Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16812 del 16/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/07/2010, (ud. 11/05/2010, dep. 16/07/2010), n.16812

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Equitalia Polis s.p.a., con sede in (OMISSIS), in persona

del

procuratore speciale sig. S.A., rappresentata e

difesa per procura a margine del ricorso dall’Avvocato GIUFFRE’

Adriano, elettivamente domiciliata presso il suo studio in Roma, Via

Camozzi n. 1;

– ricorrente –

contro

Ministero delle Finanze e Agenzia delle Entrate;

– intimati –

e

F.lli Scuttari di Scuttari Benito & C. s.a.s.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 37/19/07 della Commissione tributaria

regionale del Veneto, depositata il 13 dicembre 2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11 maggio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Mario Bertuzzi;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del dott. Raffaele

Ceniccola.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio:

letto il ricorso proposto dalla Equitalia Polis s.p.a., già Gest Line s.p.a., per la cassazione della sentenza n. 37/19/07 del 13.12.2007 della Commissione tributaria regionale del Veneto, che, nel confermare l’annullamento della cartella di pagamento emessa dalla Gest Line, quale concessionaria del servizio di riscossione delle imposte, nei confronti della s.a.s. F.lli Scuttari di Scuttari Benho & C. per tardività della sua notifica, aveva accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate diretto a far dichiarare che la causa di nullità della cartella opposta era addebitabile esclusivamente alla società di riscossione;

vista la relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., dal Consigliere delegato Dott. Mario Bertuzzi, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso osservando che:

– “il primo motivo di ricorso, denunziando violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 14, 49 e 53 e art. 331 cod. proc. civ., si conclude con il seguente quesito di diritto: “Si chiede alla Suprema Corte di affermare che nel processo tributario in grado di appello l’atto di impugnazione deve essere notificato a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e che in difetto di tali notifiche deve essere integrato il contraddittorio, con la conseguenza per cui, allorquando l’atto di appello non è stato notificato a tutti i partecipanti al processo dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale e non è stato disposto l’integrazione del contraddittorio, la sentenza della Commissione Tributaria Regionale è nulla e come tale deve essere cassata”;

– “il motivo è inammissibile per manifesta genericità del quesito, atteso che esso si limita a riprodurre un principio di diritto, agevolmente ricavabile dalle disposizioni di legge richiamate, senza alcun riferimento alla fattispecie concreta dedotta in giudizio”;

– “in merito al tema dei requisiti di contenuto del quesito che il ricorrente ha l’onere di formulare ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ. – applicabile nella fattispecie essendo stata la sentenza impugnata depositata dopo il 2 marzo 2006 (D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2) – questa Corte ha già avuto modo di chiarire che il quesito di diritto consiste non già in un’affermazione di diritto astratta ed avulsa dal caso concreto, ma deve consistere in un interrogativo che deve necessariamente contenere, sia pure sintetizzandola, l’indicazione della questione di diritto controversa e la formulazione del diverso principio di diritto – rispetto a quello che è alla base del provvedimento impugnato – di cui il ricorrente, in relazione ai caso concreto, chiede l’applicazione al fine di ottenere la pronuncia di cassazione, in modo da circoscrivere l’oggetto di quest’ultima nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito stesso (Cass. S.U. n. 23732 del 2007; Cass. S.U. n. 20360 e n. 36 del 2007; Cass. n. 14682 del 2007)”;

– “il secondo motivo, denunziando violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 49 e 54 e art. 334 cod. proc. civ., si conclude con il seguente quesito di diritto: “Si chiede alla Suprema Corte di affermare che nel processo tributario la parte, nei cui confronti è stato integrato il contraddittorio ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 49 e 54, ha facoltà di proporre appello incidentale tardivo, ai sensi dell’art. 334 c.p.c., con la conseguenza per cui, allorquando nel processo di appello non sia stato integrato il contraddittorio nei confronti del litisconsorzio necessario, la relativa sentenza deve essere cassata”;

– “il quarto motivo di ricorso, denunziando violazione o falsa applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ., si conclude con il seguente quesito di diritto: “Si chiede alla Suprema Corte di affermare che anche nel processo tributario la Commissione Tributaria Regionale è tenuta rispettare il disposto dell’art. 112 c.p.c., con la conseguenza per cui non può pronunciare sentenza oltre i limiti della domanda della parte appellante, con il corollario per cui la violazione di tale normativa comporta la cassazione di una tale sentenza”:

– “anche tali motivi debbono dichiarasi inammissibili per le ragioni indicate in sede di esame del primo motivo”;

– “il terzo motivo di ricorso, denuncia contraddittorietà della motivazione, lamentando che la Commissione regionale, pur dichiarando la Gest Line responsabile per i danni conseguenti alla nullità della cartella, non abbia ordinato l’integrazione de contraddittorio nei suoi confronti”;

– “anche questo motivo, per come formulato, è inammissibile, tenuto conto che la censura con esso sollevata investe non già la motivazione della decisione, ma l’omessa adozione da parte del giudice a qua dell’ordine di interazione del contraddittorio, e denunzia, pertanto, un errore di diritto e non già un vizio di motivazione”;

rilevato che la relazione è stata regolarmente comunicata al Procuratore Generale, che non ha svolto controsservazioni, e notificata alla parto ricorrente, che ha depositato memoria.

Ritenuto che le argomentazioni e la conclusione della relazione meritano di essere interamente condivise, apparendo rispondenti sia a quanto risulta dall’esame degli atti di causa che all’orientamento della giurisprudenza di questa Corte in tema di formulazione del quesito di diritto prescritto dall’art. 366 bis cod. proc. civ. (ex multis: Cass. n. 8463 del 2009; Cass. n. 7197 del 2009) ed in ordine al principio che il vizio di motivazione della sentenza può sussistere unicamente in relazione agli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito, non già con riferimento all’applicazione delle disposizioni di diritto, sostanziali o processuali (Cass. S.U. n. 21712 del 2004); che, in conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, nulla disponendosi sulle spese non avendo le parti intimate svolto attività difensiva.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2010

 

 

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