Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16968 del 07/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 07/07/2017, (ud. 02/02/2017, dep.07/07/2017),  n. 16968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina L. – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13075-2015 proposto da:

A. C. SOLUZIONI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 9,

presso lo studio dell’avvocato MAURO BOTTONI, che la rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

LIDI ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 45, presso

lo studio dell’avvocato MICHELE ARDITI DI CASTELVETERE, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

B.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL CAUCASO

21, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA SILENZI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

HDI ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 45, presso

lo studio dell’avvocato MICHELE ARDITI DI CASTELVETERE, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 2332/2014 del TRIBUNALE di TIVOLI, depositata

il 10/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/02/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2011 la società A.C. Soluzioni s.r.l. (d’ora innanzi, per brevità, “la AC”) convenne dinanzi al Giudice di pace di Tivoli B.V. e la società HDI Assicurazioni s.p.a. (d’ora innanzi, per brevità, “la HDI”), esponendo che:

-) B.V. il 12 marzo 2009 era stato danneggiato da un sinistro stradale;

-) B.V. aveva di conseguenza acquisito un credito risarcitorio nei confronti del proprio assicuratore della responsabilità civile, la LIDI (ai sensi dell’art. 149 cod. ass., ovvero in virtù del c.d. indenniuo diretto);

-) B.V. aveva ceduto pro solvendo il proprio credito alla AC, “a fronte dei servizi erogati” dalla AC in suo favore, “fino alla concorrenza di Euro 984”;

-) la HDI non aveva adempiuto la propria obbligazione. Chiese pertanto:

(a) in via principale, la condanna della HDI al pagamento della somma di Euro 984, pari alla quota di credito risarcitorio che il danneggiato creditore aveva ceduto alla AC;

(b) in subordine, la condanna di B.V. al pagamento in favore della AC della somma di Euro 984, a titolo di corrispettivo “per la prestazione fruita” (la cui natura non venne tuttavia indicata nell’atto di citazione; solo dall’esame degli atti si apprende che trattavasi del corrispettivo per il noleggio di una autovettura).

2. Ambedue i convenuti si costituirono: la HDI deducendo di avere già risarcito integralmente B.V.; e quest’ultimo ammettendo sì di avere percepito dalla HDI la somma di Euro 3.736 (comprensiva di spese legali), ma soggiungendo che con questa cifra gli era stato risarcito il danno “al netto” della parte di credito già ceduta alla AC. Chiese, in via riconvenzionale, la condanna della HDI a pagare alla cessionaria HDI quanto da essa preteso.

3. Con sentenza 9 novembre 2011 n. 1001 il Giudice di Pace di Tivoli rigettò la domanda proposta dalla AC nei confronti della HDI, ed accolse quella proposta dalla AC nei confronti B.V..

4. La sentenza fu appellata in via principale da B.V., ed in via incidentale dalla AC.

Il primo tornò a sostenere che, in conseguenza del sinistro, aveva acquisito un credito risarcitorio ben maggiore della somma accettata in via transattiva dalla HDI; che si era determinato ad accettare una somma minore di quella dovutagli proprio perchè la differenza era stata ceduta alla AC; che, di conseguenza, ingiustamente era stato condannato a pagare alla AC le somme da questa pretese, nonostante avesse ceduto in pagamento una quota del proprio credito risarcitorio. Concluse chiedendo che la HDI fosse condannata a pagare direttamente alla AC le somme da questa pretese (l’appellante non chiese formalmente la riforma del capo di sentenza che lo condannava al pagamento).

La AC, dal canto suo, si dolse di una sottostima del proprio credito; e chiese la condanna della HDI al pagamento del credito cedutole e dei danni ulteriori.

5. Con sentenza 10 novembre 2014 n. 2332 il Tribunale di Tivoli respinse ambo gli appelli.

Osservò il Tribunale che la pretesa di B.V. si fondava sull’assunto che questi vantasse un credito nei confronti della HDI maggiore della somma accettata in via transattiva; e che la differenza tra il credito vantato e la somma accettata fosse stata ceduta alla AC. Tuttavia l’appellante non aveva affatto dimostrato quale fosse la natura e l’entità dei danni patiti in conseguenza del sinistro: non avesse, in particolare, dimostrato se avesse una effettiva necessità di noleggiare dalla AC un veicolo sostitutivo, nè per quanto tempo si protrasse questo noleggio. In mancanza di tale prova, pertanto, era impossibile stabilire se il costo della vettura sostitutiva, che B.V. intese pagare cedendo alla AC parte del proprio credito, era giustificato o meno.

