Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16939 del 15/06/2021

Cassazione civile sez. I, 15/06/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 15/06/2021), n.16939

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 8169/2019 proposto da:

U.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via dei Gracchi, n.

151, presso lo studio dell’avvocato Francesco Segreto, rappresentato

e difeso dall’avvocato Caterina Fiscella per procura speciale

redatta su foglio allegato al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, elettivamente domiciliato in Roma, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato che per legge lo

rappresenta e difende;

– intimato –

avverso il decreto n. 233/19 del Tribunale di Potenza, depositato il

31 gennaio 2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16 aprile 2021 dal Consigliere Dott. Marco Vannucci.

 

Fatto

OSSERVATO

che nel terzo motivo di ricorso, recante censura al decreto impugnato nella parte in cui negò la sussistenza dei presupposti per la concessione al ricorrente della protezione umanitaria (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, applicabile ratione temporis al caso di specie), è implicata la seguente questione di diritto, di massima particolare importanza, il cui esame è stato rimesso alle Sezioni Unite della Corte con ordinanza n. 28316 del 2020: “configurabilità del diritto alla protezione umanitaria, nella vigenza del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 ed in continuità con la collocazione nell’alveo dei diritti umani inviolabili ad esso attribuita dalla recente pronuncia n. 24159 del 2019, quando sia stato allegato ed accertato il “radicamento” effettivo del cittadino straniero, fondato su decisivi indici di stabilità lavorativa e relazionale, la cui radicale modificazione, mediante il rimpatrio, possa ritenersi idonea a determinare una situazione di vulnerabilità dovuta alla compromissione del diritto alla vita privata e/o familiare ex art. 8 CEDU, sulla base di un giudizio prognostico degli effetti dello “sradicamento” che incentri la valutazione comparativa sulla condizione raggiunta dal richiedente nel paese di accoglienza, con attenuazione del rilievo delle condizioni del paese di origine non eziologicamente ad essa ricollegabili”;

che è del pari opportuno rinviare la decisione sul ricorso a tempo successivo alla pubblicazione della sentenza delle Sezioni Unite anche su tale questione di diritto.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione Civile, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2021

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