Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16862 del 02/08/2011

Cassazione civile sez. un., 02/08/2011, (ud. 21/06/2011, dep. 02/08/2011), n.16862

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Primo Presidente f.f. –

Dott. LUPI Fernando – Presidente Sezione –

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente Sezione –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 3625/2010 proposto da:

H.M.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

ATTILIO FRIGGERI 13, presso lo studio dell’avvocato RUO MARIA

GIOVANNA, rappresentato e difeso dall’avvocato VECCHIO ALESSANDRO,

per delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CICERONE 4 9, presso lo studio dell’avvocato BERNARDINI SVEVA,

rappresentata e difesa dall’avvocato FAZIO PIETRO, per delega in

calce al controricorso;

– controricorrente –

per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n.

228/2009 del TRIBUNALE di BARCELLONA POZZO DI GOTTO;

udito l’avvocato Maria Giovanna RUO per delega dell’avvocato

Alessandro Vecchio;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/06/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO MERONE;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Ignazio PATRONE, il quale chiede alla Corte ci dichiarare

inammissibile il ricorso.

Fatto

Con regolamento preventivo di giurisdizione, ex art. 41 c.p.c., il sig. H.R.M. chiede che venga accertato e dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano (nella specie il Tribunale di Barcellona Pozzo del Gotto) nel giudizio di separazione personale dei coniugi promosso nei suoi confronti dalla sig.ra D.P.M. con ricorso depositato il 19 febbraio 2009.

Il ricorrente, convenuto nel giudizio promosso dalla D.P., riferisce di avere tempestivamente eccepito la litispendenza internazionale, ai sensi della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 7, e dell’art. 21 della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 (Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale), avendo proposto, in data 16 febbraio 2009 (due giorni prima della data del deposito della D.P.), domanda per la sospensione della comunione domestica dinanzi all’A.G. svizzera (nella specie il Tribunale Distrettuale di Winterthur).

Con ordinanza del 2/4 maggio 2009, il Presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha rigettato l’eccezione di litispendenza, ritenendo diverso il petitum oggetto dei due giudizi. La Corte d’appello di Messina, con ordinanza del 14 ottobre 2009, ha poi rigettato il reclamo proposto dal sig. H., mentre in data 12 maggio 2009 è intervenuta la sentenza del Tribunale Distrettuale di Winterthur, passata in giudicato il 3 luglio 2009.

Con l’odierno ricorso, illustrato anche con memoria, viene riproposta la tesi del difetto di giurisdizione del giudice italiano. La sig. D.P. resiste con controricorso. Il P.G. ha rassegnato le conclusioni in atti.

Diritto

1. Ritiene il Collegio che debba essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano.

Preliminarmente, va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per regolamento di giurisdizione, sollevata dal P.G. e dalla parte resistente.

2. L’eccezione si basa sulla giurisprudenza di questa Corte che ha escluso la possibilità di proporre il regolamento di giurisdizione nei casi in cui si prospetti una ipotesi di litispendenza internazionale. In tal caso, secondo tale giurisprudenza (che però si riferisce alle ipotesi in cui il giudice italiano si “astenga dal decidere”, sospendendo il processo, e non all’ipotesi in cui, come nella specie il giudice italiano ha ritenuto di essere competente) potrebbe soltanto proporsi il ricorso per regolamento di competenza avverso il provvedimento di sospensione. Tale giurisprudenza (Cass. 1185/2007, 7299/2002, 37/2001), però, non offre tutela alla parte che ritenga invece che erroneamente il giudice italiano abbia dichiarato la propria competenza (come nella specie, dopo avere escluso la litispendenza).

La più recente giurisprudenza di queste SS.UU., attenta alle indicazioni provenienti dalla dottrina, ha rilevato che la soluzione adottata è “il frutto di un errore metodologico che configurava la litispendenza internazionale come una nuova ipotesi di sospensione necessaria senza rendersi conto che, invece, si trattava di una questione di giurisdizione perchè finiva per sottrarre potere decisorio ad un giudice che, in tesi, avrebbe potuto pronunciarsi sul merito delle domande proposte dalle parti che, in tal modo, venivano oltretutto private della facoltà di provocare un controllo sulla mancata sospensione del processo, cui potevano avere indubbiamente interesse”(Cass. SS.UU. 12410/2011, p. 7 della motivazione).

Conseguentemente, la Corte:

a) ha ritenuto “di dover rimeditare il precedente indirizzo, attribuendo all’art. 27 del Regolamento CE n. 43/2001 perfettamente identico all’art. 21 della Convenzione 16 settembre 1988, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, che a sua volta riproduce l’art. 21 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 il senso di una disposizione sulla giurisdizione, della quale comporta una sorta di difetto temporaneo in quanto sostanzialmente diretta a privare il giudice successivamente adito della sua potestas iudicandi per tutto il tempo necessario all’accertamento della competenza del giudice preventivamente adito” (ivi, p. 8 della motivazione);

b) ha ritenuto, altresì, “che una volta impostato in questi termini il problema, si deve per l’effetto ammettere la proponibilità dell’istanza di cui all’art. 41 c.p.c., pure con riferimento alla sospensione o meno del processo ed ai suoi presupposti che, sostanzialmente, riguardano tutti una questione di giurisdizione” (ibidem).

Ritiene il Collegio di dover condividere e dare continuità all’indirizzo giurisprudenza innovativo che offre una lettura della norma processuale che ne amplia le potenzialità, anche a tutela della parte che ritenga che il giudice italiano abbia indebitamente dichiarato la propria giurisdizione.

3. La circostanza, evidenziata dal P.G. e dalla resistente, che, nelle more, la sentenza pronunciata dal giudice svizzero (in tesi preventivamente adito) sia passata in giudicato (circostanza affermata dal ricorrente e non specificamente contestata dalla resistente), non preclude l’applicazione dell’art. 21 della Convenzione di Lugano 16 settembre 1988 (ratificata con L. n. 198 del 1992), invocato dal ricorrente. Infatti, il comma 1, di tale disposizione prevede che, permanendo la litispendenza internazionale, debba essere disposta la sospensione del procedimento pendente dinanzi al giudice successivamente adito, finchè non sia accertata la competenza del giudice preventivamente adito. A norma del secondo comma, invece, se, come nella specie, sia stata accertata la competenza del giudice preventivamente adito, allora, ovviamente, la pronuncia non può essere di semplice sospensione, per la “temporanea” carenza di giurisdizione del giudice adito successivamente, ma deve pronunciarsi una sentenza che prenda atto della definitiva carenza di giurisdizione del giudice successivamente adito.

In definitiva, il sistema tracciato dall’art. 21, citato, consente di prevenire i conflitti di giudicato, in caso di litispendenza internazionale, o sospendendo il processo successivamente iniziato (per la momentanea carenza di giurisdizione), ovvero dichiarando la definitiva carenza di giurisdizione se è stata accertata, come nella specie, la competenza del giudice preventivamente adito.

4. Nel merito, la questione della identità delle due azioni, proposte reciprocamente dalle parti dinanzi al giudice svizzero e dinanzi al giudice italiano, è stata già affrontata e risolta da questa Corte, nel senso che “Tra il procedimento di separazione personale, previsto dall’art. 150 c.c. e segg., italiano, ed il procedimento, vertente tra le stesse parti, per la sospensione della comunione domestica, di cui all’art. 175 c.c., svizzero, vi è identità di petitum e di causa petendi, posto che anche quest’ultimo procedimento mira ad autorizzare i coniugi a vivere separatamente ed abilita il giudice a: (a) stabilire i contributi pecuniari dell’un coniuge nei confronti dell’altro; (b) prendere le misure riguardanti l’abitazione e le suppellettili domestiche; (c) ordinare la separazione dei beni; (d) prendere le misure necessarie per quanto riguarda i figli. Nè rileva che il codice civile svizzero contempli anche un vero e proprio procedimento di separazione coniugale, perchè esso – non necessario per chiedere il divorzio – non ha effetti sostanzialmente diversi rispetto a quelli che derivano dal provvedimento giudiziale di sospensione della comunione domestica, eccezion fatta per la separazione dei beni” (Cass. 10837/2009).

Il Collegio ritiene di dare continuità a tale giurisprudenza non ravvisandosi motivi per discostarsene.

5. Infine, la parte resistente ha anche eccepito motivi di nullità del rapporto processuale instaurato dinanzi al giudice svizzero, in forza dei quali sarebbe venuta meno la priorità del relativo procedimento. Si tratta, però, di questioni (anche quella relativa alla pretesa priorità del processo italiano) che avrebbero dovuto essere prospettate nel processo e non al di fuori dello stesso. Tanto più che il giudicato copre ogni eventuale nullità.

6. Conseguentemente, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, con compensazione delle spese in considerazione del fatto che la giurisprudenza di riferimento è di recentissima formazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 2 agosto 2011

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