Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16983 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/06/2021, (ud. 08/02/2020, dep. 16/06/2021), n.16983

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. MANCINI Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26920/2014 R.G. proposto da:

EQUITALIA NORD S.P.A., (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Roberto

Renzella ed elettivamente domiciliata in Roma, via Tronto 32, presso

lo studio dell’Avv. Giulio Mundula;

– ricorrente –

contro

S.V.E.D.;

– intimato –

nonchè

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, in via dei Portoghesi

12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4273/2014 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, depositata il 5 agosto 2014 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale dell’8 febbraio 2021

dal Consigliere Dott.ssa Laura Mancini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. S.V.E.D. impugnò davanti alla Commissione tributaria provinciale di Milano l’estratto di ruolo n. (OMISSIS) relativo alla cartella di pagamento n. (OMISSIS) recante somme dovute a titolo di IRPEF, denunciandone l’illegittimità in ragione dell’infondatezza della pretesa fiscale.

I giudici di primo grado accolsero il ricorso con sentenza depositata il 19 marzo 2013, che fu confermata dalla Commissione regionale della Lombardia adita dall’Equitalia Nord s.p.a..

I giudici d’appello rigettarono “le eccezioni pregiudiziali e di merito sollevate da parte appellante perchè insussistenti” e ritennero che nè la società di riscossione, nè l’Ufficio avevano fornito la prova della notificazione della cartella esattoriale, non potendo considerarsi tale “l’esibizione di un’interrogazione sul sistema informativo dell’anagrafe tributaria di avvenuta notificazione della cartella, nonchè l’esibizione di una ricevuta di ritorno di una raccomandata”.

3. Avverso tale pronuncia ricorre l’Equitalia Nord s.p.a. affidandosi a tre motivi. Il contribuente è rimasto intimato, mentre l’Agenzia delle entrate si è costituita tardivamente ai fini della partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso l’Equitalia Nord s.p.a. denuncia – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”, per avere la commissione regionale omesso di pronunciarsi sulle proprie eccezioni d’inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi e di carenza di legittimazione passiva dell’Agente della riscossione.

1.1. Con il secondo motivo si lamenta la violazione o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ovvero errata, omessa o insufficiente valutazione delle prove in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si assume che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Commissione tributaria regionale, la società di riscossione ha offerto in comunicazione copia fotostatica dell’avviso di ricevimento della raccomandata con la quale fu inoltrata al contribuente la cartella di pagamento emessa in base al ruolo dal medesimo impugnato; che tale referto di notifica recava, oltre alle prescritte informazioni, anche il numero di cartella di pagamento contenuta nel plico raccomandato e che tale indicazione è stata resa dall’ufficiale postale e, quindi, da un soggetto dotato di potere certificativo privilegiato in quanto pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio.

Di conseguenza, soggiunge la ricorrente, non si è al cospetto di un generico avviso di ricevimento, ma di un referto di notifica analiticamente individuato e riferibile univocamente alla cartella di pagamento oggetto di impugnazione.

Infatti, come confermato dalla giurisprudenza di legittimità, non sussiste a carico dell’Agente della riscossione un onere di esibizione in giudizio della copia delle cartelle nel loro contenuto integrale, prevedendo il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, modalità alternative per dimostrare l’avvenuta notifica e precisamente la conservazione della matrice ovvero la conservazione della copia della cartella con la relata, ovvero la conservazione dell’avviso di ricevimento.

Ad avviso della società di riscossione, trattandosi di modalità alternative, come reso evidente dall’uso della disgiuntiva “o”, ciascuna di esse è idonea a fornire dimostrazione certa dell’attività notificatoria.

1.2. Il terzo mezzo sollecita una riforma della sentenza impugnata anche in punto di spese, avuto riguardo all’abnormità della sentenza impugnata e alla conseguente soccombenza del contribuente nel presente grado di giudizio.

2. In primo luogo deve rilevarsi l’erronea indicazione numerica del vizio dedotto con il primo motivo di ricorso, dovendo la prospettata motivazione apparente della statuizione di rigetto delle eccezioni di inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 18, e di carenza di legittimazione passiva dell’Agente della riscossione essere ricondotta nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e non nel parametro dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass. Sez. 5, n. 20648 del 14/10/2015).

L’impiego di un parametro normativo inappropriato non determina, tuttavia, l’inammissibilità del motivo ove, come nel caso di specie, la questione che ne forma oggetto risulti prospettata con chiarezza in termini di vizio processuale della sentenza impugnata.

2.1. Sebbene i giudici d’appello non abbiano esplicitato le ragioni del rigetto dei mezzi di gravame aventi ad oggetto le questioni preliminari di inammissibilità del ricorso per genericità della formulazione dei motivi e di difetto di legittimazione passiva della società di riscossione, la censura di motivazione apparente non è, comunque, idonea a giustificare la cassazione con rinvio.

