Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16998 del 10/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 10/07/2017, (ud. 07/03/2017, dep.10/07/2017),  n. 16998

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18764-2011 proposto da:

TRENITALIA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TUPINI 113, presso lo

studio dell’avvocato NICOLA CORBO, che la rappresenta e difende,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

S.V. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI COLLI PORTUENSt 57, presso lo studio dell’avvocato FABIO

CIPRIANI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

nonchè contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, ENRICO MITTONI, D’ALOISIO

CARLA, giusta delega in calce alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 10030/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/01/2011 R.G.N. 5116/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/03/2017 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA MARCELLO che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato NICOLA CORBO;

udito l’Avvocato LELIO MARITATO;

udito l’Avvocato FABIO CIPRIANI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza depositata il 17.1.2011, la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, dichiarava il diritto di S.V. a fruire dell’incentivo di cui alla L. n. 243 del 2004, art. 1, fino alla scadenza legale del 31.12.2007.

La Corte, in particolare, riteneva che il D.M. 6 ottobre 2004, che in dichiarata attuazione della L. n. 243 del 2004, art. 1, aveva stabilito che l’incentivo in questione non potesse essere corrisposto allorchè L’assicurato avesse raggiunto il limite utile per il riconoscimento della pensione di vecchiaia, aveva introdotto un requisito non previsto dalla legge e doveva pertanto essere disapplicato, rimanendo conseguentemente assorbita l’ulteriore questione concernente il fatto che l’assicurato, pur avendo potuto maturare il diritto alla pensione di vecchiaia in virtù della sua precorsa adibizione a lavori usuranti, aveva optato per il regime ordinario, continuando a prestare la propria attività lavorativa anche oltre la maturazione del diritto a pensione.

Contro tali statuizioni ricorre Trenitalia s.p.a., affidando le proprie censure ad un unico motivo, illustrato con memoria. Resiste S.V. con controricorso, parimenti illustrato con memoria. L’INPS ha svolto difese orali in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di censura, la società ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 243 del 2004, art. 1, e del D.M. 6 ottobre 2004, per avere la Corte di merito ritenuto che il decreto ministeriale cit., prevedendo quale requisito per la concessione dell’incentivo introdotto dalla legge cit. che l’assicurato non avesse oltrepassato il limite per il conseguimento della pensione di vecchiaia, si ponesse in contrasto con la L. n. 243 del 2004, art. 1, comma 12, e andasse conseguentemente disapplicato.

Il motivo è fondato. Questa Corte ha infatti già chiarito che il requisito del mancato conseguimento dell’anzianità contributiva utile per la pensione di vecchiaia deve considerarsi introdotto già dal L. n. 243 del 2004, art. 1, comma 12, dal momento che l’interpretazione letterale e logico-sistematica di tale disposizione induce a ritenere che la corresponsione dell’incentivo ivi disciplinato (e consistente, com’è noto, nella possibilità, per le categorie di lavoratori ivi indicate, di ottenere in busta paga la somma corrispondente alla complessiva contribuzione per l’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, che il datore di lavoro sarebbe stato tenuto a versare agli enti previdenziali, previa rinuncia all’ordinario accredito dei contributi stessi) trovi causa nella necessità di coprire il periodo intercorrente tra il momento in cui l’interessato, che sia in possesso dei requisiti per la pensione di anzianità, esercita la facoltà di ottenerlo e il momento della maturazione del diritto “alla pensione di vecchiaia (così Cass. n. 15356 del 20,14; nello stesso senso Cass. nn. 14948 e 15442 del 2016).

Non essendosi la Corte di merito attenuta al superiore principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, per l’esame della questione ritenuta assorbita, siccome implicante accertamenti di fatto non possibili in questa sede di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 7 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 luglio 2017

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