Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16789 del 29/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 29/07/2011, (ud. 27/04/2011, dep. 29/07/2011), n.16789

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – rel. Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

BALDUINA 7, presso lo studio dell’avvocato TROVATO CONCETTA,

rappresentato e difeso dall’avvocato SCUTERI RAIMONDO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

-I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, GIANNICO GIUSEPPINA, giusta delega in

atti;

– MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, MINISTERO DELL’INTERNO, in

persona dei rispettivi Ministri pro tempore, domiciliati in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che

li rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

e sul ricorso 5738-2010 proposto da:

P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

BALDUINA 7, presso lo studio dell’avvocato TROVATO CONCETTA, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – MINISTERO DELL’INTERNO,

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 743/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 02/07/2009 R.G.N. 297/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2011 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito l’Avvocato CONCETTA TROVATO;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto che ha concluso per l’accoglimento dei ricorsi per

quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 25/6 – 2/7/09 la Corte d’Appello di Catanzaro, nel pronunziarsi sull’appello proposto da P.F. avverso la sentenza del 22/2/02 del giudice del lavoro del Tribunale di Vibo Valentia, che gli aveva riconosciuto il diritto a conseguire l’indennità di accompagnamento a decorrere solo dalla data di proposizione della seconda domanda amministrativa, spiegò che l’esito della rinnovata consulenza d’ufficio aveva confortato la correttezza della decisione gravata, per cui l’impugnazione era infondata, ma, nel contempo, statuì in dispositivo che l’appello doveva essere accolto e che in riforma della sentenza impugnata la domanda proposta dall’assistito doveva essere rigettata, con compensazione delle spese di lite, restando a carico del Ministero dell’Interno solo quelle della perizia d’ufficio.

Con due distinti ricorsi il P. ha proposto impugnazione in Cassazione avverso tale sentenza, formulando cinque motivi di censura col primo ricorso n. 549/10 e sei motivi col secondo, recante il n. 5738/10. A tale impugnazione si è opposto l’Inps con controricorso.

Il ricorrente ha depositato, altresì, memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

1. Col primo motivo del primo ricorso recante il numero di iscrizione 549/10 il P. segnala la violazione dell’art. 132 c.p.c., dell’art. 156 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, nonchè la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato sotto il profilo di cui all’art. 112 c.p.c. evidenziando le evidenti incongruenze della sentenza che, dopo aver accolto l’appello e riformato la gravata decisione di primo grado, gli ha inopinatamente rigettato la domanda.

Osserva la Corte che tale motivo è inammissibile in quanto si conclude senza la formulazione del prescritto quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Si è, infatti, statuito (Cass. Sez. lav. n. 4146 del 21/2/2011) che “il motivo di ricorso per cassazione con cui si denuncia la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. da parte del giudice di merito, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ.,, comma 1, n. 4, deve essere concluso in ogni caso con la formulazione di un quesito di diritto, ai sensi dell’art. 366 bis del codice di rito civile, che non può essere generica (esaurendosi nella enunciazione della regola della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato), nè può omettere di precisare su quale questione il giudice aveva omesso di pronunciare o aveva pronunciato oltre i limiti della domanda.” 2. Col secondo motivo del primo ricorso si sostiene che la sentenza è viziata per violazione dell’art. 116 c.p.c., dell’art. 132 c.p.c., comma 4, e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè per carenza di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, con riferimento alla richiesta di parte ricorrente avente ad oggetto l’indennità di accompagnamento. A quest’ultimo riguardo il ricorrente si lamenta sostanzialmente del fatto che non si è tenuto conto della consulenza di parte, nè degli esiti della Ctu di primo grado. Anche tale motivo è inammissibile in quanto manca per le denunziate violazioni di legge il quesito di diritto di cui al citato art. 366 bis c.p.c., mentre per il lamentato vizio motivazionale, incentrato esclusivamente sulla rivisitazione delle risultanze istruttorie, manca un momento di sintesi omologo al quesito di diritto. Invero, le Sezioni Unite di questa Corte (C. sez. un. n. 20603 dell’1/10/2007) hanno chiaramente statuito che “in tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poichè secondo l’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il motivo non era stato correttamente formulato, in quanto la contraddittorietà imputata alla motivazione riguardava punti diversi della decisione, non sempre collegabili tra di loro e comunque non collegati dal ricorrente).” 3. Col terzo motivo del primo ricorso il Polimeno denunzia la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato e del disposto di cui all’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per omessa pronunzia su un punto decisivo della controversia (pensione di invalidità), ma neanche in tal caso formula il prescritto quesito di diritto di cui al citato art. 366 bis c.p.c., per cui tale motivo è egualmente inammissibile.

4. Col quarto motivo del primo ricorso è denunziata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto per omessa motivazione su un punto decisivo della controversia ai sensi dell’art. 132 c.p.c., comma 4, e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, sostenendosi che il giudice d’appello ha disatteso anche una parte delle conclusioni del perito d’ufficio del secondo grado di giudizio.

L’inammissibilità di tale motivo deriva, anche in tal caso, dalla omessa formulazione del quesito di diritto, per le denunziate violazioni di legge, e dalla mancata esplicitazione di un momento di sintesi omologo al quesito di diritto, per la lamentata segnalazione del vizio motivazionale. Oltretutto, per quel che concerne la questione della decorrenza della diversa prestazione della pensione di invalidità civile, non può non rilevarsi che la sua disamina è, comunque, ostacolata dalla rilevata inammissibilità del terzo motivo col quale è stata denunziata l’omessa pronunzia proprio sulla domanda concernente il diritto al riconoscimento del grado di invalidità totale in epoca antecedente alla data dell’1/10/95, come accertata in prime cure.

5. Col quinto motivo è, invece, denunziata la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato e del disposto di cui all’art. 112 c.p.c., dell’art. 39 c.p.c., della L. n. 18 del 1980 e della L. n. 118 del 1971, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia (pensione di inabilità e/o invalidità). In sostanza ci si lamenta della avvenuta disamina della sola questione dell’indennità di accompagnamento e del fatto che la Corte d’appello ha trascurato di esaminare la domanda inerente il riconoscimento della pensione di invalidità, sia con riferimento al periodo decorrente dal febbraio del 1995 che al periodo successivo al febbraio del 2001 di cui alla sentenza di primo grado.

Anche in tal caso il motivo è inammissibile per l’omessa formulazione del prescritto quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Si osserva, invece, che è fondato il primo motivo di censura proposto col secondo ricorso n. 5738/10 attraverso il quale, una volta denunziata la violazione delle norme di cui all’art. 156 c.p.c., comma 2, e art. 132 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione agli artt. 360 n. 3 e 4 c.p.c, oltre che del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato sotto il profilo dell’omessa pronunzia di cui all’art. 112 c.p.c., vengono posti i seguenti quesiti:

“Dica l’Ecc.ma Corte di Cassazione se il provvedimento che rechi nella parte dispositiva pronuncia di accoglimento dell’appello e nel contempo, sempre nella parte dispositiva, pronuncia di rigetto dello stesso sia viziato da nullità.”.

“Dica l’Ecc.ma Corte di Cassazione se richiesto dall’appellante di revocare e/o modificare e/o annullare la sentenza di primo grado, violi l’art. 112 c.p.c. il Giudice che dichiari di accogliere l’appello e nel contempo rigetti la domanda.” In effetti, non può trascurarsi di rilevare che la parte motivazionale della sentenza impugnata si conclude con la decisione di rigetto del gravame, mentre nella parte dispositiva della stessa si afferma al contrario che l’appello va accolto, per poi aggiungersi, in maniera altrettanto contraddittoria nello stesso dispositivo, che per effetto della riforma della gravata sentenza la domanda del P. va rigettata.

Ebbene, l’evidente contraddizione tra quanto enunziato nella motivazione della sentenza in esame e quanto affermato nel dispositivo della stessa, così come il palese contrasto tra le statuizioni contenute nello stesso dispositivo, rappresentano dei vizi che minano in radice la decisione oggetto della presente impugnazione, in quanto tali vizi si concretizzano in un contrasto insanabile tra la volontà espressa dal giudice d’appello nella motivazione, da una parte, e quella risultante dalla lettura del dispositivo, dall’altra, oltre che in un’intima contraddizione tra le statuizioni contenute nel medesimo dispositivo che si rivelano di segno completamente opposto tra di loro.

Si è, infatti, affermato (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 29490 del 17/12/2008) che ” il contrasto insanabile tra motivazione e dispositivo della sentenza – non consentendo di individuare la statuizione del giudice attraverso una valutazione di prevalenza di una delle contrastanti affermazioni contenute nella decisione – non può essere eliminata con il rimedio della correzione degli errori materiali, determinando invece la nullità della pronuncia ai sensi dell’art. 156 cod. proc. civ., comma 2″.

Oltretutto, nel caso di specie l’insanabilità del contrasto è estesa, come si è visto, anche alle statuizioni contenute nello stesso dispostivo, rivelatesi di segno diametralmente opposto l’una con l’altra.

La natura dirimente del vizio di nullità denunziato col primo motivo del ricorso n. 5738/10 rende superflua la disamina dei restanti motivi di tale mezzo di impugnazione.

Pertanto, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso n. 549/10, mentre va accolto il primo motivo del ricorso n. 5378/10 e, per l’effetto, la sentenza va cassata con rinvio ad altro giudice, che si individua nella Corte d’appello di Reggio Calabria che provvederà anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, dichiara inammissibile il ricorso n. 549/10, accoglie il primo motivo del ricorso n. 5378/10, cassa la sentenza e rinvia anche per le spese alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2011

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