Infatti, alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo di cui all’art. 111 Cost., comma 2, nonchè di una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 384 c.p.c., una volta verificato il vizio di motivazione apparente, è possibile omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata ed esaminare il merito del ricorso allorquando i rilievi che sorreggevano il motivo di gravame si palesino infondati, essendo in tal caso inutile il ritorno della causa in fase di merito.

Come chiarito da questa Corte, il ricorso per cassazione che denunci il vizio di motivazione della sentenza, perchè meramente apparente, in violazione dell’art. 132 c.p.c., non può essere accolto qualora la questione giuridica ad esso sottesa sia comunque da disattendere, non essendovi ragione per cui un tale principio, formulato rispetto al caso di omesso esame di un motivo di appello, e fondato sui principi di economia e ragionevole durata del processo, non debba trovare applicazione anche rispetto al caso, del tutto assimilabile, in cui la motivazione resa dal giudice dell’appello sia, rispetto ad un dato motivo, sostanzialmente apparente, ma suscettibile di essere corretta ai sensi dell’art. 384 c.p.c. (Cass. Sez. L, ord. 1/3/2019, n. 6145).

Ed infatti, la censura di indeterminatezza dei motivi del ricorso di primo grado è insuscettibile di scrutinio, per non avere la società di riscossione riportato nel ricorso, nel loro impianto specifico, i detti motivi formulati dalla controparte. Tale onere è funzionale all’apprezzamento dell’assoluta incertezza dell’oggetto della domanda che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, comporta l’inammissibilità del ricorso. Invero, come chiarito in dottrina e confermato dalla giurisprudenza di questa Corte, l’inammissibilità è comminata solo allorquando dall’esame complessivo del contenuto del ricorso non sia dato individuare le istanze in concreto avanzate dal ricorrente al giudice (Cass. Sez. 1, 27/2/1995, n. 2221; e più di recente, con riferimento al ricorso in appello, Cass. Sez. 5, ord., 21/7/2020, n. 15519).

2.2. Neanche l’eccezione di carenza di legittimazione passiva si rivela fondata.

In linea con le direttrici ermeneutiche offerte dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 16412 del 25 luglio 2007, si è affermato l’orientamento interpretativo secondo il quale il contribuente che impugni una cartella esattoriale emessa dal concessionario della riscossione per motivi che attengono alla mancata notificazione, ovvero anche all’invalidità degli atti impositivi presupposti, può agire indifferentemente nei confronti tanto dell’ente impositore, quanto del concessionario e, nel caso in cui il contribuente svolga contestazioni involgenti il merito della pretesa impositiva, l’Agente della riscossione evocato in giudizio, che voglia andare esente dalle eventuali conseguenze della lite, ha la facoltà di chiamare in giudizio l’ente creditore in ossequio al D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, art. 39 (Cass. Sez. 5, ord. 28/4/2017, n. 10528; Cass. Sez. 5, 4/4/2018, 8295; Cass. Sez. 5, ord. 3/4/2019, n. 9250; Cass. Sez. 6-5, ord. 12/6/2019, n. 16685).

3. Il secondo motivo merita, invece, accoglimento.

Occorre premettere che, in tema di riscossione delle imposte, qualora la notifica della cartella di pagamento sia eseguita, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, seconda parte, mediante invio diretto, da parte del concessionario, di raccomandata con avviso di ricevimento, trovano applicazione le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della L. 20 novembre 1982, n. 890 (Cass. Sez. 6-5, ord. 13/6/2016, n. 12083; Cass. Sez. 6-5, ord. 5/12/2017, n. 29022).

Invero, il D.P.R. n. 602 del 1973, citato art. 26, comma 1, per la notifica della cartella di pagamento, nella seconda parte, contempla tale modalità di notificazione, affidata al concessionario e all’ufficio postale, in via alternativa a quella prevista nella prima parte della stessa disposizione e rimessa ai soggetti ivi indicati.

Ne deriva che detta notifica si perfeziona con la ricezione dell’atto alla data risultante dall’avviso di ricevimento, nel quale l’ufficiale postale ne garantisce l’esecuzione su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario dell’atto, senza che sia pertanto necessaria un’apposita relata (Cass. Sez. 6-5, ord. 3/4/2018, n. 8086), rispondendo tale soluzione alle previsioni del D.P.R. n. 602 del 1973, ridetto art. 26, il quale prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta (Cass. Sez. 6-5, ord. 24/7/2014, n. 16949).

4. La Commissione tributaria regionale, ritenendo l’esibizione della sola ricevuta di ritorno della raccomandata insufficiente a dimostrare il perfezionamento della notificazione della cartella esattoriale ed assumendo che “la cartella di pagamento deve riportare compilato il quadro relativo alla relata di notifica al fine di dimostrare la regolarità della stessa e l’avvenuto ricevimento da parte del destinatario”, non si è uniformata ai principi di diritto sopra richiamati.

Pertanto, in accoglimento del secondo motivo di ricorso, con assorbimento del terzo, la pronuncia impugnata deve essere cassata, con rinvio per nuova decisione alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, alla quale è demandata anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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