Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16900 del 07/07/2017


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Cassazione civile, sez. II, 07/07/2017, (ud. 23/05/2017, dep.07/07/2017),  n. 16900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13643/2013 proposto da:

M.M. (OMISSIS), L.N. (OMISSIS), il primo

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA L MANTEGAZZA 24, presso lo

studio dell’avvocato ROMANO COLARUSSO, che lo rappresenta e difende,

il secondo elettivamente domiciliato in ROMA, VIA L MANTEGAZZA 24,

presso lo studio dell’avvocato VINCENZO DI PONZIO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

COOP EDILIZIA ARETUSA SRL, BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 242/2012 della CORTE D’APPELLO DI LECCE SEZ.

DIST. di TARANTO, depositata il 11/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/05/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, il quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L.N. convenne in giudizio davanti al Tribunale di Taranto la Cooperativa edilizia Aretusa s.r.l., la banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. e M.M., chiedendo la pronuncia di sentenza ai sensi dell’art. 2932 c.c., volta a conseguire il trasferimento della proprietà dell’alloggio sito in (OMISSIS), catastalmente identificato alla partita (OMISSIS), foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS), oggetto di assegnazione in favore del L. con deliberazione del consiglio di amministrazione della cooperativa. L’attore domandava altresì di ordinarsi la cancellazione dell’ipoteca iscritta sull’appartamento in favore del Monte dei Paschi di Siena s.p.a., di dichiarare l’avvenuta estinzione della relativa quota di mutuo, con rettifica degli atti coinvolgenti pure l’altro socio assegnatario di diverso immobile M.M. e infine di condannare le convenute Cooperativa edilizia Aretusa s.r.l. e Monte dei Paschi di Siena s.p.a. al risarcimento dei danni. M.M. nel costituirsi ammetteva che il mutuo tuttora garantito dovesse riguardare, in realtà, l’appartamento a lui assegnato, e perciò domandava di condannare la Cooperativa edilizia Aretusa a risarcirgli ogni danno derivante dall’errata indicazione, ad essa imputabile, dell’immobile su cui iscrivere ipoteca in seguito al frazionamento del mutuo, avendo effettivamente la banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. mantenuto l’onere sull’alloggio assegnato al L., il quale aveva per intero estinto la rispettiva quota del finanziamento. Anche M.M. chiedeva di rendersi sentenza ex art. 2932 c.c., per conseguire l’acquisto della proprietà dell’alloggio sito in (OMISSIS), catastalmente identificato alla partita (OMISSIS), foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS) a lui assegnato con deliberazione in data 14 aprile 1993 del consiglio di amministrazione della cooperativa. La Cooperativa edilizia Aretusa s.r.l. e la Monte dei Paschi di Siena s.p.a. resistettero alle avverse domande, negando ogni loro responsabilità. Il Tribunale di Taranto con sentenza del 10 settembre 2007 rigettò la domanda di L.N. e dichiarò nulla quella di M.M.. Questi ultimi proposero appelli in via principale ed incidentale, e la Corte d’appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, con sentenza n. 242/2012 dell’11 aprile 2012, respinse le impugnazioni, pur ritenendo pregiudizialmente valida la domanda di M.M. quanto alla mancata notificazione della stessa alla Cooperativa. La Corte di Lecce, sezione distaccata di Taranto, in ordine alla fondatezza delle azioni ex art. 2932 c.c., affermava che “la ammissibilità di tale azione nei confronti di una cooperativa che abbia come oggetto sociale la costruzione di alloggi (…) è ammissibile solo a fronte di un rifiuto della stessa cooperativa a prestare il consenso al trasferimento”, laddove la Cooperativa edilizia Aretusa s.r.l. aveva “mostrato la propria disponibilità a risolvere la vicenda”, all’uopo invocando la missiva del 3 maggio 2000 inviata dalla società. Inoltre, la Corte di merito ha sostenuto che L.N. e M.M. non avessero provato di essere “quanto meno prenotatari” degli appartamenti oggetto di lite, essendo la prenotazione condizione imprescindibile per l’esecuzione in forma specifica del trasferimento del diritto di proprietà. Anche dei danni pretesi la Corte di Lecce, sezione di Taranto, negava la sussistenza di prove, aggiungendo “in via meramente ipotetica”, che “ove peraltro le parti avessero dato natura costitutiva all’assegnazione dell’alloggio siccome intervenuto nel prefato verbale di assegnazione, successivamente all’eventuale prenotazione, il trasferimento dovrebbe considerarsi già avvenuto e dunque una azione di accertamento e non una azione costitutiva doveva essere proposta”.

L.N. e M.M. hanno proposto ricorso articolato in tre motivi.

Le intimate Cooperativa edilizia Aretusa s.r.l. e Monte dei Paschi di Siena s.p.a. non hanno svolto attività difensive.

Il ricorrente L.N. ha presentato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. in data 18 maggio 2017.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il primo motivo del ricorso di L.N. e M.M. denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 167 c.p.c., comma 2 e art. 115 c.p.c., avendo la Corte di Lecce, sezione distaccata di Taranto, negato la prova dell’esistenza delle prenotazioni degli alloggi in loro favore, pur trattandosi di circostanza non specificamente contestata nelle rispettive difese dalla Cooperativa edilizia Aretusa all’atto della sua costituzione davanti al Tribunale (allorchè essa escludeva solo la sua responsabilità risarcitoria e prospettava, piuttosto, quella della banca mutuante), circostanza, anzi, poi espressamente ammessa dalla stessa convenuta nella memoria di appendice scritta di trattazione del 18 novembre 2004. I ricorrenti espongono, inoltre, di aver prodotto in appello lo statuto della cooperativa, del quale, invece, la sentenza impugnata nega la presenza in atti.

Il secondo motivo di ricorso deduce la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg., quanto alla Delib. del consiglio di amministrazione della Cooperativa edilizia Aretusa del 16 maggio 1994 (atto del quale si riporta il contenuto), da intendersi a tutti gli effetti, pur adoperando l’espressione “assegnazione in proprietà divisa del diritto di superficie”, quale prenotazione degli appartamenti, sufficiente alla emissione della sentenza ex art. 2932 c.c..

Il terzo motivo di ricorso, proposto in via condizionata, allega la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quanto alla parte della sentenza impugnata che motiva sul rifiuto della Cooperativa a stipulare gli atti traslativi.

Risulta opportuno l’esame preliminare del secondo motivo di ricorso.

La delibera del consiglio di amministrazione della Cooperativa edilizia Aretusa del 16 maggio 1994, sul quale è fondata la seconda censura come regione di diritto a base della domanda ex art. 2932, dei ricorrenti, deliberava di “assegnare” gli immobili ivi indicati ai soci, autorizzando poi il presidente del consiglio di amministrazione ad “intervenire nei relativi atti pubblici di assegnazione”, “provvedere ad una migliore individuazione degli immobili” stessi, rilasciare “quietanze delle somme già versate”, “esercitare tutti i poteri per definire con l’istituto mutuante tutte le operazioni relative alla organizzazione finale del mutuo ed al conseguente frazionamento”, “fare… tutto quanto necessario ed opportuno per la definitiva assegnazione degli immobili ai soci della cooperativa”.

Ciò nonostante, la Corte d’Appello di Lecce, sezione di Taranto, ha affermato che L.N. e M.M. non avessero dimostrato di essere “quanto meno” prenotatari degli appartamenti di cui domandano il trasferimento ex art. 2932 c.c., ovvero, all’esatto contrario, sia pur “in via meramente ipotetica”, che il citato verbale di assegnazione avesse già prodotto l’effetto costitutivo del trasferimento dei medesimi alloggi.

L’interpretazione che i giudici del merito hanno così attribuito al testo della Delib. del consiglio di amministrazione della Cooperativa edilizia Aretusa del 16 maggio 1994, costituente il fondamento delle domande di sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c., è contraria all’orientamento più volte enunciato in proposito da questa Corte.

E’ stato infatti chiarito che, in tema di società cooperativa, aventi per oggetto sociale la costruzione e l’assegnazione di alloggi ai soci, la domanda ai sensi dell’art. 2932 c.c., di esecuzione specifica dell’obbligo di trasferimento dell’immobile postula la preliminare acquisizione dello status di socio da parte del promittente assegnatario, consacrato nell’atto costitutivo della società, e la successiva attività attuativa, consistente nella cosiddetta “prenotazione” dell’immobile, con la quale si sia proceduto alla verifica della realizzazione dei presupposti concreti per l’assegnazione, nonchè all’individuazione dell’alloggio e del corrispettivo (da ultimo, cfr. Cass. Sez. 1, 04/11/2015, n. 22565).

In tal senso, si ravvisa una fattispecie complessa e progressiva, la quale prevede, oltre all’assunzione, da parte della società, dell’obbligo a prestare il proprio consenso al trasferimento, anche l’effettuazione della prenotazione, che rende dovuto il successivo atto traslativo del diritto e perciò illegittimo il rifiuto della società di prestarsi all’atto traslativo dell’immobile al socio assegnatario. La prenotazione è atto negoziale, seppur vincolato al rispetto di regole fissate dalla legge e dall’atto costitutivo, non meramente unilaterale, giacchè appunto produce l’insorgenza del diritto di contenuto obbligatorio alla prestazione del consenso per il trasferimento della proprietà dell’alloggio, analogamente ad un contratto preliminare, e vale come promessa di assegnazione non soltanto nei rapporti tra la società e il singolo socio prenotatario, ma pure nei confronti dei restanti soci, in quanto strumento di realizzazione dello scopo sociale (Cass. Sez. 1, 24/01/1997, n. 752; Cass. Sez. 1, 17/07/1980, n. 4649). Se viceversa manchi ancora un negozio formale di prenotazione, il socio, vedendosi preclusa l’azione di esecuzione specifica, ai sensi dell’art. 2932 c.c., dinanzi alla persistente violazione da parte degli organi societari dell’obbligo di procedere all’assegnazione dell’alloggio al prezzo quantificato a norma di statuto, può comunque esperire le impugnazioni o le azioni di risarcimento (Cass. Sez. 2, 06/11/2012, n. 19080).

Se, quindi, l’assunzione della qualità di socio di cooperativa edilizia, e la correlata “prenotazione”, in tale veste, dell’alloggio, si pongono come vicende riconducibili a diritti di credito nei confronti della cooperativa, il definitivo acquisto della proprietà dell’alloggio stesso da parte del singolo socio avviene soltanto al momento della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale, contestuale al frazionamento del mutuo, alla stipula della convenzione di mutuo individuale ed all’assunzione da parte del medesimo socio della veste di mutuatario dell’ente erogatore con riferimento al residuo obbligo di pagamento delle rate di ammortamento, in proporzione alla quota gravante sull’alloggio (cfr. Cass. Sez. 1, 05/07/2012, n. 11264; Cass. Sez. 2, 26/07/2011, n. 16305; Cass. Sez. 2, 27/02/2007, n. 4626; Cass. Sez. 1, 04/09/1999, n. 9395; Cass. Sez. 1, 12/05/1998, n. 4757; anche Cass. Sez. 2, 18/11/2016, n. 23514).

La Corte d’Appello di Lecce, sezione di Taranto, non ha pertanto tenuto conto dell’interpretazione del “senso letterale delle parole” contenute nella delibera del consiglio di amministrazione della Cooperativa edilizia Aretusa del 16 maggio 1994, atteso che (facendo essa rinvio ai futuri “atti pubblici di assegnazione”, cui rinviava “una migliore individuazione degli immobili” stessi, e riservando egualmente di “definire con l’istituto mutuante tutte le operazioni relative alla organizzazione finale del mutuo ed al conseguente frazionamento”, occorrenti “per la definitiva assegnazione degli immobili ai soci della cooperativa”), la stessa si rivelava, alla stregua dei richiamati principi, un passaggio provvisorio del procedimento per l’attribuzione della proprietà degli individuati alloggi ai soci L.N. e M.M., in attesa della definizione delle pratiche di frazionamento del mutuo edilizio, ma ad un tempo anche elemento già costitutivo dell’obbligo contrattuale per la società di prestare il proprio consenso al trasferimento.

Poichè, alla stregua dell’accoglimento del secondo motivo di ricorso, e dei richiamati principi, va rimesso al giudice di rinvio di accertare la configurabilità quale prenotazione vincolante, agli effetti delle domande ex art. 2932 c.c., di L.N. e M.M., della Delib. 16 maggio 1994, rimane assorbito il primo motivo, volto a ritenere non contestata, e perciò neppure bisognosa di prova, l’esistenza di tale prenotazione.

Rimane altresì assorbito il terzo motivo di ricorso, proposto in via condizionata, avverso l’argomentazione che la società non si fosse comunque rifiutata di prestare il proprio consenso al definitivo trasferimento degli alloggi. La Corte d’Appello ha motivato sul punto in via ipotetica, senza perciò che tale ragione valesse a fondarne la decisione, in quanto la sentenza impugnata (pagina 7) è partita dal presupposto di fatto, rivelatosi erroneo, che non potesse proprio sussistere un inadempimento della Cooperativa a stipulare l’atto traslativo giacchè mancava a monte la condizione del compimento della fattispecie progressiva culminata nella prenotazione degli appartamenti.

Va quindi accolto il secondo motivo di ricorso, rimanendo assorbiti il primo ed il terzo motivo, va cassata sul punto la sentenza impugnata, e la causa rimessa alla Corte d’Appello di Lecce, che deciderà uniformandosi ai richiamati principi di diritto e tenendo conto dei rilievi svolti, provvedendo altresì a regolare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il primo ed il terzo motivo, cassa sul punto la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Lecce, anche per la pronuncia in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2017

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