Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16810 del 07/08/2020

Cassazione civile sez. trib., 07/08/2020, (ud. 09/10/2019, dep. 07/08/2020), n.16810

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. PERINU Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15379/14 R.G. proposto da:

SAME DEUTZ – FAHR ITALIA S.P.A., in persona del legale

rappresentante, rappresentata e difesa dall’avv. Gaspare Falsitta,

dall’avv. Silvia Pansieri e dall’avv. Rita Gradara, giusta procura

in calce al ricorso, con domicilio eletto presso lo studio di

quest’ultimo, in Roma, largo Somalia, n. 67;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della

Lombardia n. 159/65/13 depositata in data 12 dicembre 2013.

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 ottobre

2019 dal Consigliere Dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello

 

Fatto

RILEVATO

che:

La società Same Deutz – Fahr Italia s.p.a. proponeva distinti ricorsi avverso tre avvisi di accertamento relativi agli anni d’imposta 1998, 1999 e 2000 – con i quali l’Agenzia delle Entrate aveva rettificato il reddito imponibile dichiarato ai fini IRPEG – dinanzi alla Commissione provinciale di Bergamo che, previa riunione, li rigettava con sentenza che veniva riformata dalla Commissione tributaria regionale che, in parziale riforma della sentenza impugnata, dichiarava fondati gli avvisi di accertamento, ma disapplicava tutte le sanzioni irrogate, ravvisando obiettive condizioni di incertezza nella interpretazione della norma, in applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2.

Nelle more del giudizio di secondo grado, l’Agenzia delle Entrate effettuava le iscrizioni a ruolo provvisorio, in conformità al disposto di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, e procedeva alla notifica di cartella di pagamento, recante i 2/3 delle maggiori imposte accertate e i 2/3 delle sanzioni irrogate, oggetto di rateizzazione per complessive 18 rate mensili.

La contribuente ottemperava al pagamento della cartella in forma rateale, ma a seguito della pronuncia di secondo grado – che dichiarava non dovute le sanzioni irrogate – presentava istanza di sgravio limitatamente alle sanzioni iscritte a ruolo e di rimborso delle somme versate.

L’Agenzia delle Entrate provvedeva alla restituzione di importo esattamente corrispondente a quanto versato dalla società, la quale presentava istanza di rimborso avente ad oggetto gli interessi sulle somme indebitamente versate e, formatosi il silenzio-rifiuto, lo impugnava dinanzi alla Commissione tributaria provinciale che lo rigettava con sentenza che veniva confermata dalla Commissione tributaria regionale.

In particolare, i giudici di secondo grado rilevavano che il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, disponeva che gli interessi per ritardato rimborso di imposte pagate spettavano per ognuno dei semestri interi, escluso il primo, compresi tra la data del versamento o della scadenza dell’ultima rata del ruolo in cui era stata iscritta la maggiore imposta e la data dell’ordinativo emesso dall’intendenza di finanza, con la conseguenza che il tenore letterale della norma lasciava ritenere che si dovesse fare riferimento alla data del versamento in caso di pagamento in un’unica soluzione oppure alla scadenza dell’ultima rata del ruolo, e non alle date di pagamento delle singole rate, in caso di pagamento rateale.

Escludeva, altresì, che la norma così interpretata potesse incorrere in una pronuncia di illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 3 Cost., poichè non si poteva ravvisare una disparità di trattamento tra chi effettuava il pagamento rateale rispetto a chi lo eseguiva in unica soluzione.

Ricorre per la cassazione della suddetta decisione la società contribuente, con un unico motivo, cui resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

La contribuente ha depositato memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 44, e contesta, in particolare, l’interpretazione data dai giudici di appello alla predetta disposizione normativa.

Precisa che nell’atto di appello aveva spiegato che il riferimento contenuto nella disposizione normativa all'”ultima rata del ruolo in cui è stata iscritta la maggiore imposta” non ha nulla a che vedere con l’ultima rata della cartella pagata in forma dilazionata, ma si riferisce piuttosto all’ultima rata del ruolo, considerato che, come previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 18, le imposte iscritte nei ruoli sono ripartite in due rate consecutive.