Con autonoma ratio decidendi, il Tribunale aggiunse che non era stata dimostrata l’anteriorità della comunicazione della cessione del credito alla HDI, rispetto alla transazione stipulata tra quest’ultima e B.V..

6. La sentenza d’appello è stata impugnata in via principale dalla AC con ricorso fondato su cinque motivi; ed in via incidentale da B.V. con ricorso fondato su tre motivi.

La HDI ha resistito con due distinti controricorsi ad ambo le impugnazioni.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo del ricorso principale.

1.1. Col primo motivo la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione dell’art. 215 c.p.c..

Deduce, al riguardo, di avere tempestivamente prodotto in giudizio la lettera raccomandata con cui aveva comunicato alla HDI l’avvenuta cessione del credito di B.V. in proprio favore; che tale lettera non era stata tempestivamente “disconosciuta” dalla HDI, e che di conseguenza errò il Tribunale nel ritenere non provata l’anteriorità della cessione rispetto al pagamento.

1.2. Il motivo è manifestamente inammissibile, per molteplici ragioni.

Il motivo è inammissibile in primo luogo perchè il Tribunale ha negato che B.V. potesse varare un credito nei confronti della HDI dell’entità dallo stesso pretesa; sicchè l’affermazione dell’inesistenza del credito ceduto rende irrilevante stabilire se la cessione avvenne prima o dopo il pagamento da parte della HDI.

In secondo luogo, il motivo è inammissibile poichè a sproposito la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 215 c.p.c., nonna che disciplina l’onere di disconoscere i documenti sottoscritti dalla parte contro la quale sono prodotte, mentre nel nostro caso la cessione del credito non fu certo sottoscritta dalla HDI.

2. Il quarto motivo del ricorso principale.

2.1. Va esaminato per primo, a questo punto, il quarto motivo del ricorso principale, ai sensi dell’art. 276 c.p.c., comma 2.

Il rigetto di esso, infatti, come si vedrà rende superfluo l’esame degli altri tre.

2.2. Col quarto motivo di ricorso la ricorrente lamenta il vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4.

Deduce, al riguardo, che il Tribunale, andando a sindacare se davvero il danneggiato aveva patito un danno consistente nella necessità di noleggiare un’auto sostitutiva, ha pronunciato ultra petita. Il Tribunale, infatti, secondo la AC si sarebbe dovuto limitare ad accertare solo se il danneggiato avesse un credito, se l’avesse ceduto alla AC, e se la cessione fosse stata notificata alla società debitrice ceduta prima del pagamento effettuato da questa al creditore cedente.

Or bene, nel nostro caso il Tribunale, con accertamento di fatto non sindacabile in questa sede, ha ritenuto che non vi fosse prova della anteriorità della notifica della cessione rispetto al pagamento effettuato dalla HDI a B.V..

Le critiche della ricorrente, pertanto, sotto questo aspetto sono volte a sollecitare una rivalutazione delle risultanze probatorie, preclusa in sede di legittimità.

Varrà la pena aggiungere, ad abundantiam, che in ogni caso il debitore ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni che poteva opporre al cedente: pertanto, nel caso di cessione di un credito avente ad oggetto il risarcimento del danno aquiliano, il ceduto può opporre al cessionario, l’inesistenza del credito ceduto, o l’eccedenza del credito preteso rispetto al danno effettivamente subito dal cedente.

3. Il secondo, il terzo ed il quinto motivo del ricorso principale.

3.1. Col secondo motivo la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione degli artt. 1321, 1325, 1326 e 1362 c.c..

Deduce, al riguardo, che il Tribunale avrebbe malamente interpretato il contratto di cessione del credito stipulato tra la AC e B.V., onerando la prima dell’onere di provare l’esistenza del credito cedutole.

