Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16792 del 09/08/2016


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Cassazione civile sez. trib., 09/08/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 09/08/2016), n.16792

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19660-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.V., SERIT SICILIA SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 238/2011 della COMM.TRIB.REG. della Sicilia,

SEZ.DIST. di SIRACUSA, depositata il 12/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/07/2016 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito per il ricorrente l’Avvocato COLLABOLLETTA che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO IMMACOLATA che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. La contribuente P.V. propose ricorso avverso la cartella di pagamento – con la quale veniva richiesta la somma di Euro 50.122,38 per IVA, IRPEF e IRAP in relazione all’anno 1985 – deducendone la nullità per mancata notifica dell’atto prodromico (avviso di accertamento).

L’Agenzia delle entrate, costituitasi nel giudizio, depositò copia dell’avviso di accertamento notificato ai sensi dell’art. 140 c.p.c..

Con memoria illustrativa la contribuente ribadì di non avere mai ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento e rilevò la mancata osservanza delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c. (non risultando, in particolare, inviato l’avviso di avvenuto deposito dell’atto presso la Casa Comunale).

2. La decisione di primo grado, favorevole alla tesi della contribuente, venne impugnata dall’Agenzia delle entrate e integralmente confermata dalla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia – sezione distaccata di Siracusa con la sentenza 238/16/11 depositata il 12.7.2011.

Per giungere a questa conclusione il giudice d’appello osservò:

– che la copia della relata di notifica apposta in calce all’avviso non indicava la qualifica della persona fisica che aveva eseguito la notifica, nè indicava l’avvenuto invio per raccomandata della comunicazione sull’avvenuto deposito dell’atto presso la casa comunale;

– che la fotocopia della ricevuta di ritorno della raccomandata n. (OMISSIS) prodotta dall’Ufficio in secondo grado e disconosciuta dalla ricorrente, non era collegabile in alcun modo alla relata di notifica ex art. 140 c.p.c., posto che in detta relata non si faceva menzione nè del numero della raccomandata nè della data di spedizione nè dell’Ufficio Postale di spedizione.

3 Avverso la decisione ricorre per cassazione l’Agenzia delle entrate con tre motivi.

La contribuente e la Serit Sicilia spa (che pure aveva partecipato ai giudizi di merito) non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1 Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 la violazione dell’art. 140 c.p.c. rilevando che nel caso di specie erano state seguite tutte le formalità richieste qualora il destinatario non fosse reperito nel proprio domicilio; richiama il sistema di presunzioni che informa il procedimento notificatorio e rileva che nel caso di specie vennero posti in essere tutti gli adempimenti prescritti dall’art. 140 c.p.c. precisando che la raccomandata informativa dell’avviso di deposito nella casa comunale venne ricevuta a mani proprie dalla contribuente.

1.2. Con un secondo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa e contraddittoria motivazione sull’adempimento delle formalità di notifica da parte del messo notificatore. Secondo la ricorrente, dalla relata di notifica prodotta in giudizio risulta che essa è stata eseguita da un soggetto qualificatosi messo dell’Agenzia delle entrate. Quanto alle attestazioni dell’ufficiale postale e al disconoscimento della ricevuta di ritorno, rileva che sarebbe stato necessario proporre la querela di falso, considerata la qualità di pubblico ufficiale rivestita dall’ufficiale postale. Ritiene inoltre incomprensibile il riferimento al piano dell’edificio – di cui pure parla la sentenza impugnata – posto che nella relata di notifica non era indicato nessun piano.

1.3 Violazione dell’art. 2700 c.c. per avere la CTR posto in dubbio sia la provenienza dell’atto dal pubblico ufficiale che lo ha redatto, sia l’effettivo svolgimento degli atti compiuti.

2. Il ricorso va dichiarato inammissibile.

Secondo un generale principio di diritto, costantemente ricorrente nella giurisprudenza di legittimità, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (v. Sez. 3, Sentenza n. 2108 del 14/02/2012 Rv. 621882; Sez. 3, Sentenza n. 12372 del 24/05/2006 Rv. 590852).

Nel caso in esame, la Commissione Regionale, per giustificare il proprio convincimento sulla mancanza di prova della regolare notifica dell’avviso di accertamento, ha utilizzato due rationes decidendi, ciascuna in grado di sorreggere la decisione: una, basata sul contenuto della relata di notifica, l’altra, del tutto autonoma, fondata sulla mancanza di elementi per collegare la ricevuta di ritorno prodotta in giudizio alla relata di notifica ex art. 140 c.p.c., spiegandone le ragioni (omessa menzione del numero di raccomandata, della data di spedizione e dell’ufficio postale di spedizione).

Quest’ultima ratio non risulta però specificamente censurata dalla parte ricorrente, perchè, discutendosi di atti amministrativi e non processuali, sarebbe stato necessario trascrivere innanzitutto il contenuto della relata di notifica della raccomandata e dell’avviso di ricevimento, per consentire di verificare se questo recasse impresso, quanto meno, il numero identificativo della raccomandata a cui si riferiva, onde poter collegare i due atti (la raccomandata relativa all’avviso di accertamento e la ricevuta di ritorno).

Del resto l’art. 48 disp. att. c.p.c. prescrive espressamente che l’avviso di ricevimento di cui all’art. 140 c.p.c. debba contenere, tra l’altro, l’indicazione della “natura dell’atto da notificare” e, come affermato in giurisprudenza, l’attestazione dell’ufficiale giudiziario di avere inviato una raccomandata indicandone il numero copre con la fede privilegiata soltanto tale ambito, ma dalla stessa non sono desumibili nè l’indirizzo al quale la raccomandata è stata spedita nè il destinatario della medesima nè gli altri elementi di cui all’art. 48 disp. att. c.p.c. (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 3497 del 04/04/1998 Rv. 514226).

Da ciò discende l’inammissibilità, per difetto di autosufficienza, della censura contenuta nel primo motivo (riguardante, appunto, la ratio decidendi basata sulla mancanza di collegamento tra la ricevuta di ritorno e la relata di notifica redatta ai sensi dell’art. 140 c.p.c.) e, per difetto di interesse, delle altre.

Il mancato svolgimento di attività difensiva della parte contribuente in questa sede esonera la Corte di Cassazione dal provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2016

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