Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16899 del 20/07/2010

Cassazione civile sez. III, 20/07/2010, (ud. 19/05/2010, dep. 20/07/2010), n.16899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30172/2006 proposto da:

D.R. (OMISSIS), D.S.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA BALDO DEGLI UBALDI 71, presso

lo studio dell’avvocato MORICHI MASSIMILIANO, rappresentati e difesi

dall’avvocato NOCERA Luigi giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.L. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA ARENULA 29, presso lo studio dell’avvocato ASCOLI Luciano,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato CAPASSO GIUSEPPE

giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2771/2005 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

Sezione Seconda Civile, emessa il 28/9/2005, depositata il

05/12/2005, R.G.N. 810/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19/05/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;

udito l’Avvocato LUIGI NOCERA;

udito l’Avvocato TOMMASO LAPORTA per delega dell’Avvocato LUCIANO

ASCOLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 22.12.00 C.L., premesso che era proprietaria di immobili siti in (OMISSIS) e locati sin dal 1979 ad uso commerciale ai germani D.R. e S. e che il contratto, rinnovatosi tacitamente, era venuto a scadenza il (OMISSIS), per la quale data era stata data regolare disdetta ricevuta dai conduttori il 16.5.96, intimava ai medesimi licenza (rectius: sfratto) per finita locazione alla suddetta scadenza del 30.7.97, contestualmente convenendoli in giudizio per la convalida dell’intimazione.

Gli intimati si opponevano alla convalida, eccependo, tra l’altro, la loro carenza di legittimazione passiva, essendo stata la locazione stipulata dalla Regalux s.a.s. di D’Angelo Salvatore e fratello, per cui chiedevano il rigetto dell’avversa domanda.

Denegata l’ordinanza di rilascio e disposto il mutamento del rito, il Tribunale di Napoli, sez. di Frattamaggiore, con sentenza n. 64/03, respingeva la domanda.

Proposto dalla C. avverso la suddetta sentenza appello, resistito dagli appellati D., con sentenza depositata il 6.12.05, la Corte d’appello di Napoli, in accoglimento del gravame, dichiarava cessato per finita locazione al (OMISSIS) il contratto di locazione de quo, ordinando ai conduttori il rilascio degli immobili locati per la data del (OMISSIS).

Avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i D., con quattro motivi, mentre l’intimata ha resistito al gravame mediante controricorso.

I ricorrenti hanno depositato in atti anche una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti lamentano la violazione dell’art. 1199 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, avendo la Corte di merito erroneamente attribuito alle sigle da loro apposte sulle quietanze di pagamento dei canoni il valore di riconoscimento confessorio dell’esistenza di un contratto di locazione.

Con il secondo motivo deducono la violazione dell’art. 1346 c.c., e segg., in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, per essere nullo il contratto di locazione, stante l’incertezza dell’individuazione degli immobili concessi in locazione.

Con il terzo motivo denunciano la violazione dell’art. 2697 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per non avere la Corte di merito fissato la data d’inizio della locazione al (OMISSIS).

Con il quarto motivo denunciano la violazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, non avendo compiuto la Corte di merito una valutazione congrua degli elementi probatori ed avendo la stessa motivato in modo avulso dalle risultanze processuali.

1. Il primo motivo non è fondato.

Ed invero, anche se è pacifico che la quietanza, quale atto unilaterale che importa il riconoscimento del pagamento fatto dal debitore, non ha efficacia negoziale (Cass. n. 11274/93), tuttavia correttamente la Corte di merito, partendo dal presupposto che, in caso di contratto di locazione stipulato in forma verbale, le parti possano utilizzare qualsiasi mezzo per fornire la prova del contenuto dell’accordo, ha tratto in via presuntiva il convincimento che, sia dalla constatata sottoscrizione delle quietanze di avvenuto pagamento dei canoni (intestate a D’Angelo R & S e sottoscritte regolarmente dalla locatrice) anche da parte dei medesimi che dalla constatata mancanza di ricevute di pagamento intestate alla soc. Regalux, è emersa la prova piena che i predetti D. dovevano considerarsi gli effettivi conduttori degli immobili oggetto della locazione di cui trattasi.

La sentenza impugnata ha giustamente evidenziato la circostanza che la sottoscrizione delle quietanze da parte del conduttore, che non è per esse assolutamente richiesta, essendo necessaria solo quella del locatore creditore del canone, costituisce la riprova dell’ esattezza di quell’intestazione delle quietanze stesse a D’Angelo R & S e, dunque, della qualità dei medesimi di conduttori effettivi dei locali in questione.

2. Il secondo motivo deve considerarsi inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso.

La questione della nullità del contratto di locazione per asserita incertezza nell’individuazione degli immobili oggetto della locazione non risulta assolutamente essere stata oggetto di esame da parte della sentenza impugnata.

Ancorchè i ricorrenti non abbiano formalmente denunciato il vizio di omesso esame di questa eccezione di nullità sollevata dalla difesa degli odierni ricorrenti, resta comunque il fatto che i medesimi non hanno affatto assolto l’onere di indicare in maniera specifica dove e quando tale eccezione sarebbe stata dedotta e di riprodurre in ricorso i termini esatti del suo contenuto.

In difetto di tali doverose precisazioni la questione così dedotta deve, perciò, ritenersi come proposta per la prima volta in sede di giudizio di cassazione e, quindi, inammissibile.

3. Il terzo motivo non è fondato.

Sul punto in questione, infatti, la Corte di merito ha correttamente rilevato, da un lato, che dalle risultanze della prova testimoniale acquisite in atti è emerso che il rapporto di locazione, per cui è causa, è iniziato nel 1979, mentre, dall’altro, ha evidenziato come i ricorrenti non abbiano fornito alcuna prova che il contratto de quo venne stipulato, come da loro sostenuto, nell’anno 1988 con la soc. Regalux.

4. Il quarto motivo deve considerarsi infine inammissibile per la stessa ragione spiegata in relazione al 2^ motivo precedente, vale a dire per violazione del principio di autosufficienza del ricorso.

I ricorrenti, infatti, censurano radicalmente la valutazione da parte dei giudici d’appello delle prove orali e documentali acquisite in atti, ma tali censure non risultano giustificate dalla riproduzione integrale delle prove suddette (o almeno delle loro parti più salienti e significative); riproduzione, che sola avrebbe consentito di valutare la denunciata inadeguatezza di quella interpretazione da parte della Corte di merito, essendo precluso istituzionalmente a questa Corte Suprema di ricercare direttamente negli atti di causa le risultanze probatorie.

5. Il ricorso va, pertanto, rigettato, mentre ricorrono giusti motivi, stante la difformità degli esiti dei due giudizi di merito, per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2010

 

 

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