Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16915 del 15/06/2021

Cassazione civile sez. lav., 15/06/2021, (ud. 17/02/2021, dep. 15/06/2021), n.16915

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1605/2020 proposto da:

T.Y., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MONICA GONZO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI MILANO, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 9277/2019 del TRIBUNALE DI MILANO,

depositato il 22/11/2019 R.G.N. 31061/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/02/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. Il Tribunale di Milano, con provvedimento n. 9277 depositato il 22.11.2019, ha rigettato il ricorso proposto da T.Y., cittadino della Repubblica Popolare Cinese, avverso il diniego della competente Commissione territoriale in ordine alle richieste di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, e della protezione umanitaria.

2. Il richiedente, in sintesi, aveva dichiarato di essersi convertita, aderendo alla Chiesa di (OMISSIS), nel 2013 e nel marzo del 2014, durante una riunione nel retro del negozio, essendo sopraggiunta una macchina della polizia, tutti erano scappati; aveva precisato di avere trovato rifugio presso un compagno di fede che lo aveva informato che il suo negozio era stato perquisito e lui era ricercato dalla polizia; dopo un episodio delittuoso a seguito del quale i fedeli della Chiesa (OMISSIS) furono perseguitati, nel dicembre del 2014 era tornato nel villaggio di origine dei genitori e, fatto il passaporto, si era recato a Shangai da dove aveva preso un aereo per l’Italia ove continua a riunirsi, tramite skype, con gli altri fedeli, sebbene non frequenti la sede della Chiesa in (OMISSIS).

3. A fondamento della decisione il Tribunale ha rilevato la contraddittorietà del racconto sotto il profilo della coerenza interna che rendeva il richiedente non credibile; conseguentemente, ha sottolineato che non sussistevano i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria svolgendo sul punto un approfondimento istruttorio officioso; inoltre, ha specificato che la documentazione prodotta afferiva alla condizione della Cina in generale, ma non alla storia personale del richiedente; il Tribunale ha ritenuto, infine, che l’intento di intraprendere un percorso di integrazione nel nostro Paese non costituiva, ex se, una condizione di vulnerabilità e che l’intrinseca inattendibilità del racconto costituiva motivo sufficiente per negare anche la protezione umanitaria.

4. Avverso il provvedimento del Tribunale T.Y. ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10 e 11, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il Tribunale, pur avendo fissato l’udienza di comparizione, tuttavia non aveva disposto l’audizione di esso richiedente.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e/o falsa applicazione, sotto altro profilo, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10 e 11, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e artt. 115,116 e 117 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per l’errata valutazione sulla credibilità operata dal Tribunale con una motivazione apparente, apodittica e, in ogni caso insufficiente.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., commi 2 e 4, art. 118 disp. att. c.p.c., e degli artt. 115,116 e 117 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per la mancanza dell’esposizione della formazione del convincimento del giudicante e per la non corretta applicazione in tema di disponibilità delle prove, della valutazione delle stesse, anche con riguardo alla possibilità di procedere all’interrogatorio della parte.

5. Con il quarto motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7, 8 e 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e succ. mod. e integrazioni ex D.I. n. 113/2008, per avere i vizi denunciati determinato le violazioni delle disposizioni in rubrica citati riverberando i loro effetti sulla possibilità di effettivo accertamento del diritto del richiedente ad una delle forme di protezione internazionale.

6. Il primo motivo è inammissibile perchè non si confronta con il testo del gravato provvedimento che, a pagina 2, dà invece atto che la parte ricorrente è stata sentita prima che la causa fosse riservata in decisione.

7. Gli altri motivi, che per la loro connessione logico-giuridica possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili.

8. Il dato da cui partire è quello rappresentato dal fatto che il ricorrente è stata ritenuto inattendibile.

9. E’ opportuno premettere che la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente non è affidata alla mera ed immotivata opinione del giudice, essendo piuttosto il risultato complesso di una procedimentalizzazione della decisione, da compiere alla strega dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” senza dar rilievo esclusivo e determinate a mere discordanze o contraddizioni in aspetti secondari o isolati del racconto; detta valutazione, se effettuata secondo i criteri previsti dà luogo ad un apprezzamento di fatto, riservato al giudice di merito, essendo altrimenti censurabile in sede di legittimità per la violazione delle relative disposizioni (Cass. n. 14674 del 2020; Cass. n. 9811 del 2020).

10. Il Tribunale, nella fattispecie, nel giungere alla conclusione di inattendibilità del racconto, si è attenuto ai criteri legali e agli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, e, con un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità (Cass. n. 3340 del 2019) ha escluso la veridicità delle dichiarazioni rese.

11. Infatti, il Tribunale ha evidenziato un forte contrasto tra il comportamento di adesione, in quel preciso contesto storico, alla fede religiosa e la repressione del governo cinese proprio contro quel culto; inoltre, ha sottolineato la incongruenza del narrato per il fatto che nessuna conseguenza fosse occorsa a lui e alla sua famiglia dopo che il negozio a lui intestato era stato perquisito e chiuso e che il ricorrente fosse riuscito ad ottenere il passaporto dopo essere stato segnalato alla polizia, nonostante il collegamento tra le varie autorità.

12. Le altre censure di cui ai motivi, poi, postulano tutte, quale causa della fuga dalla Cina, la appartenenza religiosa alla Chiesa di (OMISSIS) che, come sopra detto, è stata esclusa dal Tribunale con motivazione adeguata e giuridicamente corretta di talchè le critiche si limitano ad essere una mera contrapposizione alla valutazione dell’organo giudicante che ha escluso ogni forma di protezione proprio in considerazione della non credibilità del narrato.

13. Alla stregua di quanto esposto deve essere, pertanto, dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

14. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo l’Amministrazione resistente svolto attività difensiva.

15. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA