Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16966 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/06/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 16/06/2021), n.16966

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6759/2018 proposto da:

R.I., nata (OMISSIS), residente in (OMISSIS) (C.F.:

(OMISSIS)), rappresentata e difesa, giusta procura speciale in calce

al ricorso, dall’Avv. Massimo E. Fichera, con studio in Frosinone,

al Viale Volsci n. 29 (C.F.: (OMISSIS));

– ricorrente –

contro

COMUNE DI VICALVI;

– intimato –

– avverso la sentenza n. 5007/18/2017 emessa dalla CTR Lazio in data

24/08/2017 e non notificata;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Dott. Andrea

Penta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

R.I. proponeva appello avverso la sentenza n. 1074/05/15, con la quale la Commissione Tributaria Provinciale di Frosinone aveva respinto il ricorso da lei presentato avverso l’avviso di accertamento n. 2661 dell’11.11.2014 per il mancato pagamento delle rate 1 e 2 ICI 2008.

L’appellante lamentava l’errata applicazione della L. 206 del 2006, art. 1, comma 161, avuto riguardo alla valutazione della prescrizione del termine per l’accertamento che, a suo dire, non trattandosi di omessa dichiarazione, doveva essere posto in essere in cinque anni a decorrere dall’anno in cui doveva essere effettuato il pagamento e, pertanto, entro il 31.12.2014, laddove l’atto risultava spedito il 06.03.2015.

Con sentenza del 6.6.2016 la CTR Lazio accoglieva l’appello, evidenziando che l’accertamento per il mancato pagamento dell’ICI per l’anno 2008 doveva essere spedito al più tardi il 31.12.2014 per valere ad interrompere la decadenza dal potere accertativo e che il plico, risultando consegnato alle poste il 06.03.2015, era tardivo.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso R.I., sulla base di due motivi.

Il Comune di Vicalvi non ha svolto difese.

In prossimità dell’adunanza la ricorrente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 15, e dell’art. 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio, nonostante la soccombenza integrale della controparte.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per mancanza della motivazione in violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4), e dell’art. 111 Cost., comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per aver la CTR disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio sulla base di una motivazione solo apparente, non mostrando alcun substrato normativo ed alcun ragionamento logico.

2.1. I motivi, da trattarsi congiuntamente, siccome strettamente connessi, sono fondati.

Va premesso che la CTR, con la sentenza nella presente sede impugnata, ha accolto l’appello proposto dalla contribuente, annullando, per l’effetto, l’avviso di accertamento, essendo maturato il termine quinquennale di prescrizione per l’esercizio del potere accertativo.

Ciò premesso, la commissione territoriale ha giustificato la compensazione integrale delle spese di lite sulla base della “alterna soccombenza”.

In tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi (cfr., fra le tante, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 24502 del 17/10/2017 e Sez. 5, Ordinanza n. 8421 del 31/03/2017).

Tuttavia, il criterio della soccombenza deve essere riferito alla causa nel suo insieme, con particolare diretto riferimento all’esito finale della lite, sicchè è totalmente vittoriosa la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta (Sez. L, Sentenza n. 17351 del 23/07/2010). In particolare, il giudice di appello, allorchè riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, deve procedere d’ufficio, quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, ad un nuovo regolamento delle spese processuali, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo presente l’esito complessivo della lite, poichè la valutazione della soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un criterio unitario e globale, sicchè viola il principio di cui all’art. 91 c.p.c. il giudice di merito che ritenga la parte soccombente in un grado di giudizio e, invece, vincitrice in un altro grado (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 6259 del 18/03/2014; conf. Sez. 3, Ordinanza n. 9064 del 12/04/2018).

Orbene, premesso che, in caso di riforma della decisione, il giudice dell’impugnazione, investito ai sensi dell’art. 336 c.p.c. anche della liquidazione delle spese del grado precedente, deve applicare la disciplina vigente al momento della sentenza d’appello, alla fattispecie in esame è applicabile ratione temporis l’art. 92 c.p.c., comma 2, nella formulazione successiva all’intervento additivo della Corte Costituzionale n. 77 del 19.4.2018, in virtù del quale “Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero”.

Ebbene, la ragione addotta dalla CTR alla base della compensazione per intero delle spese non integra alcuno dei casi tassativamente contemplati dall’art. 92 c.p.c., comma 2, per giustificarla.

3. La sentenza impugnata va, pertanto, cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, liquidando in favore della ricorrente la somma di Euro 425,00 per il primo grado di giudizio e quella di Euro 440,00 per il secondo grado, oltre accessori di legge. Le spese del presente grado seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, condanna il Comune di Vicalvi al rimborso, in favore della R., delle spese processuali, che liquida, quanto al primo grado, in Euro 425,00, quanto al secondo grado, in Euro 440,00 e, quanto al presente grado di giudizio, in Euro 260,00, oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio da remoto della V Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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