi ed Euro 46.500,00 per sanzioni e risultante dal controllo sui modelli di pagamento F24 acquisiti al Servizio Informativo dell’Anagrafe Tributaria per l’anno 2005 da cui era emerso che detto credito, concesso nel maggio 2005, non era stato inserito nel Mod. Unico 2006 per il periodo di imposta 2005;

che la Commissione tributaria provinciale di Grosseto con sentenza n. 73/01/11 pubblicata il 20 marzo 2011 ha accolto il ricorso considerando che la contribuente aveva comunque provato la spettanza del credito e la mancata indicazione di esso nella dichiarazione dei redditi era imputabile a mero errore formale;

che la Commissione tributaria regionale della Toscana con sentenza n. 92/31/13 pubblicata il 4 dicembre 2013, ha accolto l’appello principale proposto dall’Agenzia delle Entrate e l’appello incidentale proposto dalla società contribuente avverso detta sentenza di primo grado considerando che l’ufficio, decaduto dal potere impositivo relativo alla dichiarazione dei redditi del 2006 non avendo provveduto alla notifica della relativa cartella di pagamento entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, aveva comunque mantenuto il diritto a realizzare la pretesa fiscale mediante l’atto di recupero in ragione della sua specifica causa e funzione costituita dalla riscossione dei crediti indebitamente utilizzati; inoltre l’atto contestato era sufficientemente motivato facendo riferimento alla mancata indicazione del credito nel quadro RU della dichiarazione dei redditi presentata nel 2006; nel merito la CTR ha affermato che la contribuente era decaduta dal beneficio fiscale di cui all’incentivo per la ricerca scientifica D.M. n. 449 del 1997, ex art. 5, non avendo ottemperato alla prescrizione dell’indicazione del credito nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stato corrisposto il beneficio, e che l’errore nella dichiarazione dei redditi non è emendabile stante la natura negoziale della stessa; riguardo alle sanzioni la CTR ha ritenuto la loro inapplicabilità in ragione dei contrasti giurisprudenziali in materia;

che G.F., in qualità di legale rappresentante della Fonderia C.G. & F. s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione avverso detta sentenza affidato a due motivi;

che l’Agenzia delle Entrate si è costituita tardivamente al solo scopo di partecipare all’eventuale discussione ed ha quindi presentato memoria esponendo le proprie difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si lamenta violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, in relazione al D.L. 106 del 2005, art. 1, ed allo Statuto del contribuente, art. 10, ex art. 360 c.p.c., n. 3; in particolare si assume che l’Ufficio sarebbe decaduto dal potere impositivo in quanto erano stati contestati crediti d’imposta non spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione e quindi sulla base di un controllo automatizzato chè non richiedeva ulteriori accertamenti tanto che l’atto impugnato era stato preceduto anche da un avviso bonario a seguito del quale la contribuente aveva proposto senza esito un’istanza di autotutela, pertanto la successiva richiesta di recupero del credito indebitamente utilizzato era illegittima essendo intervenuta dopo lo spirare del termine di decadenza relativo all’accertamento scaturito dalla dichiarazione dei redditi;

che con il secondo motivo si deduce violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 275 del 1998, art. 6, in relazione al D.M. n. 593 del 2000, art. 14, comma 2, ex art. 360 c.p.c., n. 3; in particolare si afferma che, ai sensi della normativa richiamata, nessun obbligo di indicazione del credito di imposta è prevista a pena di decadenza;

che il primo motivo è infondato. Ai sensi del combinato disposto della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 421, e del D.L. n. 185 del 2008, art. 27, l’Ufficio ha legittimamente preteso la riscossione dei crediti indebitamente utilizzati; tale indebita utilizzazione può ben essere costituita dalla compensazione dei crediti stessi mediante mod. F24, crediti esistenti mano indicatio nella dichiarazione dei redditi; è tale indebita compensazione che costituisce il titolo del credito azionato dall’Ufficio. Ciò premesso, va considerato che l’Ufficio non è incorso in alcuna decadenza dal potere di recupero indicata dal D.L. n. 185 del 2008, art. 27, comma 16, nell’ottavo anno successivo all’utilizzazione del credito stesso. Pertanto va affermato che. Nel caso in esame, si è in presenza di un atto di recupero di crediti indebitamente utilizzati e non di atto di riscossione del credito stesso per il quale era intervenuta decadenza che tuttavia è irrilevante nella fattispecie in esame così inquadrata;

che anche il secondo motivo è infondato. Come già affermato da questa Corte (Cass. 14 novembre 2012, n. 19868; Cass. 15 dicembre 2017, n. 30172), in tema di incentivi fiscali per la ricerca scientifica, l’indicazione del credito d’imposta di cui alla L. n. 449 del 1997, art. 5, che deve essere effettuata, a pena di decadenza, ai sensi del D.M. n. 275 del 1998, art. 6, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale il beneficio è concesso, integra un atto negoziale, in quanto diretto a manifestare la volontà di avvalersi del beneficio fiscale in ragione dell’affermazione della rispondenza dell’attività svolta alle finalità perseguite dal legislatore, sicchè, il contribuente che abbia omesso tale indicazione non può invocare il principio di generale emendabilità della dichiarazione fiscale, che opera solo in caso di mera esternazione di scienza e non consente, in ogni caso, di superare il limite delle dichiarazioni destinate a rimanere irretrattabili per il sopravvenire delle decadenze previste dalla legge. Non vale quanto dedotto dalla ricorrente secondo cui non sarebbe più applicabile alla fattispecie in esame la decadenza di cui al D.M. n. 275 del 1978. Infatti sia il D.M. n. 593 del 2000, sia il D.Lgs. n. 297 del 1999, che disciplinano le misure di sostegno alla ricerca scientifica e tecnologica, richiamano espressamente il D.M. in questione e, in particolare l’art. 6, che prevede la decadenza che deve dunque essere ritenuta non abrogata;

Le spese del presente giudizio vanno regolate secondo il generale principio della soccombenza, posto che, come sopra rilevato, l’Agenzia delle Entrate, pur costituendosi tardivamente, ha comunque svolto una propria difesa mediante deposito di memoria e quindi deve esserne ristorata dell’onere correlativo in virtù di detto principio generale. Va aggiunto peraltro che tale statuizione si conforma alle previsioni del protocollo d’intesa tra la Corte di Cassazione, il Consiglio nazionale forense e l’Avvocatura generale dello Stato -siglato in data 15 dicembre 2016 – avente ad oggetto la prima applicazione del nuovo rito civile di cassazione introdotto con D.L. n. 168 del 2016, nella parte in cui (punto 1) in via transitoria, per i ricorsi depositati prima del 30 ottobre 2016 per i quali venga successivamente fissata adunanza camerale (non più partecipata) detta facoltà difensiva viene espressamente prevista, in chiara attuazione dei principi costituzionali e convenzionali del giusto processo, con particolare riguardo al principio del contraddittorio (Cass. 22 febbraio 2017, n. 4533).

PQM

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso; Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in complessivi Euro 4.930,00 oltre alle spese prenotate a debito; Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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