Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16876 del 11/08/2020

Cassazione civile sez. lav., 11/08/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 11/08/2020), n.16876

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1762-2016 proposto da:

ICE CREAM FACTORY CO-MAKER S.A., in persona del legale rappresentante

pro tempore, L.B.G., entrambi elettivamente

domiciliati in ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 123, presso lo studio

dell’avvocato LUCIANO GIANNINI, rappresentati e difesi dall’avvocato

EMILIO SANCHEZ DE LAS HERAS;

– ricorrenti –

contro

V.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CUNFIDA 20,

presso lo studio dell’avvocato MONICA BATTAGLIA, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato OTTAVIO RICCARDO BERETTA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 503/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 02/07/2015, R.G.N. 2798/2012.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Corte d’appello di Milano, con sentenza resa pubblica in data 2/7/2015, confermava la pronuncia del giudice di prima istanza che aveva accolto la domanda proposta da V.G. nei confronti di Ice Cream Factory Co-Maker S.A. volta a conseguirne la condanna al pagamento dell’importo di Euro 150.000,00 a titolo di penale, in conformità ai dettami del contratto stipulato inter partes il 20/10/2008.

A fondamento del decisum, il giudice del gravame osservava come, in base a tale scrittura, la società spagnola Ice Cream Factory Co-Maker S.A. (I.C.F.C.), interessata ad operare nel mercato italiano, si fosse impegnata espressamente a costituire una nuova società di diritto italiano che avrebbe assunto il V. quale responsabile commerciale dell’Italia, ed a versargli la somma di Euro 150.000,00, a titolo di risarcimento e penale, qualora la società non fosse stata costituita entro il termine del 31/12/2008.

Deduceva come dalla documentazione versata in atti, risultasse che i sigg. L.L.G. e del D.D.M.J.M. in data 16/9/2008 avevano costituito in proprio una sociedad limitada di diritto spagnolo denominata Ice Cream Factory Co-Marker International S.L. che aveva conferito mandato ad un legale di costituire una società di diritto italiano con capitale sociale interamente sottoscritto dalla società mandante; soggiungeva che la sociedad limitada aveva acquistato in data 15/12/2008 le quote della Orantrade s.r.l., società inattiva con sede in Cosenza, poi denominata Ice Cream Factory Italia s.r.l.(14/4/2009).

Condivideva quindi, l’iter argomentativo seguito dal giudice di prime cure il quale aveva ritenuto l’operazione societaria indicata inidonea a soddisfare l’obbligazione assunta dalla Ice Cream Factory Co-Maker S.A. con la scrittura privata 20/10/2008, giacchè l’impegno assunto aveva ad oggetto la costituzione direttamente da parte della Ice Cream Factory Co-Maker S.A., alla costituzione di una società di diritto italiano, e non come nella specie, “tramite terzi”.

Avverso tale pronuncia la società soccombente interpone ricorso per cassazione sulla base di due motivi illustrati da memoria ex art. 380 bis c.p.c., ai quali V.G. oppone difese con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.Deve esaminarsi con priorità la questione pregiudiziale sollevata da parte controricorrente, con riferimento alla nullità della notifica del ricorso per cassazione, indirizzata presso la cancelleria della Suprema Corte, invece che presso lo studio dell’avv. Simona Fattori nel domicilio eletto in (OMISSIS), come da procura apposta a margine della memoria di costituzione nel giudizio d’appello, ovvero presso l’indirizzo PEC dell’avv. Mariani, costituente “domicilio digitale” D.L. n. 179 del 2012, ex art. 16 sexties introdotto dal D.L. n. 90 del 2014, art. 52 Conv. in L. n. 114 del 2014.

2. Essa non è fondata.

Ed invero, secondo l’insegnamento di questa Corte al quale va data continuità, il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto, sicchè i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ex art. 291 c.p.c.. (vedi Cass. S.U. 20/7/2016 n. 14916).

Applicando gli enunciati principi alla fattispecie considerata, deve ritenersi che la nullità della notifica del presente ricorso, notificato presso la cancelleria della Corte d’Appello di Milano R.D. n. 37 del 1934, ex art. 82 invece che presso il domicilio eletto, risulti sanata dalla costituzione del contro ricorrente.

3. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 -1371 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si criticano gli approdi ai quali è pervenuta la Corte di merito in tema di interpretazione del contratto inter partes 20/10/2008, sul rilievo della mancata osservanza dei canoni ermeneutici sanciti dalle richiamate disposizioni codicistiche, la cui corretta applicazione avrebbe dovuto indurre il giudicante ad individuare la comune intenzione delle parti, nella “assunzione del V. alle dipendenze di una società di diritto italiano che potesse operare sul mercato italiano per la commercializzazione dei prodotti della I.C.F.C. S.A., con la espressa garanzia di questa nelle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro”.

Si deduce che il tenore letterale del contratto, volto a favorire “l’instaurazione di un rapporto di lavoro con la Newco di prossima costituzione in Italia”, non consentiva di pervenire alle conclusioni enunciate dalla Corte di merito, che aveva fondato il proprio convincimento su di “un’espressione del tutto inesistente nel testo, e cioè la parola “DIRETTAMENTE”, riferita all’assunzione dell’obbligo di costituire una nuova società da parte della I.C.F.C. S.A., che aveva decisamente fuorviato l’attività di esegesi della comune volontà delle parti contraenti.

4. Il motivo non è fondato

Deve essere ancora una volta ribadito il principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte secondo cui, in materia di interpretazione del contratto, l’accertamento della volontà degli stipulanti in relazione al contenuto del negozio si traduce in un’indagine di fatto affidata in via esclusiva al giudice di merito, onde la possibilità di censurare tale accertamento in sede di legittimità, a parte l’ipotesi (qui di certo non ricorrente) in cui la motivazione sia così inadeguata da non consentire la ricostruzione dell'”iter” logico seguito da quel giudice per giungere ad attribuire all’atto negoziale un determinato contenuto, è limitata al caso di violazione delle norme ermeneutiche, violazione da dedursi peraltro con la specifica indicazione nel ricorso per cassazione del modo in cui il ragionamento del giudice si sia da esse discostato, poichè in caso contrario la critica alla ricostruzione del contenuto della comune volontà si traduce nella proposta di un’interpretazione diversa, inammissibile come tale in sede di legittimità’ (vedi ex plurimis, Cass. 26/3/2001 n. 4342, Cass. 23/8/2006 n. 18375).

Il ricorso in sede di legittimità, riconducibile, in linea generale, al modello dell’argomentazione di carattere confutativo, laddove censuri l’interpretazione del contratto accolta dalla sentenza impugnata, non può assumere tutti i contenuti di cui quel modello è suscettibile, dovendo limitarsi a evidenziare l’invalidità dell’interpretazione adottata attraverso la allegazione (con relativa dimostrazione) dell’inesistenza o della assoluta inadeguatezza dei dati tenuti presenti dal giudice di merito o anche solo delle regole giustificative, anche implicite, che da quei dati hanno condotto alla conclusione accolta, e non potendo invece affidarsi alla mera contrapposizione di un risultato diverso sulla base di dati asseritamente più significativi o di regole di giustificazione prospettate come più congrue.

Anche di recente l’enunciato principio ha rinvenuto continuità in pronunce con le quali è stato affermato che, in tema di interpretazione di clausole contrattuali recanti espressioni non univoche, la contestazione proposta in sede di legittimità non può limitarsi a prospettare una pur plausibile interpretazione alternativa delle clausole stesse, fondata sulla valorizzazione di talune espressioni ivi contenute piuttosto che di altre, ma deve rappresentare elementi idonei a far ritenere erronea la valutazione ermeneutica operata dal giudice del merito, cui l’attività di interpretazione del contratto è riservata (vedi Cass. 22/6/2017 n. 15471).

5. Con specifico riferimento all’esercizio della attività ermeneutica, è bene, poi, rammentare che in tema di interpretazione del contratto, ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, il principale strumento è rappresentato dal senso letterale delle parole e delle espressioni utilizzate nel contratto, il cui rilievo dev’essere verificato alla luce dell’intero contesto contrattuale, sicchè le singole clausole vanno considerate in correlazione tra loro, dovendo procedersi al loro coordinamento a norma dell’art. 1363 c.c. e dovendosi intendere per “senso letterale delle parole” tutta la formulazione letterale della dichiarazione negoziale, in ogni sua parte ed in ogni parola che la compone, e non già in una parte soltanto, quale una singola clausola di un contratto composto di più clausole, dovendo il giudice collegare e raffrontare tra loro frasi e parole al fine di chiarirne il significato (vedi Cass. 26/2/2009 n. 4670, Cass. 8/6/2018 n. 14882).

La sentenza impugnata, valutata con tale criterio, sfugge alle critiche della ricorrente.

