Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16968 del 11/08/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 11/08/2016, (ud. 06/06/2016, dep. 11/08/2016), n.16968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10172-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

PETROLCARBO SRL;

– intimato –

Nonchè da:

PETROLCARBO SRL in persona dell’Amm.re Unico e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA FLAMINIA 167,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO NARCISI, rappresentato e

difeso dall’avvocato FRANCESCO MAGRINI giusta delega a margine;

– controricorso e ricorso incidentale condizionato –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 37/2010 della COMM. TRIB. REG. del FRIULI –

VENEZIA GIULIA depositata il 20/01/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/06/2016 dal Consigliere Dott. SCODITTI ENRICO;

udito per il ricorrente l’Avvocato CAMASSA che si riporta agli

scritti;

udito per il controricorrente l’Avvocato NARCISI per delega

dell’Avvocato MAGRINI che ha chiesto il rigetto del ricorso

principale, accoglimento incidentale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE SERGIO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, rigetto ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Petrolcarbo s.r.l. impugnò la cartella di pagamento emessa a seguito di controllo ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 – bis, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 – bis, sulle dichiarazioni per gli anni d’imposta 2000 e 2001 deducendo: la mancanza della comunicazione di irregolarità ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 – bis e D.P.R. n. 633 del 1972, 54 – bis; il decorso dei termini di notifica; la presentazione di istanza di condono; il difetto di motivazione della cartella; la pretesa tributaria doveva essere contestata con le ordinarie procedure di accertamento e non con la liquidazione delle dichiarazioni; andava comunque concessa la riduzione di un terzo delle sanzioni. La CTP rigettò il ricorso sulla base dei seguenti motivi: la comunicazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 – bis, era stata effettuata e comunque non ricorreva il presupposto dei dubbi e incertezze su quanto il contribuente aveva dichiarato; tempestiva era la notifica della cartella di pagamento; non si era perfezionata l’istanza di condono ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, non essendo intervenuto l’integrale versamento degli importi dovuti. L’appello della contribuente venne accolto dalla Commissione Tributaria Regionale del Friuli – Venezia Giulia sulla base della seguente motivazione.

Premesso che è “inconferente per il contenuto della fattispecie il richiamo all’adesione al condono per mancata adesione”, rispettosa dei termini previsti è l’emissione della cartella. Fondato è invece il motivo avente ad oggetto la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, cui rinvia la L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 412. “La mancata comunicazione dell’esito dell’attività di liquidazione comporta lesione al diritto di difesa del contribuente e rende inefficace l’emissione dell’atto impositivo, non rilevando, ai fini della validità, il solo fatto che, come è risultato in sede di discussione nella pubblica udienza, la ricorrente società fosse edotta dell’accertamento e ciò anche a seguito del pregresso e inevaso tentativo di chiusura della vertenza fiscale con la fruizione del condono ex L. n. 289 del 2002”.

Ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi l’Agenzia delle Entrate. Resiste con controricorso la società contribuente, la quale ha proposto anche ricorso incidentale condizionato sulla base di due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 – bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 – bis, L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 417, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Osserva la ricorrente che l’invio della comunicazione non è obbligatorio ai fini della validità degli atti successivi e che ricorreva comunque la sola mancata corrispondenza fra versamenti e dichiarazione. Aggiunge che non ricorreva il presupposto delle “incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, menzionato dalla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, e che inconferente è il richiamo alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 417, relativo ai redditi soggetti a tassazione separata, ipotesi non ricorrente nel caso di specie.

Con il secondo motivo si denuncia insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Osserva la ricorrente che la motivazione della sentenza non spiega perchè la piena conoscenza da parte della contribuente della pretesa tributaria anteriormente alla ricezione della cartella, come dimostrato dalla presentazione dell’istanza di condono, non fosse in grado di escludere la lesione del diritto di difesa del contribuente per il ritenuto mancato inoltro della comunicazione.

Il primo motivo è fondato. In tema di riscossione delle imposte, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 5, non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo; del resto, se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione, non avrebbe posto la condizione di cui al citato inciso (Cass. 25 maggio 2012, n. 8342; 8 luglio 2014, n. 15584; 10 giugno 2015, n. 12023). L’impugnata sentenza, nel ritenere la nullità della cartella siccome non preceduta dalla suddetta preventiva comunicazione, senza nulla accertare in ordine alla condizione costituita dall’esistenza di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, ha violato (e comunque falsamente applicato alla fattispecie concreta) la disposizione di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 5, comma 6. Nè risulta dalla sentenza medesima quale specifica “situazione di incertezza sia stata, sul punto, dedotta dalla contribuente, nel ricorso introduttivo del giudizio tributario, a fondamento della richiamata necessità di un previo contraddittorio rispetto alla iscrizione a ruolo delle maggiori imposte. Il giudice tributario, facendo conseguire l’obbligo del contraddittorio preventivo dalla mera attività di liquidazione, senza l’introduzione del presupposto della sussistenza di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, ha quindi violato il suddetto principio di diritto.

L’accoglimento del primo motivo determina l’assorbimento del secondo motivo.

Con il primo motivo del ricorso incidentale condizionato si denuncia la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis. Osserva la ricorrente in via incidentale che il condono si perfeziona con il pagamento della prima rata e che ha pertanto errato la CTR a ritenere irrilevante ai fini della presente controversia l’istanza di condono presentata dalla contribuente.

Con il secondo motivo si denuncia insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Osserva la ricorrente in via incidentale che in ordine alla questione della rilevanza dell’adesione al condono, ai fini della legittimità della cartella, la decisione risulta manchevole di adeguata motivazione.

I motivi, da valutare unitariamente in quanto connessi, sono infondati. Secondo l’orientamento ormai consolidato di questa Corte, il condono previsto dalla L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9 bis, relativo alla possibilità di definire gli omessi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi od, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono clemenziale e non premiale come, invece, deve ritenersi per le fattispecie regolate dalla L. n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, in ordine alla determinazione del “quantum”, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai sensi del comma 3, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionato dall’integrale pagamento di quanto dovuto ed il pagamento rateale determina la definizione della lite pendente solo se tale condizione venga rispettata essendo insufficiente il solo pagamento della prima rata cui non segua l’adempimento delle successive (Cass. 7 maggio 2013, n. 10650; 3 maggio 2013, n. 10309; 23 settembre 2011, n. 19546; 6 ottobre 2010, n. 20745). Le previsioni contenute nella L. n. 289 del 2002, artt. 8, 9, 15 e 16, che considerano efficaci le ipotesi di condono ivi regolate anche senza adempimento integrale, sono insuscettibili di applicazione analogica, in quanto, come tutte le disposizioni di condono, sono di carattere eccezionale (Cass. 30 novembre 2012, n. 21364; 23 settembre 2011, n. 19546).

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, con assorbimento del secondo motivo e rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 6 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA