Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16884 del 15/06/2021

Cassazione civile sez. II, 15/06/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 15/06/2021), n.16884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25161/2019 proposto da:

S.D., domiciliato in ROMA presso la Cancelleria della Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMILIANO ORRU’

, gusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato il

30/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/02/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

Lette le memorie del ricorrente.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. S.D., cittadino del Gambia, ha impugnato dinanzi al Tribunale di Bologna il provvedimento, notificatogli il 12 dicembre 2017, con cui la Commissione territoriale di Bologna, sezione distaccata di Forlì-Cesena, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale.

Il Tribunale di Bologna con decreto depositato in data 30 luglio 2019 ha rigettato il ricorso.

Il Tribunale ha sottolineato che le vicende personali narrate dal cittadino gambiano (l’essere fuggito dal proprio paese a seguito dei problemi avuti con la famiglia a seguito della rivelazione della volontà di convertirsi alla religione islamica), non possono essere qualificate come atti persecutori. Il giudice ha poi rilevato che le dichiarazioni rese non sono tali da poter sostenere che l’interessato abbia compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda. Negati i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, è stata esclusa la ricorrenza delle condizioni per la concessione del permesso umanitario. Il permesso umanitario ha sottolineato il decreto – può essere accordato per porre rimedio ad una situazione temporanea di impossibilità di rientro nel paese di origine, laddove nel caso di specie non emergono ragioni di tutela temporanea dello straniero.

2. Per la cassazione del decreto del Tribunale di Bologna S.D. ha proposto ricorso, con atto notificato il 22 agosto 2019, sulla base di un motivo, illustrato da memorie.

L’intimato Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo (violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35) il ricorrente si duole che la Corte d’appello non abbia ritenuto sussistenti le condizioni per l’ottenimento della protezione sussidiaria ed umanitaria. Il ricorrente evidenzia che la protezione umanitaria, diversamente dalla protezione per rifugiati e dalla protezione sussidiaria, non prevede delle condizioni tipiche per il suo riconoscimento, ma ha un carattere aperto. Il ricorrente osserva che è necessario per il giudice del merito mettere a confronto la storia personale del ricorrente e la situazione del suo Paese di origine, ma anche valutare l’integrazione sociale sul suolo italiano, profilo, quest’ultimo, che, benchè non dotato di valore esclusivo, è rilevante per la determinazione della vulnerabilità individuale e concorre quindi con gli altri requisiti per il riconoscimento della protezione umanitaria. Il ricorrente sottolinea che il suo Paese di origine vive una situazione di incertezza, attesi gli sforzi di ritornare alla legalità, dopo le significative violazioni dei diritti fondamentali poste in essere dal precedente governo, sicchè risulta necessario ancora attendere del tempo prima che termini la fase di transizione.

Dai fatti di causa emergerebbe che il ricorrente è integrato in Italia dal punto di vista sociale e lavorativo, avendovi svolto regolare attività. Un eventuale rimpatrio forzato esporrebbe il ricorrente a condizioni di vita non dignitose e dunque non rispettose dei suoi diritti fondamentali.

2. Preliminarmente il Collegio osserva che il ricorso per cassazione è stato notificato al Ministero dell’interno presso la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bologna sezione di Forlì-Cesena anzichè presso l’Avvocatura generale dello Stato. Essendo tale notifica nulla (Cass., Sez. Un., 15 gennaio 2015, n. 608), se ne dovrebbe disporre la rinnovazione presso l’Avvocatura generale dello Stato.

Sennonchè, essendo l’unico motivo di ricorso prima facie inammissibile per le ragioni che andranno ad esporsi, appare superfluo, pur potendone sussistere i presupposti, disporre la fissazione di un termine per la rinnovazione della notifica nulla, atteso che la concessione di esso si tradurrebbe, oltre che in un aggravio di spese, in un allungamento dei termini per la definizione del giudizio di cassazione senza comportare alcun beneficio per la garanzia dell’effettività dei diritti processuali delle parti (Cass., Sez. II, 21 maggio 2018, n. 12515; Cass., Sez. VI-3, 17 giugno 2019, n. 16141).

Sempre in via preliminare va rilevata l’inammissibilità della produzione documentale effettuata dalla difesa del ricorrente in sede di legittimità atteso che trattasi di documenti relativi alla conclusione di un contratto di lavoro a tempo pieno, con le relative buste paga, ed attestanti l’acquisizione di un’autonomia anche abitativa, che esulano dal novero dei documenti la cui produzione è possibile ex art. 372 c.p.c..

3. L’unico motivo di ricorso è inammissibile.

In primo luogo, si rileva che sebbene si deduca anche la violazione delle norme in tema di protezione sussidiaria, manca nell’esposizione del motivo qualsivoglia riferimento alle ragioni che giustificherebbero la concessione di tale forma di tutela, sicchè il motivo risulta sul punto inammissibile per difetto assoluto di specificità.

In ordine alla protezione umanitaria, secondo la giurisprudenza di questa Corte la valutazione deve essere autonoma, nel senso che il diniego di riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie non può conseguire automaticamente dal rigetto delle altre domande di protezione internazionale, essendo necessario che l’accertamento da svolgersi sia fondato su uno scrutinio avente ad oggetto l’esistenza delle condizioni di vulnerabilità che ne integrano i requisiti (Cass., Sez. I, 23 gennaio 2020, n. 1511). Nella specie il Tribunale – dopo avere premesso che il riconoscimento della protezione umanitaria è connesso alla ricorrenza di seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano – ha escluso l’esistenza di fattori particolari di vulnerabilità con idonea motivazione, valutando le allegazioni del richiedente. Nel contestare la valutazione compiuta, sul punto, dalla Corte territoriale, il motivo di ricorso, per un verso, espone la situazione socioeconomica e politica del Paese del ricorrente, il Gambia, ma in termini del tutto generici.

Il motivo è inammissibile per una pluralità di ragioni.

In primo luogo, perchè esso censura un apprezzamento di fatto, quale è lo stabilire se un individuo si trovi in condizioni di vulnerabilità (Cass., Sez. I, 6 aprile 2020, n. 7729).

In secondo luogo, perchè il motivo non indica, nel rispetto delle prescrizioni formali dettate dall’art. 366 c.p.c., n. 6, quali sarebbero le fonti di prova sul percorso di integrazione sociale sul suolo italiano compiuto dal ricorrente che, se correttamente valutate, avrebbero dovuto condurre il Tribunale ad una diversa decisione.

In terzo luogo, perchè la censura non si confronta con il contenuto della decisione impugnata che proprio partendo dalla disamina dell’evoluzione politica che sta vivendo il paese del ricorrente, ha escluso che potesse accedersi alla richiesta di protezione umanitaria, contrapponendo il motivo alla analitica e logica valutazione del giudice di merito, la personale valutazione delle medesime vicende politico-istituzionali.

4. Il ricorso è quindi dichiarato inammissibile.

Non vi è luogo a pronuncia sulle spese, essendo il Ministero rimasto intimato.

5. – Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2021

 

 

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