Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16928 del 10/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 10/08/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 10/08/2016), n.16928

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10435-2015 proposto da:

N.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F. DENZA 20,

presso lo studio dell’avvocato LAURA ROSA, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LORENZO DEL FEDERICO giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1108/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di L’AQUILA del 24/10/2013, depositata il 15/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CIGNA MARIO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il contribuente, di professione “medico di base convenzionato con il SSN”, ricorre, affidandosi ad un unico motivo, per la cassazione della sentenza, con la quale la Commissione Tributaria Regionale, nel rigettargli l’appello, ha confermato la sentenza di primo grado che gli aveva rigettato il ricorso proposto avverso il silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione ad istanze di rimborso IRAP relative agli anni dal 2006 al 2009; la CTR, in particolare, ha ritenuto la sussistenza del requisito dell’autonoma subordinazione in quanto il contribuente si era avvalso di servizi resi da una segretaria fornita da una società di outsourcering.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

L’unico motivo, con il quale si denunzia – ex art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 è fondato.

Questa Corte a sez. unite, con recente sentenza 9451/16, confermando (con alcune precisazioni) i principi già espressi in precedenti pronunce, ha statuito che “con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerurmque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

Nella specifica ipotesi del medico convenzionato con il SSN e dell’utilizzazione, da parte del detto medico, del relativo studio, è stato precisato da questa Corte che “in tema di IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sè, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo” (Cass. 10240/2010).

Nel caso di specie, concernente attività del medico di base convenzionato con il SSN, nel quale la presenza di personale (peraltro fornito da società di outsourcering) appare limitata ad una sola persona con mansioni di segretaria, la su esposta soglia minima non è stata superata.

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, va accolto il ricorso e cassata l’impugnata sentenza, che non si è attenuta ai su esposti principi; non essendo poi necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., con l’accoglimento del ricorso introduttivo. Il solo recente intervento delle sezioni unite giustifica la compensazione delle spese di tutto il giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo; dichiara compensate tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma il 22 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2016

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