Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16795 del 16/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/07/2010, (ud. 12/05/2010, dep. 16/07/2010), n.16795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Avv. C.N., in proprio, elettivamente domiciliato in Roma,

piazza Cavour n. 17, presso lo studio dell’avv. Paola Pezzali;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Puglia, sez. 11, n. 39, depositata il 19.4.2007.

Letta la relazione scritta redatta dal Consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che il contribuente propose ricorso avverso avviso, con il quale l’Agenzia – con metodo induttivo e sulla base dei “parametri”, di cui al D.P.C.M. 29 gennaio 1996 e D.P.C.M. 27 marzo 1997, emessi ai sensi della L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 181, e segg. – aveva accertato a suo carico, per l’anno 1998, maggiori Irpef ed Iva:

– che, a fondamento del ricorso, il contribuente – osservato che, diversamente da quanto sostenuto dall’Agenzia, l’applicazione dei “parametri” non conduce automaticamente all’inversione dell’onere della prova a favore dell’Amministrazione fiscale – rilevava di svolgere la propria attività professionale, limitata alle cause di lavoro, esclusivamente in favore di sindacati di lavoratori e che, per l’annualità successiva, la stessa Agenzia aveva accertato imponibili di gran lunga inferiori;

che l’adita commissione tributaria accolse il ricorso, con sentenza, che, in esito all’appello del contribuente, fu, tuttavia, riformata dalla Commissione regionale;

che la motivazione dei giudici di appello è affidata alla seguente motivazione: “…nel caso in trattazione, al fine di provare l’infondatezza dell’accertamento sintetico, di cui alla L. n. 549 del 1995, art. 3, commi 181 e 183, sarebbe stato necessario che il contribuente avesse fornito in concreto elementi atti a dimostrarne l’inconsistenza. L’accertamento del reddito imponibile per il tramite dei cosiddetti “parametri”, infatti, può essere ritenuto legittimo qualora, in presenza di discordanza tra i ricavi dichiarati e quelli sinteticamente determinati, possano essere assunti ulteriori elementi probatori, tali da far assurgere la natura indiziaria dei parametri a rango di presunzione juris tantum in favore dell’amministrazione finanziaria. Orbene, in conformità a quanto sostenuto spesso dalla giurisprudenza tributaria, l’ingiustificata mancata ottemperanza all’invito al contraddittorio formulato dall’ufficio procedente, ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, ben può configurare l’ulteriore elemento probatorio, atto a provocare l’inversione dell’onere della prova che si pone così a carico del contribuente. E’ chiara, invero, l’importanza rivestita dalla fase del contraddittorio, in tale procedura accertativa. E’ in tale fase, infatti, che si offre la possibilità concreta al contribuente di far valere le proprie ragioni, riconducendo l’accertamento alle condizioni alla reale capacità contributiva del contribuente. In considerazione di tanto, però, la ingiustificata mancata adesione da parte del contribuente all’invito dell’ufficio costituisce l’ulteriore elemento indiziario, idoneo a far assurgere a piena prova la presunzione dello scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli del settore. Nel caso di specie, come sottolineato dall’ufficio, il contribuente convocato ritualmente a presentarsi il 03/05/2001, chiedeva rinvio – accolto – e successivamente non ebbe più a coltivare una possibile definizione mediante accertamento con adesione (D.Lgs. 218/97). Il contribuente non ha così sostanzialmente ottemperato all’invito al contraddittorio omettendo in sede di precontenzioso, ma anche sede in sede di giudizio tributario nelle sue memorie di indicare i necessari elementi a supporto dell’insussistenza delle presunzioni connesse all’accertamento parametrico, rendendolo, così legittimo”;

rilevato:

che, avverso la sentenza di appello, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione in tre motivi, deducendo violazione di legge (D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 5 e art. 2697 c.c.), per non aver considerato che i “parametri”, quali dati meramente statistici, non configurano indizi gravi, precisi e concordanti idonei a sostenere una presunzione legale, che non è nemmeno determinata dalla mancata presentazione del contribuente al contraddittorio, nonchè vizio motivazionale;

– che l’Agenzia non si è costituita;

osservato:

– che le SS.UU. di questa Corte (cfr. sent. n. 26635/09) hanno, di recente, aderito all’impostazione secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, i parametri previsti dalla L. n. 549 del 1995, art. 3, commi da 181 a 187, e dal successivo D.P.C.M. 29 gennaio 1996, quest’ultimo come modificato dal D.P.C.M. 27 marzo 1997 – non costituendo fatto concreto noto e certo, specificamente inerente al contribuente, suscettibile di evidenziare in termini di rilevante probabilità l’entità del suo reddito, ma rappresentando la risultante dell’estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali acquisiti su campioni di contribuenti e dalle relative dichiarazioni – rivelano valori che, quando eccedono il dichiarato, integrano il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), ma, ove siano contestati sulla base di allegazioni specifiche, sono inidonei a supportare l’accertamento medesimo, se non confortati da elementi concreti desunti dalla realtà economica dell’impresa che devono essere provati e non semplicemente enunciati nella motivazione dell’accertamento;

considerato:

che, alla luce degli esposti rilievi, deve ritenersi che la decisione impugnata non è ispirata all’indicato criterio, avendo riconosciuto idoneo valore probatorio a dati parametrici contestati dal contribuente e non altrimenti asseverati dall’Agenzia, ciò anche in considerazione del fatto che la richiamata decisione delle SS.UU. ha, altresì, specificamente puntualizzato che il contribuente può “proporre ogni eccezione (e prova) che ritiene utile alla sua difesa, senza essere vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo, e anche nel caso in cui egli all’invito al contraddittorio non abbia risposto, restando inerte. In questo ultimo caso, naturalmente, i giudice potrà valutare nel quadro probatorio questo tipo di comportamento (la mancata risposta), mentre l’Ufficio potrà motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione dei parametri dando conto della impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito”;

ritenuto:

che il ricorso del contribuente si rivela, pertanto, manifestamente fondato, sicchè va accolto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

– che la sentenza impugnata va, dunque, cassata, con rinvio della causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione Tributaria regionale della Puglia.

P.Q.M.

la Corte: accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione Tributaria regionale della Puglia.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2010

 

 

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