La circostanza che nella scrittura considerata non fosse inserito l’avverbio “direttamente”, dato eccentrico rispetto al tenore letterale dell’accordo 20/10/2018, non è idonea ad inficiare l’operazione ermeneutica esplicata dalla Corte di merito la quale, valutando globalmente il regolamento di interessi confluito nello scrutinato negozio ed interpretando ciascuna delle clausole per mezzo delle altre, non si è arrestata al senso letterale delle parole, nel rispetto dei canoni esegetici sanciti dalle disposizioni codicistiche di riferimento.

Con apprezzamento del tutto congruo, essa ha, infatti, osservato che con la scrittura privata in oggetto, era stata la società anonima spagnola I.C.F.C. ad avere assunto espressamente l’impegno a costituire entro il 31/12/2008 una nuova società di diritto italiano onde favorire la commercializzazione dei propri prodotti, impegnandosi ad assumere il V. quale responsabile commerciale per l’Italia e con inquadramento nel livello di quadro.

Nell’ottica descritta, la costituzione della società Ice Cream Factory Co-Marker International S.L. che aveva acquistato quote della Orantrade s.r.l., società inattiva con sede in (OMISSIS), non poteva soddisfare i presupposti enunciati nell’accordo inter partes per la stipula di un futuro contratto di lavoro fra la società di diritto italiano ed il V., in considerazione della assoluta estraneità della ricorrente rispetto alle operazioni societarie innanzi descritte, nella carenza di alcun riferimento, nel contratto 20/10/2008, alla possibilità per I.C.F.C. S.A. di pervenire alla costituzione di una società di diritto italiano per il tramite di una diversa struttura societaria.

Detti approdi ermeneutici appaiono ulteriormente corroborati dalla valorizzazione dell’elemento dell’intuitus personae sotteso alla volontà di stipulare un contratto di lavoro in cui il V. avrebbe assunto il ruolo di responsabile del settore commerciale della costituenda società. Ben diverso sarebbe stato infatti, il grado di affidabilità garantito dalla società ricorrente circa il buon esito degli impegni assunti, rispetto ad una società che risultava inattiva e non presentava i medesimi requisiti di solidità della contraente.

Il tenore delle clausole dalla Corte di merito esaminate non contrasta affatto con la conclusione raggiunta, coerente con la comune intenzione delle parti enucleata dallo scrutino della regolamentazione pattizia 20/10/2008 in conformità ai criteri interpretativi di riferimento; il significato delle clausole non è risultato affatto oscuro (art. 1371 c.c. invocato da parte ricorrente) e, rispetto agli approdi ermeneutici ai quali è pervenuta la Corte distrettuale, la ricostruzione offerta dalla ricorrente si atteggia quale prospettazione di un dato ritenuto più adeguato, quale critica all’argomentazione del giudice di merito, critica che, per quanto detto in precedenza, non può trovare ingresso in questa sede.

6. Il secondo motivo prospetta omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si addebita alla Corte di merito di non avere esaminato un fatto storico rilevabile dalla documentazione versata in atti, dalla quale era emerso chiaramente il recesso ante tempus del V. dall’accordo di preassunzione. In particolare, dalla comunicazione elettronica (mail) del 31/12/2008 era agevolmente desumibile che sin dalla fine di novembre 2008, questi aveva manifestato alla Ice Cream Factory Co-Maker S.A. l’intento di ricercare alternative alla proposta di lavoro di detta società.

7. Il motivo non è fondato.

Va rammentato, in linea di principio, che nella interpretazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 conv. in L. n. 134 del 2012, l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (vedi Cass. 7/4/2014 n. 8053, Cass. 29/10/2018 n. 27415).

Nello specifico, la denunciata carenza nel vaglio dell’acquisito assetto probatorio non è riscontrabile, avendo i giudici del gravame – ancorchè omettendo lo specifico richiamo al documento richiamato da parte ricorrente – dato atto che il V., nell’incertezza di sviluppo della operazione, si era attivato per ricercare eventuali diverse soluzioni lavorative, fermo restando l’impegno a rispettare le intese raggiunte, sino al termine del 31/12/2008.

Conclusivamente, il ricorso è respinto.

Il governo delle spese del presente giudizio segue il principio della soccombenza nella misura in dispositivo liquidata. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 ricorrono le condizioni per dare atto ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo per il ricorso a titolo di contributò. unificato pari a quello previsto per ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA