Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16927 del 15/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/06/2021, (ud. 13/04/2021, dep. 15/06/2021), n.16927

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11165-2020 proposto da:

MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

I.G., N.F., N.R., N.O.,

elettivamente domiciliati presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentati e difesi dagli

avvocati GIORGIO BORGETTO, FILIPPO CALA’;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 643/2019 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 16/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 13/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DELL’UTRI

MARCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza resa in data 16/10/2019, la Corte d’appello di Caltanissetta, in accoglimento dell’appello proposto da I.G., N.O., N.F. e N.R., e in parziale riforma della decisione di primo grado, per quel che rileva in questa sede, ha disposto l’eliminazione, dal dispositivo della sentenza del primo giudice, del capo con il quale era stata disposta la detrazione, dall’importo liquidato a titolo di risarcimento dei danni da trasfusione infetta (addebitati alla responsabilità del Ministero della Salute), dell’ammontare ‘eventualmentè corrisposto a N.M. (dante causa degli appellanti) a titolo di indennizzo ai sensi della L. n. 210 del 1992;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato come il Ministero della Salute non avesse fornito alcuna prova circa l’avvenuta determinazione e liquidazione, nonchè dell’effettiva corresponsione, dell’indennizzo previsto dalla L. n. 210 del 1992 (già richiesto dal N.), con la conseguente impossibilità di operarne la detrazione dall’importo liquidato a titolo di risarcimento dei danni sofferti a seguito di trasfusione di sangue infetto;

avverso la sentenza d’appello, il Ministero della Salute propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione, illustrato da successiva memoria;

I.G., N.O., N.F. e N.R., resistono con controricorso;

a seguito della fissazione della Camera di Consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di impugnazione proposto, il Ministero ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione della L. n. 210 del 1992, artt. 1-4, degli artt. 2043,2056 c.c. e ss., degli artt. 2041 e 2697 c.c., nonchè degli artt. 115,116,183 e 213 c.p.c. e dell’art. 345 c.p.c., commi 2 e 3 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente attestato il mancato assolvimento, da parte dell’amministrazione ricorrente, dell’onere della prova circa l’effettiva liquidazione nel suo preciso ammontare, o circa la percezione dell’indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992, da parte del dante causa degli odierni resistenti, trattandosi di circostanze di fatto agevolmente ricavabili dalle previsioni di legge e dai dati forniti dallo stesso ricorrente nel corso del giudizio;

il motivo è inammissibile;

al riguardo, osserva il Collegio come, ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, il ricorso è inammissibile quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa;

in particolare, in tema di giudizio di legittimità, anche un solo precedente, se univoco, chiaro e condivisibile, integra l’orientamento della giurisprudenza della Suprema Corte di cui all’art. 360-bis c.p.c., n. 1, con conseguente dichiarazione di inammissibilità del relativo ricorso per cassazione che non ne contenga valide critiche (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 4366 del 22/02/2018, Rv. 648036 – 02);

nel caso di specie, il giudice a quo ha negato la detraibilità, dall’importo liquidato a titolo risarcitorio in favore degli odierni controricor-renti, dell’indennizzo invocato dal relativo dante causa ai sensi della L. n. 210 del 1992, non essendo stata acquisita la prova dell’esatta determinazione, della liquidazione, nonchè dell’effettiva corresponsione di detto indennizzo in favore degli aventi diritto, così uniformandosi al consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale, nel giudizio promosso nei confronti del Ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l’indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992 può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (compensatio lucri cum damno) solo se sia stato effettivamente versato o, comunque, sia determinato nel suo preciso ammontare o determinabile in base a specifici dati della cui prova è onerata la parte che eccepisce il lucrum (Sez. 3, Ordinanza n. 21837 del 30/08/2019, Rv. 655085 – 02; Sez. 3, Sentenza n. 20909 del 22/08/2018, Rv. 650441 – 01);

rispetto a tale orientamento della giurisprudenza di legittimità, l’odierno Ministero ricorrente ha sostanzialmente omesso di confrontarsi in termini diretti, limitandosi ad esprimere unicamente il proprio dissenso attraverso il richiamo di precedenti giurisprudenziali (anche di merito) non adeguatamente argomentati, o di fonti normative da ritenersi non decisive o pertinenti, ovvero limitandosi a rivendicare una rilettura nel merito dei fatti di causa, come tale non consentita in questa sede di legittimità;

sulla base di tali premesse, dev’essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso, cui segue la condanna dell’amministrazione ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti delle spese del giudizio secondo la liquidazione di cui al dispositivo).

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il Ministero ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.000,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 13 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2021

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