3.2. Col terzo motivo la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di “omessa ed insufficiente motivazione”, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (che al presente giudizio si applica però nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).

3.3. Col quinto motivo di ricorso (indicato col numero romano “2^” a p. 14 del ricorso) la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione degli artt. 1260 e 1264 c.c.; D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, artt. 144, 145, 148 e 149.

Deduce, al riguardo, che il Tribunale ha errato nel subordinare l’accoglimento della domanda della AC alla prova dell’esistenza e dell’ammontare del danno subito dal cedente.

3.4. Tutti e tre questi motivi restano assorbiti dal rigetto del quarto motivo.

Il tribunale, infatti, ha fondato la propria decisione su una doppia ratio decidendi: vale a dire sia sulla inesistenza di un credito risarcitorio di B.V. nella misura pretesa dalla AC, sia sul difetto di prova dell’anteriorità della notifica della cessione del credito alla HDI, rispetto al pagamento da questa effettuato nelle mani di B.V..

Sicchè, non essendo stata validamente impugnata quest’ultima statuizione, diventa irrilevante stabilire se sia corretta o meno l’ulteriore ratio decidendi adottata dal Tribunale.

4. Il primo motivo del ricorso incidentale.

4.1. Col primo motivo del ricorso incidentale B.V. lamenta la violazione, da parte della sentenza impugnata, degli artt. 115 e 215 c.p.c..

Sostiene che il Tribunale abbia erroneamente ritenuto non provata l’anteriorità della cessione rispetto al pagamento ricevuto dalla HDI; tale anteriorità doveva infatti ritenersi una circostanza non contestata.

4.2. Nella parte in cui lamenta la violazione dell’art. 215 c.p.c., il motivo è manifestamente infondato, per la ragione già indicata al p. 1.2, ultimo capoverso.

Nella parte in cui lamenta la violazione dell’art. 115 c.p.c. il motivo è manifestamente infondato.

La HDI, infatti, sin dalla comparsa di costituzione e risposta dinanzi al Giudice di pace aveva negato la circostanza (cfr., la comparsa di costituzione e risposta depositata dalla HDI dinanzi al Giudice di pace, p. 2, terzo capoverso, secondo rigo).

5. Il secondo motivo del ricorso incidentale.

5.1. Il secondo motivo del ricorso incidentale contiene le medesime censure contenute nel quinto motivo del ricorso principale.

Esso, al contrario di quello, è ammissibile, ma manifestamente infondato.

Il ricorrente lamenta che il Tribunale avrebbe violato le norme sulla cessione dei crediti, in un caso in cui “erano incontroversi sia l’esisten.za di un capiente credito originario del B. nei confronti della HDI (…), sia la piena validità della cessione”.

Non è dato sapere donde il ricorrente tragga tale convinzione. Che in conseguenza del sinistro B.V. avesse patito un danno patrimoniale eccedente la somma di Euro 3.136, nel presente giudizio è sempre rimasta una mera allegazione di parte. E sarà appena il caso di ricordare che la vittima d’un sinistro stradale non può pretendere la rifusione delle somme spese per noleggiare una vettura, se non dimostra un valido nesso di causa tra il sinistro e la necessità del noleggio. Mancando tale prova, manca quella del credito; e mancando la prova del credito, manca l’oggetto della cessione.

6. Il terzo motivo del ricorso incidentale.

6.1. Col terzo motivo del ricorso incidentale B.V. lamenta il vizio di “omessa e insufficiente motivazione”.

Il motivo ricalca ad litteram il terzo motivo del ricorso principale, ed è inammissibile per le medesime ragioni.

9. Le spese.

9.1. Le spese del presente giudizio di legittimità vanno a poste a carico dei ricorrenti, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1, e sono liquidate nel dispositivo.

9.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico delle parti ricorrenti di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

 

(-) rigetta il ricorso principale;

(-) rigetta il ricorso incidentale;

(-) condanna AC Soluzioni s.r.l. alla rifusione in favore di HDI Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 1.000, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) condanna B.V. alla rifusione in favore di HDI Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 1.000, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di B.V. e della AC Soluzioni s.r.l., in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA