Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16813 del 07/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 07/07/2017, (ud. 15/06/2017, dep.07/07/2017),  n. 16813

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – rel. Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4229-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

E.M. SPA, MERKER SPA IN AMMINISTRAZIONE

STRAORDINARIA;

– intimati –

Nonchè da:

E.M. SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

SALLUSTIANA 15, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO FRATINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato BRUNO NICOLA SASSANI;

– controricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, MERKER SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA;

– intimati –

Nonchè da:

MERKER SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, elettivamente

domiciliato in ROMA VIA F. PAULUCCI DE’ CALBOLI 9, presso lo studio

dell’avvocato PIERO SANDULLI, rappresentato e difeso dall’avvocato

MASSIMO BASILAVECCHIA;

– controricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, E.M. SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 314/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

PESCARA, depositata il 22/10/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/06/2017 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA.

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. Con distinti ricorsi, poi riuniti, la società E.M. s.p.a. e la società Merker s.p.a. in amministrazione straordinaria impugnavano l’avviso di rettifica con cui l’agenzia delle entrate aveva elevato il valore dell’azienda ceduta dalla società Merker s.p.a. in amministrazione straordinaria da Euro 13.078.000 ad Euro 94.340.169, distinguendo tra il valore degli immobili determinato in Euro 23.084.468 ed il valore delle attrezzature e dei macchinari quantificato in Euro 71.255.701. La commissione tributaria provinciale di Pescara accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, sezione staccata di Pescara, sul rilievo che non era applicabile il D.P.R. n. 131 del 1986, che prevede che in caso di vendita di beni mobili ed immobili in sede di espropriazione forzata o all’asta pubblica la base imponibile è costituita dal prezzo di aggiudicazione; tuttavia il prezzo indicato nell’atto in Euro 13.078.000 era congruo poichè era stato determinato in una procedura di evidenza pubblica dopo quattro tentativi di vendita all’asta pubblica che non erano andati a buon fine sicchè non era stato possibile perseguire l’obiettivo di una cessione secondo le ordinarie regole di mercato. Inoltre si doveva considerare che sulla congruità del prezzo praticato soccorreva l’avallo dell’autorità governativa e l’impegno contrattuale del mantenimento in servizio dei 277 lavoratori.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato a due motivi. Si sono costituite la società E.M. s.p.a. e la società Merker s.p.a. le quali hanno svolto entrambe ricorso incidentale affidato ciascuno ad un motivo. La società Merker s.p.a. ha depositato memoria.

3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, commi 2 e 4, e art. 52, comma 1. Sostiene che la CTR ha ritenuto erroneamente che la base imponibile fosse costituita dal prezzo di effettivo realizzo mentre avrebbe dovuto considerare che il valore doveva essere determinato sulla base della effettiva natura e consistenza del bene, a prescindere dalla logica liquidatoria che normalmente influenza le vendite realizzate nell’ambito di una procedura di amministrazione straordinaria.

4. Con il secondo motivo deduce insufficienza o contraddittorietà della motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, poichè la CTR ha erroneamente affermato che l’accertamento era illegittimo in quanto la cessione era avvenuta senza il rispetto delle ordinarie regole di mercato per ragioni non attribuibili alla volontà delle parti. Invero il prezzo era stato determinato in base alla volontà negoziale delle parti ed il mancato rispetto delle ordinarie regole di mercato legittimava l’accertamento perchè l’imponibile era dato dal valore effettivo dell’azienda secondo le regole di mercato e non dal prezzo effettivamente pattuito e corrisposto.

5. Con l’unico motivo di ricorso incidentale condizionato la società E.M. s.p.a., deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 44, sostenendo che tale norma è applicabile anche nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria alternativa alla dichiarazione di fallimento di una grande impresa in stato di insolvenza all’esito di una pubblica gara disciplinata dal D.Lgs. n. 270 del 1999.

6. Con l’unico motivo di ricorso incidentale la società Merker s.p.a. deduce omessa o contraddittoria motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione al capo della decisione con cui la CTR aveva compensato le spese processuali relative ad entrambi i giudizi di merito.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la Corte che entrambi i motivi di ricorso principale debbono essere esaminati congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione. La ricorrente sostiene, nella sostanza, che la CTR ha attribuito rilevanza al prezzo della compravendita, facendo errata applicazione della norma di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 44, in quanto non applicabile alla fattispecie, e non ha considerato che, seppure si trattava di vendita effettuata nell’ambito di una procedura ad evidenza pubblica, vi è stata manifestazione di libera volontà delle parti, per il che il prezzo avrebbe potuto discostarsi dal valore di cui occorre avere riguardo nella determinazione della base imponibile ai fini dell’imposta di registro. I motivi sono infondati. La CTR, diversamente da quanto sostiene l’agenzia delle entrate, ha legittimamente considerato che la norma di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 44, che è di stretta interpretazione, e perciò non è suscettibile di applicazione analogica, trattandosi di elencazione tassativa, non è applicabile alle vendite effettuate nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria alternativa alla dichiarazione di fallimento di una grande impresa in stato di insolvenza all’esito di una pubblica gara disciplinata dal D.Lgs. n. 270 del 1999. Ed ha considerato che il prezzo indicato nell’atto coincideva sostanzialmente con il valore venale del bene sia perchè era stato determinato in una procedura di evidenza pubblica ove era inibita la possibilità di indicare un prezzo inferiore a quello di mercato a motivo della natura pubblicistica della procedura di vendita, sia perchè vi era stato un solo offerente che si era impegnato a mantenere per un biennio l’attività imprenditoriale ed i livelli occupazionali. Trattasi di motivazione in fatto il cui tessuto argomentativo non presenta lacune, incoerenze e incongruenze tali da impedire l’individuazione del criterio logico posto a fondamento della decisione impugnata di talchè resta escluso che la parte possa attribuire agli elementi valutati un valore ed un significato difformi rispetto alle sue aspettative e deduzioni (Cass. n. 3198/2015; Cass. n. 11511/14; Cass. n. 19814/13; Cass. n. 1754/07). Il riesame degli elementi oggetto di valutazione, invero, laddove non siano evidenziati vizi logici, costituisce accertamento di merito che esula dai limiti del controllo di logicità della motivazione affidato alla corte di legittimità.

2. Il ricorso incidentale svolto dalla società M. s.p.a. rimane assorbito.

3. Il ricorso incidentale svolto dalla società Merker s.p.a. è infondato. Invero nei giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della L. n. 263 del 2005 (e prima del 4 luglio 2009), come quello in oggetto, il giudice può procedere a compensazione parziale o totale delle spese processuali tra le parti in mancanza di soccombenza reciproca solo se ricorrono giusti motivi esplicitamente indicati nella motivazione, atteso il tenore dell’art. 92 c.p.c., comma 2, come modificato dall’art. 2, comma 1, lett. a), della legge citata (cfr. Cass. n. 11284 del 29 maggio 2015; Cass. n. 2033 del 30 gennaio 2014). E tale obbligo motivazionale è stato assolto nel caso specifico, avendo la CTR esplicitato le ragioni (la complessità ed opinabilità della materia trattata) che l’hanno indotta ad avvalersi della facoltà di compensare le spese processuali.

4. Il ricorso principale va, dunque, rigettato e le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

 

La corte rigetta il ricorso principale, dichiara assorbito il ricorso incidentale svolto dalla società M. s.p.a. e rigetta il ricorso incidentale svolto dalla società Merker s.p.a.. Condanna l’agenzia delle entrate a rifondere alle contribuenti le spese processuali che liquida in Euro 16.000,00 per ciascuna parte, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 15 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2017

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