Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16965 del 27/06/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 16965 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: SPENA FRANCESCA

ORDINANZA
sul ricorso 8008-2017 proposto da:
I.F.M. INDUSTRIAL FOOD MENSE SPA, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PIEMONTE 39, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA
GIOVANNETTI, rappresentata e difesa dall’avvocato ALBERTO
GENTILE;

– ricorrente contro
NLUELLO FABIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RENATO
RICINI 238, presso lo studio dell’avvocato FABIO

cuTuu,

che lo

rappresenta e difende;

controricorrente –

Data pubblicazione: 27/06/2018

PROC. nr . 8088/2017 RG

avverso la sentenza n. 744/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 27/01/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata
del 05/04/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPEN A.

che con sentenza del 19- 27 gennaio 2017 numero 744 la Corte
d’appello di Napoli, giudice del reclamo, confermava la sentenza del
Tribunale della stessa sede, che aveva accolto la domanda di FABIO
MAIELLO per la dichiarazione di illegittimità del licenziamento
intimatogli dalla società I.F.M. INDUSTRIAL FOOD MENSE ( in
prosieguo: IFM) spa per ragioni disciplinari, ritenendo il difetto di
proporzionalità tra il fatto .contestato— (l’aver fatto uso della sigaretta
elettronica in data 16 novembre 2015 nel locale mensa durante il turno
di lavoro, con la recidiva specifica in relazione ai fatti contestati il 15.7
ed il 17.9.2015 )— ed il recesso

che avverso la sentenza ha proposto ricorso la società IFM spa, cui
l’intimato ha opposto difese con controricorso;

che

la proposta del relatore è stata comunicata alle parti,

unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’articolo
380 bis cod.proc.civ.

CONSIDERATO
che la parte ricorrente ha dedotto:
– con il primo motivo— ai sensi dell’articolo 360 numero 3 cod.
proc.civ.— violazione e falsa applicazione dell’articolo 192 e dell’articolo
138 comma 7 lettera b) del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
Pubblici esercizi nonché violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 L.
20 maggio 1970 nr. 300 .
Ha censurato la sentenza nella parte in cui riteneva non integrata la
fattispecie di licenziamento per giusta causa prevista dall’articolo 192
capo V, lettera a) del CCNL nelle ipotesi di «recidiva reiterata nelle
mancanze di cui alle lettere a) e b) del settimo comma dell’articolo
138» punite con sanzione conservativa e consistenti, per quanto

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RILEVATO

PROC. nr . 8088/2017 RG

rilevante in causa, (anche) nella sospensione reiterata del lavoro senza
giustificato motivo.
Ha osservato che erroneamente la Corte territoriale aveva
affermato che non era stata contestata la sospensione dell’attività
lavorativa ma l’uso della sigaretta elettronica e che anche i precedenti
disciplinari si riferivano all’uso del cellulare. Ha assunto che tutti i

lavorativa, non essendo necessario l’uso nella contestazione di formule
rigide e specifiche; neppure aveva fondamento la definizione della
sospensione offerta dal giudice del reclamo, secondo cui sarebbe stato
necessario a tal fine il protrarsi della assenza della prestazione per un
periodo di tempo apprezzabile;
-con il secondo motivo— ai sensi dell’articolo 360 numero 4
cod.proc.civ.— violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 della legge
300/1970, dell’articolo 18 della legge 300/1970 come modificato
dall’articolo 1, comma 42, quarto capoverso legge 92/2012, degli
articoli 2016 e 2119 codice civile.
Ha dedotto che i precedenti disciplinari, ove non ritenuti rilevanti
come recidiva specifica nella sospensione del lavoro, erano comunque
valutabili sotto il profilo della recidiva generica, per il ripetersi delle
condotte illecite in un arco temporale di appena quattro mesi.
Ha assunto, altresì, che la Corte di merito non aveva attribuito il
giusto rilievo discipinare alla condotta, adducendo che l’azienda aveva
affisso in bacheca il divieto di fumo della sigaretta elettronica soltanto
alcuni giorni prima dei fatti contestati; il divieto di fumo nei locali della
mensa aziendale costituiva, invece, una elementare regola di tutela
della salubrità ed igiene degli ambienti di lavoro. Neppure era vero che
non fosse stata allegata una reazione della committente ANSALDO SpA
giacchè tra le istanze istruttorie formulate nel primo grado— e reiterate
nel reclamo— vi era la prova per testi del fatto che il responsabile della
mensa aveva già ricevuto verbalmente contestazioni da parte dei
delegati della ANSALDO sulla circostanza che il MAIELLO fumasse la
sigaretta elettronica ali’interno dei locali della mensa.

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suddetti fatti costituivano ipotesi di illegittima sospensione dell’attività

PROC. nn 8088/2017 RG

La previsione da parte del contratto collettivo di una sanzione
conservativa per la condotta contestata — ( nella specie l’art. 138
comma 7 lett. e) prevedeva sanzioni conservative per il lavoratore che
contravvenisse al divieto di fumo indicato con apposito cartello ) — non
escludeva, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del reclamo, la
integrazione della giusta causa di licenziamento nei casi in cui il fatto,

gravità;

che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso;
che, infatti:
– quanto al primo motivo, correttamente il giudice del reclamo ha
evidenziato la differenza tra la condotta di «sospensione» senza
giustificato motivo del lavoro e le mancanze consistenti nell’uso del
cellulare e nel fumo della sigaretta elettronica. La condotta di
sospensione della attività lavorativa, prevista come infrazione passibile
di licenziamento disciplinare— se reiterata— dall’articolo 192 CCNL
PUBBLICI ESERCIZI , consiste in una situazione transitoria di totale
assenza della prestazione lavorativa; tale situazione non era stata
contestata al MAIELLO né era implicita nella contestazione giacchè il
fumo ( nella specie, della sigaretta elettronica) durante l’orario di
lavoro non è in sé incompatibile con il contestuale svolgimento della
prestazione, in tutto o parzialmente. Ciò del resto trova conferma nel
fatto che il codice disciplinare di cui al medesimo contratto collettivo
individua distintamente, come ipotesi passibile di sanzione conservativa,
la contravvenzione al divieto di fumare (laddove questo esista e sia
segnalato con apposito cartello ) o il fumare nei locali riservati alla
clientela (articolo 138 comma 7 lettera e CCNL) . Per analoghe
considerazioni anche i precedenti disciplinari per l’uso del telefono
cellulare non erano qualificabhi in termini di sospensione della attività
lavorativa;
– quanto al secondo motivo, il giudizio espresso dal giudice del
reclamo in punto di mancanza di proporzionalità della sanzione del
licenziamento è un giudizio di fatto, che nella specie è stato espresso

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alla luce di altri elementi di fatto concorrenti, rivestisse una peculiare

PROC. nr . 8088/2017 RG

sulla base di parametri conformi a quelli indicati da questo giudice di
legittimità ed, in particolare, la gravità dell’inadempimento e la
previsione della stessa condotta da parte del CCNL come illecito punibile
con sanzione conservativa. Tale giudizio di fatto non è censurabile in
questa sede, essendo preclusa la deduzione del vizio di motivazione ai
sensi dell’articolo 348 ter commi 4 e 5 cod.proc.civ. , per la pronuncia

che,

pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il

ricorso può essere definito con ordinanza in Camera di Consiglio, ex art.
375 cod.proc.civ.;
che le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la
soccombenza;
che,

trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30

gennaio 2013, sussistono le cdndizioni per dare atto- ai sensi dell’art.1
co 17 L. 228/2012 ( che ha aggiunto il comma 1 quater all’art. 13 DPR
115/2002) – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata .
PQM
La Corte rigetta il ricorso.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in
C 200 per spese ed C 4.000 per compensi professionali, oltre spese
generali al 15% ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater del DPR 115 del 2002 dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto
per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale del 5 aprile 2018

conforme resa nei due gradi di merito;

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