Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1686 del 24/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 24/01/2020, (ud. 23/10/2019, dep. 24/01/2020), n.1686

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22161-2018 proposto da:

P.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI VALERI 1,

presso lo studio dell’avvocato GERMANI MAURO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

DITTA INDIVIDUALE MEDIA ONE DI C.A., MEDIA ONE SRL;

– intimate –

avverso la sentenza n. 5781/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RIVERSO

ROBERTO.

Fatto

La Corte d’appello di Roma con la sentenza n. 5781/2017 dichiarava improcedibile l’appello proposto da P.D. nei confronti di Media One Srl e rigettava quello proposto nei confronti di Media One di C.A. con i quali veniva impugnata la sentenza di primo grado che aveva condannato la prima a pagare la somma di Euro 719,36 a titolo di tfr e mancato preavviso e la seconda la somma di Euro 5699,75 a titolo di TFR.

A fondamento della sentenza la Corte sosteneva che l’appello proposto nei confronti di Media One Srl fosse improcedibile per non avere l’appellante notificato il ricorso ritualmente nei termini alla parte appellata, neanche a seguito del termine perentorio concesso; nè il giudice poteva concedergli nuovamente un ulteriore termine ai sensi del 3comma dell’art. 291 c.p.c. L’appello proposto nei confronti della ditta Media One di C.A. era invece infondato, secondo la Corte, non essendo stata data prova della presunta attività lavorativa svolta dalla P., senza regolarizzazione alcuna, dal 3 maggio 2001 all’H febbraio 2003 e dal 1 agosto 2007 al 29 febbraio 2008 alle dipendenze della stessa ditta Media One di C.A.. In particolare, il tribunale aveva statuito, e la Corte ha riconfermato, che nel caso di specie non fosse stata raggiunta la prova della sussistenza di un rapporto lavoro subordinato nel periodo indicato, dal momento che allo scopo non era idonea nè la generica deposizione resa dal testimone, nè la mancata risposta del convenuto all’interrogatorio formale da valutarsi unitamente agli altri elementi.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione P.D. con tre motivi; mentre le controparti, Media One Srl e Media One di Cossu, sono rimaste intimate.

Ric. 2018 n. 22161 sez. ML – ud. 23-10-2019

E’ stata comunicata alla parte ricorrente la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

RILEVATO

Che:

1. – con il primo motivo di ricorso viene dedotta l’errata

interpretazione ed applicazione delle norme di diritto sia per quanto riguarda la dichiarazione di improcedibilità dell’appello in danno di Media One Srl, sia per quanto riguarda il rigetto nei confronti di Media One di C.A.; omessa contraddittoria motivazione circa il fatto decisivo per il decidere ex art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto la Corte d’appello di Roma aveva disatteso il principio di diritto non valutando compiutamente le prove dedotte in istruttoria ivi compresa la documentazione prodotta; contrasto di giudicati; in quanto la Corte d’appello aveva sbagliato a dichiarare improponibile l’appello confondendo l’omissione della notifica con la notifica negativa, posto che nei termini assegnati la parte aveva proceduto a notificare l’atto alla controparte, ma tale notifica aveva avuto esito negativo e la parte aveva chiesto un termine per rinotificare.

2. – Con il secondo di ricorso si sostiene che, per quanto concerne l’appello proposto nei confronti di Media One di C.A., contrariamente a quanto sostenuto sia dal giudice di primo grado che dalla Corte, fosse stata pienamente raggiunta in istruttoria la prova della tesi sostenuta dalla parte ricorrente.

3. -I due motivi di ricorso, da esaminare unitariamente per il contenuto delle censure, devono ritenersi inammissibili.

Ed invero per quanto concerne l’impugnazione della pronuncia di improcedibilità dell’appello per omessa notifica, va osservato che – come questa Corte ha ripetutamente osservato (sentenze nn. 4368/2017, 10358/2005 e 10899/2005), con riguardo agli atti da notificare entro un termine perentorio – l’ordinamento processuale, nel caso di mancato perfezionamento del procedimento notificatorio e indipendentemente dalle ragioni che l’abbiano determinato, non contempla sospensioni o proroghe di quel termine, il cui inutile decorso resta perentoriamente sanzionato da decadenza. E’ stato invero affermato il principio secondo cui “Nel caso in cui la notificazione di un atto processuale da compiere entro un termine perentorio non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, quest’ultimo, ove se ne presenti la possibilità, ha la facoltà e l’onere di richiedere la ripresa del procedimento notificatorio, e la conseguente notificazione, ai fini del rispetto del termine, avrà effetto fin dalla data della inziale attivazione del procedimento, semprechè la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un tempo ragionevolmente contenuto, tenuti anche presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per venire a conoscenza dell’esito negativo della notificazione per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie.”(Cass. SU 24 luglio 2009, n. 17352). Quindi, se la mancata notifica non è imputabile alla parte che l’ha richiesta, ìl processo notificatorio continua a ritenersi iniziato nel momento in cui è stata richiesta la notifica.

E’ stato però chiarito che questa continuità sussiste solo in presenza di alcune condizioni e precisamente: la prima riguarda l’iniziativa, dovendo la parte istante, in piena autonomia, attivarsi per individuare il nuovo domicilio e completare il processo notificatorio una volta preso atto della non riuscita della notifica a causa della modifica del domicilio (cfr. anche Cass., 11 settembre 2013, n. 20830 e Cass., 25 settembre 2015, n. 19060); la seconda è che l’attività della parte interessata a completare la notificazione deve essere attivata con “immediatezza” appena appresa la notizia dell’esito negativo della notificazione e deve svolgersi con “tempestività” (ancora, Sez. un., 17352/2009).

E’ stato, altresì, specificato che ” La parte che ha richiesto la notifica, nell’ipotesi in cui non sia andata a buon fine per ragioni a lei non imputabili, appreso dell’esito negativo, per conservare gli eifetti collegati alla richiesta originaria, deve attivarsi con immediate.ua per riprendere il processo noti ficatorio e deve svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento. Questi requisiti di immediateua e tempestività non possono ritenersi sussistenti qualora sia stato superato il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325, c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data rigorosa prova”. (Sez. U. Sentenza n. 14594 del 15/07/2016).

Orbene, l’applicazione di tali principi al caso in esame porta a rilevare che l’omessa notifica del ricorso in appello entro il termine perentorio già assegnato dalla Corte sia da imputare alla stessa parte appellante la quale non si è attenuta alle prescrizioni individuate dalla giurisprudenza e dopo la mancata notificazione dell’atto di appello nel termine perentorio fissato dal giudice si è limitata a chiedere la fissazione di un ulteriore termine, senza nemmeno dedurre di aver effettuato le necessarie ricerche per individuare il domicilio dove andava effettuata la notificazione e/o la presenza di un legittimo impedimento.

4. – Le restanti censure devono essere dichiarate inammissibili perchè mirano ad una mera rivalutazione delle prove ed inoltre perchè in caso di “doppia conforme” non può essere dedotto (secondo l’art. 360-bis c.p.c.) il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5.

5. – Neppure il contrasto di giudicati sussiste sia perchè non è stato riprodotto il giudicato, sia perchè la sentenza indicata in ricorso era stata resa tra soggetti parzialmente diversi riguardando una differente lavoratrice.

6. – Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere quindi dichiarato inammissibile. Nulla deve essere disposto sulle spese perchè le controparti sono rimaste intimate.

7. – Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del

ricorso sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

Dichiara l’inammissibilità del ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’adunanza camerale, il 23 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2020

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