Poichè nel caso di specie il ruolo in cui era stata iscritta l’imposta richiesta alla società era articolato in una sola rata, l’interpretazione dell’art. 44 citato, adottata dalla Commissione regionale era errata.

Ribadisce, inoltre, che se si aderisce all’interpretazione fornita dai giudici di merito deve valutarsi se il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, comma 1, possa ritenersi conforme all’art. 3 Cost..

2. Il motivo è infondato.

Il testo del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, comma 1, stabilisce: “Il contribuente che abbia effettuato versamenti diretti o sia stato iscritto a ruolo per un ammontare di imposta superiore a quello effettivamente dovuto per lo stesso periodo ha diritto, per la maggiore somma effettivamente pagata, all’interesse dell’1 per cento per ognuno dei semestri interi, escluso il primo, compresi tra la data del versamento o della scadenza dell’ultima rata del ruolo in cui è stata iscritta la maggiore imposta e la data dell’ordinativo emesso dall’intendente di finanza o dell’elenco di rimborso”.

La disposizione normativa, come chiaramente emerge dal tenore letterale della stessa, si riferisce agli interessi dovuti per ritardato rimborso di imposta, versata e non dovuta, o agli interessi dovuti in relazione a rimborsi relativi ad iscrizioni a ruolo per ammontare superiore all’imposta effettivamente dovuta, ma non contiene alcun riferimento ad interessi dovuti in caso di rimborso di somme versate a titolo di sanzioni e, pertanto, è del tutto inconferente il richiamo a tale disposizione normativa a supporto dell’istanza di rimborso in esame avente ad oggetto gli interessi sulle somme indebitamente versate a titolo di sanzioni.

Infatti, nel ricorso per cassazione la stessa contribuente ha precisato, in fatto, che a seguito della pronuncia di secondo grado che dichiarava non più dovute le sanzioni, ha presentato istanza di sgravio, limitatamente alle sanzioni, e istanza di rimborso, a fronte delle quali l’Agenzia delle Entrate ha provveduto alla restituzione di un importo esattamente pari a quanto da essa versato a titolo di sanzioni, senza aggiungere interessi.

Considerato che la disposizione di cui all’art. 44 cit., di cui la ricorrente invoca l’applicazione, è norma speciale che regola il pagamento degli interessi per la ripetizione di somme pagate in eccedenza a titolo di imposta, essa non può essere interpretata estensivamente.

3. Peraltro, a norma del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 2, comma 3, le somme dovute a titolo di sanzioni non producono interessi nè a favore del fisco, nè a favore del contribuente e la disposizione è applicabile anche in caso di rateizzazione dei pagamenti (Cass. ord. n. 16553 del 22/6/2018).

4. Anche se la motivazione della sentenza impugnata non risulta corretta, il dispositivo resta comunque conforme a diritto, per cui, a norma dell’art. 384 c.p.c., può pervenirsi al rigetto del ricorso con la sola correzione della motivazione nei termini sopra precisati.

L’art. 384 c.p.c., prevede, infatti, che qualora il vizio denunciato riguardi non un punto ma una questione di diritto, il giudice di legittimità ha il potere di integrare e correggere la motivazione della sentenza, senza cassarla, nel caso in cui la decisione adottata dal giudice di merito sia conforme a diritto, sostituendo la motivazione erronea con altra corretta, che conduca all’identico dispositivo della sentenza censurata, purchè la sostituzione della motivazione sia soltanto in diritto e non comporti indagini e valutazioni di fatto, come è sicuramente nel caso in esame, nè violazione del principio dispositivo, nel senso che non deve esservi pronuncia su eccezioni non sollevate dalle parti e non rilevabili di ufficio (Cass. n. 5954 del 18/3/2005; Cass. n. 15764 del 13/8/2004; Cass. n. 20806 del 6/9/2017).

La inapplicabilità della norma invocata dalla parte ricorrente nella fattispecie in esame consente di ritenere assorbita ogni valutazione in merito alla dedotta questione di illegittimità costituzionale della stessa disposizione normativa.

5. In conclusione, il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono

liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 7 agosto 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA