Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16902 del 11/08/2020

Cassazione civile sez. trib., 11/08/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 11/08/2020), n.16902

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9895 del ruolo generale dell’anno 2012

proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore generale pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– ricorrente –

contro

G.P. ADV s.a.s., di P.L. e C., in liquidazione, in

persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e

difesa, per procura speciale a margine del controricorso, dall’Avv.

Angelo Stefanori, presso il cui studio in Roma, Piazza dei Martiri

di Belfiore, n. 2, è elettivamente domiciliata;

– controricorrente –

e contro

P.L., rappresentato e difeso, per procura speciale a margine

del controricorso, dall’Avv. Angelo Stefanori, presso il cui studio

in Roma, Piazza dei Martiri di Belfiore, n. 2, è elettivamente

domiciliata;

– controricorrente –

e contro

P.M., rappresentata e difesa, per procura speciale a margine

del controricorso, dall’Avv. Angelo Stefanori, presso il cui studio

in Roma, Via Giuseppe Ferrari, n. 2, è elettivamente domiciliata;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

centrale dell’Umbria, n. 35/04/11, depositata il 21 febbraio 2011;

udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 18 dicembre

2019 dal Consigliere Giancarlo Triscari.

 

Fatto

RILEVATO

che:

dalla esposizione in fatto della sentenza impugnata si evince che: l’Agenzia delle entrate aveva notificato a G.P. Adv s.a.s. di P.L. e C. in liquidazione, nonchè ai soci P.M. e P.L., rispettivi avvisi di accertamento con i quali, relativamente all’anno di imposta 2002, aveva contestato l’omessa contabilizzazione di ricavi, la mancata regolarizzazione a fini Iva dell’omessa fatturazione e, ai soci, il maggiore reddito di partecipazione, irrogando le conseguenti sanzioni; la vicenda aveva origine dall’accordo di transazione stipulato in data (OMISSIS) tra la società contribuente e la (OMISSIS) s.r.l. per effetto della quale quest’ultima, a composizione della lite insorta, si era obbligata ad eseguire, come prestazione in luogo dell’adempimento del pagamento di un debito oggetto di contestazione tra le parti, un servizio di stampa di un giornale quotidiano, per un periodo di 23 mesi, fornendo non meno di 10.000 copie e non più di 15.000 giornaliere, addebitando solo il costo della carta; l’amministrazione finanziaria aveva verificato che la (OMISSIS) s.r.l. aveva fatturato, nell’arco dei 23 mesi previsti, la complessiva fornitura di 5.660.000 copie del quotidiano, e che la società contribuente aveva omesso di contabilizzare i ricavi derivanti dal ricevimento della prestazione di servizi in luogo dell’adempimento e omesso di versare l’Iva relativa alla successiva rivendita del giornale; avverso i rispettivi atti impositivi la società ed i soci avevano proposto ricorso che era stato accolto dalla Commissione tributaria provinciale di Perugia sulla base del contenuto della successiva transazione stipulata tra la curatela del Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. e la società contribuente; avverso la pronuncia del giudice di primo grado l’Agenzia delle entrate aveva proposto appello;

la Commissione tributaria regionale dell’Umbria ha rigettato l’appello, in particolare ha ritenuto che i dati numerici utilizzati dall’amministrazione finanziaria non erano certi, nè ai fini dell’accertamento del quantitativo di copie di giornale complessivamente stampato nè del quantitativo di copie stampate nell’anno di riferimento;

avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso l’Agenzia delle entrate affidato a un unico motivo di censura, cui hanno resistito, con separati controricorsi, la società ed i soci.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per insufficiente motivazione, per non avere tenuto conto, ai fini dell’accertamento del quantitativo di copie stampate, di quanto risultante agli atti del processo, in particolare della circostanza che la (OMISSIS) s.r.l. aveva stampato le 10.000 copie e che, tuttavia, la contribuente ne aveva ritirato un quantitativo inferiore, nonchè per contraddittoria motivazione in quanto, pur avendo accertato che, quantomeno, era stato ricevuto un minore quantitativo di copie, aveva comunque ritenuto illegittima la pretesa impositiva;

il motivo è fondato;

la questione centrale della presente controversia attiene all’accertamento del quantitativo di copie stampate dalla (OMISSIS) s.r.l. in esecuzione dell’accordo transattivo stipulato con la società contribuente in data (OMISSIS), per effetto del quale, come si evince in sentenza, la prima si era obbligata ad adempiere al proprio debito, per il quale era sorto contestazione, mediante l’esecuzione di una prestazione di servizi in luogo dell’adempimento, consistente nel fornire un servizio di stampa di un giornale quotidiano, per un periodo di 23 mesi, fornendo non meno di 10.000 copie e non più di 15.000 giornaliere, addebitando solo il costo della carta;

va precisato, a tal proposito, che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 11, prevede che “Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate” e che il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 85, dispone, altresì, che “I corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa”;

sicchè, posto che, nella fattispecie, il servizio ricevuto in luogo dell’adempimento rientra pacificamente nell’ambito dell’attività della società e che la prestazione di servizi resi in favore della contribuente costituiva ricavo da imputare nell’esercizio di imposta, era necessario verificare, ai fini della valutazione della legittimità della pretesa, l’esatto quantitativo di copie effettivamente stampate in favore della società contribuente;

la pronuncia in esame ha ritenuto non legittima la pretesa in base alla considerazione che non sussistevano elementi certi ai fini della determinazione dell’esatto quantitativo di quotidiani stampati e, in particolare, ha dato atto del lungo contenzioso instaurato tra le parti, e della circostanza che la società contribuente aveva, comunque, indicato la cifra di 5000 copie effettivamente stampate, contro le 10/15.000 copie previste nell’accorso transattivo, ed ha, altresì, dato rilevanza alla circostanza che la pubblicazione del quotidiano non ebbe successo commerciale, il che giustificava la richiesta della società contribuente di dimezzare il numero delle copie da stampare;

nella stessa motivazione della pronuncia in esame, dunque, si dà atto della circostanza che, quantomeno, la stessa parte aveva indicato la cifra di 5000 copie effettivamente stampate e tuttavia, con una motivazione contraddittoria, il giudice del gravame ha ritenuto che non poteva dirsi raggiunta la prova del quantitativo di copie stampate;

va peraltro considerato che la questione di fondo non attiene al numero di copie che la società contribuente ha ritenuto di ritirare effettivamente, in funzione della prospettiva di successiva vendita, ma a quello che la (OMISSIS) s.r.l. ha stampato in esecuzione dell’obbligo di eseguire la prestazione in luogo dell’adempimento;

sotto tale prospettiva, non può assumere rilevanza la circostanza valorizzata dal giudice del gravame, che la pubblicazione del quotidiano non ebbe successo commerciale e che, proprio per tale ragione, la società contribuente aveva chiesto di dimezzare le copie;

tale circostanza, se da un lato rafforza la tesi di parte ricorrente secondo cui almeno il quantitativo sopra indicato era stato stampato, introduce un profilo irrilevante ai fini della decisione, cioè l’eventuale richiesta della contribuente di ricevere un quantitativo di quotidiano inferiore rispetto a quello che, contrattualmente, la società editoriale si era obbligata a fornire e di cui costituisce circostanza presuntiva la esistenza delle fatture relative ai costi addebitati alla contribuente;

d’altro lato, la pronuncia non tiene conto di ulteriori circostante, rappresentate dalla ricorrente, rilevanti ai fini della decisione, in particolare il fatto che la società ricorrente ha sostenuto, nel ricorso introduttivo (riprodotto dalla ricorrente a pag. 11) che la stessa aveva richiesto di stampare quotidianamente non già il numero di copie previsto a proprio esclusivo favore, ma il minore numero di 5000 copie giornaliere e che la società editoriale aveva, invece, preteso di stampare effettivamente le 10000 copie giornaliere previste, cosicchè la G.P. sas iniziava a ritirare solo le 5000 copie oggetto di effettiva diffusione più volte comunicando a (OMISSIS) s.r.l. la propria intenzione di avvalersi della transazione per ottenere solo i quantitativi di stampa che avrebbe potuto vendere;

ulteriore circostanza, rappresentata dalla ricorrente, è il fatto che, in sede di nuova transazione, il curatore del fallimento della (OMISSIS) s.r.l. ebbe a dichiarare che per quanto possa essere a sua conoscenza, la G.P. sas nel corso del rapporto di fornitura non ha mai ritirato le 10000 copie quotidianamente prodotte da tale società editrice sulla base dell’accordo di cui alle premesse avendo ritirato copie sempre in misura largamente inferiore, come risulta dalla corrispondenza intercorsa tra le parti all’epoca dei fatti che ha poi dato luogo all’instaurarsi dei procedimenti giudiziali che vengono con il presente atto a comporsi;

in sostanza, anche in questo caso emerge la circostanza che, non solo era stato, comunque, ricevuto un quantitativo di copie, sebbene inferiore a quello pattuito, ma anche il fatto che, da parte sua, la società editrice avrebbe stampato l’intero quantitativo in osservanza all’accordo di transazione, ma che solo una parte era stato ritirato;

tali circostanze, il quantitativo di copie di quotidiano che la stessa società contribuente dichiara di avere ricevuto nonchè il quantitativo di copie di quotidiano che la società editrice ha stampato, sebbene non ritirato dalla società contribuente, non sono state tenute presenti dal giudice del gravame, sicchè la pronuncia è insufficiente sul punto;

va precisato, per completezza, che non può essere seguita la linea difensiva dei controricorrenti di inammissibilità del presente motivo in quanto non si tratta di richiesta di rivalutazione dell’accertamento in fatto compiuto dal giudice del gravame, ma del non sufficiente esame di elementi decisi per la controversia non valutati nonchè di intrinseca contraddittorietà della motivazione, per avere, da un lato, accertato un fatto, e, dall’altro, negato ad esso, in toto, idoneità ai fini della decisione;

ne consegue l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza con rinvio alla Commissione tributaria regionale anche per la liquidazione delle spese di lite.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese di lite del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2020

 

 

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