Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16971 del 12/08/2020

Cassazione civile sez. I, 12/08/2020, (ud. 16/07/2020, dep. 12/08/2020), n.16971

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9787/2019 proposto da:

S.T., elettivamente domiciliato in Roma Via Della Giuliana, 32

presso lo studio dell’avvocato Gregorace Antonio che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno Commissione Territoriale Per il Riconoscimento

Della Protezione Internazionale;

– intimato –

e contro

Ministero Dell’interno (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7006/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 05/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/07/2020 da NAZZICONE LOREDANA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di appello di Roma con sentenza del 5 novembre 2018 ha respinto l’impugnazione proposta avverso l’ordinanza del Tribunale della stessa città, a sua volta reiettiva dell’opposizione al provvedimento della Commissione territoriale.

Viene proposto ricorso per cassazione avverso la decisione, affidato a con cinque motivi.

Il Ministero dell’interno propone controricorso. Il P.G. ha depositato conclusioni scritte.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. – I motivi possono essere come di seguito riassunti:

1) omesso esame di fatto decisivo, consistente nella richiesta di personale audizione, invece non delibata e non disposta;

2) violazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, non avendo la corte esaminato la situazione del paese di transito, il Gambia;

3) omesso esame di fatto decisivo, consistente nelle dichiarazioni rese e nelle produzioni giudiziali del richiedente, mentre la situazione in Guinea risulta del tutto grave e pericolosa;

4) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per avere la Corte di merito escluso la sussistenza di un danno grave in caso di rientro del richiedente nel Paese di origine, nonchè nel paese di transito, in cui si riscontra una grave condizione dii pericolo per la sicurezza individuale;

5) violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere i giudici di appello tenuto in considerazione il grado di integrazione raggiunto dal richiedente in Italia al fine del riconoscimento della protezione umanitaria.

1.2. – La Corte territoriale non ha ritenuto credibile il racconto del richiedente, minuziosamente analizzandone le numerosissime contraddizioni ed incongruenze.

Quanto alla protezione sussidiaria, ha escluso la presenza di un danno grave D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, in quanto la situazione della Guinea è al momento alquanto stabile, gode di governo a legittimazione popolare e sta emergendo dal precedente periodo di crisi.

Nè il richiedente, afferma la corte del merito, ha allegato neppure circostanze idonee a fondare la protezione umanitaria, con riguardo a condizioni si vulnerabilità personale, in nessun modo essendo state riscontrate le medesime, nè qualsiasi postumo riconducibile ai trattamenti asserita mente subiti.

2. – Ciò posto, il primo motivo è inammissibile, per manifesto contrasto con i consolidati precedenti della Corte.

Invero, la doglianza, secondo cui la Corte avrebbe dovuto procedere nuovamente all’audizione, per colmare lacune e chiarire la sua posizione, essa non condurrebbe, anzitutto, al vizio di omesso

esame con violazione del n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1, onde tale argomento è manifestamente infondato.

Inoltre, va rilevato che, come è stato precisato da Corte giust. UE 26 luglio 2017, C- 348/16, Moussa Sacko, “(l)a direttiva 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglia, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, e in particolare i suoi artt. 12, 14, 31 e 46, letti alla luce dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, deve essere interpretata nel senso che non osta a che il giudice nazionale, investito di un ricorso avverso la decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale manifestamente infondata, respinga detto ricorso senza procedere all’audizione del richiedente qualora le circostanze di fatto non lascino alcun dubbio sulla fondatezza di tale decisione, a condizione che, da una parte, in occasione della procedura di primo grado sia stata data facoltà al richiedente di sostenere un colloquio personale sulla sua domanda di protezione internazionale, conformemente all’art. 14 di detta direttiva, e che il verbale o la trascrizione di tale colloquio, qualora quest’ultimo sia avvenuto, sia stato reso disponibile unitamente al fascicolo, in conformità dell’art. 17, paragrafo 2, della direttiva medesima, e, dall’altra parte, che il giudice adito con il ricorso possa disporre tale audizione ove lo ritenga necessario ai fini dell’esame completo ed ex nunc degli elementi di fatto e di diritto contemplato all’art. 46, paragrafo 3, di tale direttiva”.

Tale approdo, come rilevato dalla stessa Corte di giustizia, è, del resto, coerente con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui lo svolgimento dell’udienza non è necessario quando la causa prospetti questioni di fatto e di diritto che possano essere risolte sulla scorta del fascicolo e delle osservazioni scritte delle parti (Corte EDU 12 novembre 2002, Dory c. Suede, 37).

Deve quindi escludersi la sussistenza dell’obbligo, da parte della Corte a disporre un nuovo esame; nè il ricorrente espone quali elementi di fatto avrebbe potuto in quella sed chiarire.

Con siffatti principi non si confronta la difesa del ricorrente che genericamente, e quindi in modo inconcludente, richiama il dovere di collaborazione istruttoria gravante sui giudici di merito.

3. – Il secondo motivo è inammissibile, per manifesto contrasto coi precedenti consolidati della S.C., avendo la corte del merito, in relazione a quanto dal richiedente narrato, escluso la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, previa valutazione della situazione sociopolitica del paese di origine, la Guinea: dove, quindi, quest’ultimo andrebbe rimpatriato, ove non beneficiario del riconoscimento di una delle richieste forme di protezione internazionale; tanto che è del tutto irrilevante l’eventuale carenza di analogo accertamento riferito al Gambia, non riguardando il Paese di origine e dunque di rimpatrio del richiedente protezione internazionale.

Invero, la deduzione relativa al mancato accertamento della situazione esistente in un diverso paese è inconferente, avendo questa Corte già condivisibilmente affermato che le eventuali violazioni dei diritti umani perpetrate in un Paese di transito sono irrilevanti ai fini della decisione (fra le altre, Cass. 22 gennaio 2020, n. 1342; Cass. 22 gennaio 2020, n. 1332; Cass. 14 novembre 2019, n. 29581; Cass. 20 novembre 2018, n. 29875; Cass. n. 9203 del 2018; Cass. 6 febbraio 2018, n. 2861).

4. – Il terzo motivo è inammissibile, non indicando il ricorrente neppure il fatto storico, risultante dagli atti, il cui esame sarebbe stato omesso.

5. – Il quarto motivo è inammissibile, in quanto propone, sotto l’egida della violazione di legge, un vizio in realtà di puro merito.

Anzi, ancor più radicalmente, il provvedimento impugnato non ha ritenuto I ricorrente credibile: al riguardo, questa Corte ha chiarito come “In tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati; la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (Cass., ord. 30 ottobre 2018, n. 27503) e che “In materia di protezione internazionale, l’accertamento del giudice di merito deve innanzi tutto avere ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona; qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori” (Cass. 27 giugno 2018, n. 16925; v. pure Cass., ord. 5 febbraio 2019, n. 3340).

Sul paese di transito, si è già prima risposto.

6. – Il quinto motivo è del pari inammissibile.

Richiamato quanto ora esposto circa la radicale non credibilità del richiedente, la corte del merito ha in fatto escluso una concreta situazione di vulnerabilità.

Dunque, il motivo, che non si confronta neppure con la motivazione del provvedimento impugnato, è inammissibile.

7. – Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.200,00, oltre spese liquidate a debito ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dal L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2020

 

 

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