Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1688 del 24/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 24/01/2020), n.1688

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2053-2018 proposto da:

P.M., in proprio e quale legale rappresentante di

Associazione Sportiva Dilettantistica Paderno Calcio, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CHIUSI 31, presso lo studio dell’avvocato

PIO CORTI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. 06363391001), in persona del Direttore

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2656/23/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA SEZIONE DISTACCATA di BRESCIA, depositata

il 14/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PIERPAOLO

GORI.

Fatto

RILEVATO

che:

– Con sentenza n. 2656/23/17 depositata in data 14 giugno 2017 la Commissione tributaria regionale della Lombardia, sez. staccata di Brescia, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza n. 286/3/15 della Commissione tributaria provinciale di Cremona che aveva accolto il ricorso proposto da P.M. in proprio e quale legale rappresentante dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Paderno Calcio relativo all’avviso di accertamento per II.DD. e IVA 2010;

– Le riprese avevano tratto origine da una verifica che aveva disconosciuto la natura di associazione sportiva dilettantistica senza scopo di lucro in capo alla contribuente, equiparandola ad una società di fatto commerciale, e recuperando le imposte dovute per IRAP, IRES e IVA per l’anno di imposta;

– Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione la contribuente deducendo un unico motivo, che illustra con memoria. l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Con l’unico motivo – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la contribuente deduce la violazione e falsa applicazione della L. 13 maggio 1999, n. 133, art. 25, comma 5, con riferimento al D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 3, comma 3, per aver la CTR ritenuto che le irregolarità contabili riscontrate comportassero la perdita della qualifica di ente non commerciale, senza aver tenuto conto della novella, più favorevole alla contribuente, introdotta dalle previsioni di legge citate;

– La censura è inammissibile. Va ribadito che “Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, nel quale le censure alla pronuncia di merito devono trovare collocazione entro un elenco tassativo di motivi, in quanto la Corte di cassazione non è mai giudice del fatto in senso sostanziale ed esercita un controllo sulla legalità e logicità della decisione che non consente di riesaminare e di valutare autonomamente il merito della causa. Ne consegue che la parte non può limitarsi a censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendovi la propria diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione degli accertamenti di fatto compiuti.” (Cass. 28 novembre 2014 n. 25332);

– Nel caso di specie, la ricorrente chiede, sotto forma di denuncia di violazione di legge, una rivalutazione delle statuizioni di merito operate dalla CTR circa il venir meno delle condizioni per fruire del beneficio fiscale riservato alle associazioni sportive dilettantistiche. Infatti, la CTR ha correttamente inquadrato la fattispecie e la disciplina normativa applicabile ratione temporis, inclusi la L. 13 maggio 1999, n. 133, art. 25, comma 5, e il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, più volte richiamati in parte motiva e di cui all’evidenza i giudici di appello hanno tenuto conto. Inoltre, con un accertamento in fatto non revocabile in dubbio in sede di legittimità, e comunque non contestato dalla contribuente, la CTR ha accertato che “l’analisi dei compensi erogati agli sportivi dilettanti ha consentito di verificare che i singoli pagamenti erano, nella maggior parte dei casi, superiori alla soglia di Euro 516,46” con precisi richiami al compendio istruttorio e che “i rimborsi avvenivano a mezzo contanti e tendenzialmente con periodicità mensile” con ciò escludendo la presenza di pagamenti con bonifici tracciati “senza precisare e provare il quantum corrisposto” e ancora, “nel libro giornale è stata rilevata un’uscita di cassa dal conto (…) Cassa contanti di Euro 16.000 con causale “rimb. Forf. 1 trim 2011″ che non è stata riscontrata”, accertando altresì che tale denaro “non può essere stato utilizzato per il pagamento dei calciatori, avvenuto anteriormente”. Si tratta di circostanze ampiamente idonee a far decadere dal beneficio fiscale riservato alle associazioni sportive dilettantistiche anche alla luce della novella normativa, e pacifiche;

– Tuttavia, anche riqualificato ai sensi del n. 5, il motivo è ugualmente inammissibile, va infatti rammentato che: “Nella nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il sindacato di legittimità sulla motivazione è ridotto al “minimo costituzionale”, restando riservata al giudice del merito la valutazione dei fatti e l’apprezzamento delle risultanze istruttorie, ma la Corte di cassazione può verificare l’estrinseca correttezza del giudizio di fatto sotto il profilo della manifesta implausibilità del percorso che lega la verosimiglianza delle premesse alla probabilità delle conseguenze e, pertanto, può sindacare la manifesta fallacia o non verità delle premesse o l’intrinseca incongruità o contraddittorietà degli argomenti, onde ritenere inficiato il procedimento inferenziale ed il risultato cui esso è pervenuto, per escludere la corretta applicazione della norma entro cui è stata sussunta la fattispecie” (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 16502 del 05/07/2017 – Rv. 644818 – 01); all’evidenza, la motivazione censurata, articolata in puntuali richiami alla documentazione agli atti e ai fatti di causa, non si colloca al di sotto del minimo costituzionale sindacabile ai sensi del nuovo n. 5, contenendo un’articolata esposizione in fatto e una motivazione puntuale, coerente e sorretta da numerosi richiami al compendio istruttorio raccolto nel processo;

– Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue il regolamento delle spese di lite secondo soccombenza, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte: dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 5.200,00 per compensi, oltre Spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2020

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