Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16792 del 07/07/2017

Cassazione civile, sez. trib., 07/07/2017, (ud. 24/05/2017, dep.07/07/2017),  n. 16792

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M. T. – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6963-2013 proposto da:

STILCART SRL, elettivamente domiciliata in ROMA CIRCONVALLAZIONE

CLODIA 29, presso lo studio dell’avvocato FRANCO DI MEO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEL TEMPIO DI

GIOVE 21, presso lo studio dell’avvocato ENRICO MAGGIORE, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 21/2012 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 31/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/05/2017 dal Consigliere Dott. STALLA GIACOMO MARIA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

p. 1. La Stilcart srl propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 21/35/12 del 25 gennaio 2012 con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento per Ici 2000/2003 notificatile dal Comune di Roma a seguito di modifica di rendita catastale intervenuta l’11 giugno 2001.

La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che tale modifica consentisse all’amministrazione comunale il recupero della maggiore imposta dovuta, in quanto: – notificata alla contribuente; – dotata di efficacia meramente dichiarativa e, pertanto, valevole anche per i periodi di imposta precedenti a tale notificazione, con riguardo ai quali la base imponibile, trattandosi di immobili strumentali (cat. D), era stata provvisoriamente determinata sui valori contabili D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 5, comma 3.

Resiste con controricorso e memoria il Comune di Roma – Roma Capitale. p. 2.1 Con il primo motivo di ricorso Stilcart srl lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – violazione o falsa applicazione della L. n. 342 del 2000, art. 74,commi 1 e 3, nonchè D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 3. Per non avere la commissione tributaria regionale considerato che l’attribuzione di rendita aveva natura costitutiva, con conseguente sua efficacia a decorrere dal 1 gennaio successivo alla sua notificazione al contribuente; sicchè le annualità antecedenti dovevano continuare ad essere assoggettate al regime di determinazione della base imponibile con criterio contabile.

p. 2.2 Il motivo è infondato.

Sul presupposto che si verteva, nella specie, di rendita attribuita all’esito di un procedimento amministrativo di natura catastale sollecitato dalla stessa società contribuente, ed a quest’ultima notificata nel 2001 (dalla sentenza sono desumibili gli estremi degli atti di comunicazione: nn. 1129039 e 1129949/01), la commissione tributaria regionale ha fatto corretta applicazione del principio di legittimità di cui in Cass. SSUU 3160/11; recentemente ribadito da Cass. n. 18056/16 (con richiamo a Cass. nn. 16701/07 e 21441/12), secondo cui: “in tema d’ICI, la L. n. 342 del 2000, art. 74, nel disporre che gli atti attributivi o modificativi della rendita sono efficaci a partire dalla loro notifica da parte dell’Agenzia del territorio, si interpreta nel senso che dalla notifica decorre il termine per l’impugnazione, ma ciò non esclude l’applicabilità della rendita anche al periodo precedente, stante la natura dichiarativa e non costitutiva dell’atto attributivo della rendita”.

Per quanto concerne, segnatamente, il regime della tassazione provvisoria degli immobili strumentali (cat. D), D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 5, comma 3, si è affermato – ed anche in ciò la sentenza impugnata si pone in linea con l’orientamento di legittimità – che: “in tema di ICI e con riferimento a fabbricati non iscritti in catasto, posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 5, comma 3, ha previsto, fino alla attribuzione della rendita catastale, un metodo di determinazione della base imponibile collegato alle iscrizioni contabili; pertanto, fino a che la richiesta di attribuzione della rendita non viene formulata, il proprietario del fabbricato di categoria D è tenuto ad applicare il regime del valore contabile; mentre dal momento in cui fa la richiesta egli, pur applicando ormai in via precaria il metodo contabile, diventa titolare di una situazione giuridica nuova, derivante dall’adesione al sistema generale della rendita catastale, sicchè può avere il dovere di pagare una somma maggiore (ove intervenga un accertamento in tal senso) o il diritto di pagare una somma minore e chiedere il relativo rimborso nei termini di legge. Il principio ritraibile dalla L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 74, comma 3, secondo il quale, per le rendite attribuite prima del 31 dicembre 1999, le maggiori o minori imposte possono essere chieste sia dal titolare dal lato attivo, che dal titolare dal lato passivo, non modifica il predetto sistema, confermando, sia pur implicitamente, il diritto al rimborso previsto dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13, collegato evidentemente alla attribuzione della rendita” (Cass. n. 5933/10 ed altre; così SSUU 3160/11 cit.).

p. 3.1 Con il secondo motivo di ricorso Stilcart srl deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – “violazione o falsa applicazione degli artt. 2948 e 2962 c.c.; omessa motivazione su un punto decisivo della causa. Per avere la commissione tributaria regionale omesso di pronunciarsi sulla sua eccezione di prescrizione dell’azione di accertamento concernente l’anno 2000; in quanto esercitata con avviso apparentemente notificato il 4 gennaio 2006 e, dunque, oltre il termine ultimo del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della dichiarazione o del pagamento (così individuabile ex art. 15 Regolamento Ici Comune di Roma, approvato con Delib. Cons. n. 335/98 D.Lgs. n. 446 del 1997,. ex art. 52).

p. 3.2 Il motivo è per più versi inammissibile.

Sotto un primo profilo, esso deduce una censura di omessa pronuncia da parte della commissione tributaria regionale (sull’eccezione di perenzione) quale vizio di violazione normativa sostanziale, ovvero di omessa motivazione. Là dove, l’affermata omissione avrebbe implicato la formulazione di un motivo correttamente riferito alla nullità della sentenza per violazione di disposizione processuale; individuabile nell’art. 112 c.p.c. e nella conseguente violazione del principio di correlazione tra il chiesto ed il pronunciato. Dunque, con ipotesi rientrante nel n. 4) – e non nei nn. 3) o 5) – dell’art. 360 c.p.c., comma 1.

Sotto un secondo profilo, il motivo dà per scontato che Stilcart srl (vincitrice in primo grado) avesse riproposto in appello – sebbene non mediante specifico motivo di gravame incidentale, ma mera riproposizione ex art. 346 c.p.c. – l’eccezione di “prescrizione” (più correttamente inquadrabile nel regime di “decadenza” dalla pretesa impositiva). Di tale effettiva riproposizione non viene però fornita, nel motivo in esame, alcuna specificazione; in esso la ricorrente si limita ad affermare di aver reiterato davanti alla commissione tributaria regionale “sia pure sinteticamente” (ric. Pag. 10) – le stesse eccezioni già precedentemente formulate; ma il motivo non indica in quale specifico atto e momento processuale, nè con quali modalità, tale asserita riproposizione sarebbe avvenuta. Il che dà ragione del fatto che la sentenza impugnata, nel ricostruire concisamente la posizione assunta dalla parte appellata (pag. 2), ha poi unicamente richiamato – sotto il profilo della perenzione – la ben diversa eccezione da quest’ultima proposta in ordine alla asserita violazione ex adverso del termine lungo semestrale di impugnazione, così come introdotto dalla L. n. 69 del 2009.

Sotto un terzo profilo, il motivo si palesa ulteriormente carente dei requisiti di specificità ed autosufficienza anche perchè non indica dove siano accessibili – con i caratteri di concentrazione ed immediatezza tipici del giudizio di legittimità – gli atti del procedimento di notificazione dell’avviso di accertamento relativo all’annualità Ici 2000; nè specifica se ed in quale atto, all’interno dei fascicoli di parte, sia reperibile la relata di notificazione, ovvero il plico inviato tramite posta raccomandata. Va anzi osservato, in proposito, come la stessa difesa della società ricorrente dichiari (ric. pag. 10) di non aver potuto accedere alla documentazione rilevante (essenziale, in rapporto al tenore della censura), così da dubitativamente basarsi esclusivamente su quanto, sul punto, riferito direttamente dalla parte.

Tutto ciò considerato, il motivo non può che risultare inammissibile, perchè inidoneo a mettere questa corte in condizione di esercitare il dovuto vaglio di legittimità.

PQM

 

La Corte

– rigetta il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.300,00; oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge;

– v.to D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;

– dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della quinta sezione civile, il 24 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2017

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